Domenica, 13 Giugno 2021
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Parma, numeri da retrocessione: serve la chiave per aprire lo scrigno e ricacciare le paure

Continua il momentaccio dei crociati, che dopo il lockdown hanno perso 19 partite su 34. A D'Aversa serve un girone di ritorno super

Roberto D'Aversa - foto Ansa

Ottava sconfitta nelle ultime nove partite, penultimo posto in classifica, 41 gol subiti e solo 14 fatti. Per tredici punti e un Parma che in casa non segna da 720’. Non è bastato neanche il 35esimo calciatore utilizzato  durante la stagione (Joshua Zirkzee) per evitare la 12esima sconfitta di un campionato nefasto, che inchioda il Parma davanti ai suoi errori. Di gestione, di lettura, di interpretazione, di approccio. Il ritiro non è servito, pazienza, la svolta non c’è stata e adesso D’Aversa deve trovare in fretta la chiave per aprire lo scrigno e ricacciarci dentro le paure di un Parma che non è più il suo, attanagliato da timori, svuotato, senza neanche l’animo combattivo che aveva contraddistinto le vecchie creature del tecnico nato a Stoccarda.

Non ha pagato la scelta di cambiare impostazione tattica, a livello di risultati si registra un pareggio in cinque partite e un'inversione di rotta che non c'è. Quattro sconfitte nelle ultime cinque (esclusa la Coppa Italia) che allungano la serie cominciata con Liverani e ancora prima dopo il lockdown. Dal 20 giugno, data in cui il calcio ha riaperto i battenti dopo mesi di chiusura forzata a causa del Coronavirus, il Parma ha vinto solo 6 partite su 34, meno del 20% degli incontri. 9 volte ha portato a casa la pelle pareggiando (spesso rimontato), 19 le sconfitte. Numeri da brividi, ai quali vanno aggiunti i 14 gol segnati che fanno di quello del Parma l’attacco peggiore, oltre ai 41 subiti, che avvicinano quella di D’Aversa alla peggior difesa del campionato. In Serie A ha fatto peggio solo il Crotone.

Alla vigilia del derby, durante la conferenza stampa, l’allenatore aveva detto che perdere una partita poteva rientrare nella logica delle cose. Sarebbe stato comunque importante il modo in cui la si sarebbe eventualmente persa. Ebbene, è proprio il modo che lascia impietriti, che serve su un piatto evidenti segnali di resa, che annientano ogni tentativo di sviluppare qualsiasi ragionamento. “Le occasioni le abbiamo avute – ha detto nel post partita D’Aversa , cinque angoli contro uno. M alla fine quel che determina è il risultato”. L’allenatore ha cercato di aggrapparsi a qualcosa di positivo, che però non può essere questo. Il calcio d’angolo non entra nelle voci 'occasioni da rete'. E’ positivo, tutt'al più, rimarcare l’atteggiamento giusto di Kucka e Osorio, come ha fatto lo stesso tecnico, con la speranza che faccia da traino al resto del gruppo. Un gruppo che si è sgonfiato, che ha palesato i limiti caratteriali di una squadra che appena prende un pugno si sdraia e fatica a rialzarsi. “Troppo facilmente buttiamo le partite, alla prima difficoltà non siamo più concentrati – ha sottolineato D’Aversa in conferenza stampa - dobbiamo ragionare su questo”. Solo trovando la chiave si riapre la porta della speranza. “In molti calciatori siamo gli stessi dello scorso anno – ribadisce Bruno Alves dopo il derby perso 3-0 –“.  Il capitano dice una verità: siamo quelli dell’anno scorso. Quelli che su 34 partite, dal 20 giugno, ne hanno vinte solo sei.

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