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John Lizhang - Foto D. Fornari

John Lizhang - Foto D. Fornari

Parma, Nuovo Inizio aveva già fatto causa a Lizhang

Mentre l'ex presidente 'minaccia' azioni legali sta per ricevere la notifica dell'atto d'accusa depositato alla Camera Arbitrale Internazionale di Milano

Un antico proverbio cinese recita 'c'è un tempo per pescare e uno per asciugare le reti'. Sicuramente chi proviene per estrazione sociale da un villaggio di pescatori come John Lizhang si è imbattuto con il detto che vuole indicare agli imprenditori di successo quanto difficile sia la via per raggiungerlo. Nella vita professionale i momenti non sono tutti semplici. Un conto è fare il manager a Shanghai, un altro è essere presidente, nonché socio di maggioranza, di una società di calcio. In Italia. Evidentemente Mister John pensava che fosse arrivato il momento di asciugare le reti, dato che sembrava non aver bene impresse nella mente le differenze tra i ruoli, nonostante un background culturale di spessore e un curriculum sostanzioso. L'ormai ex presidente del Parma ha avuto un impatto con la realtà ben differente rispetto a quello che probabilmente immaginava prima di mettere piede nel Ducato. E neanche sapeva, forse, che dopo aver immesso nelle casse della società circa 18 milioni di euro (per acquisire le quote e mandare avanti la gestione nell'anno della Serie B), sarebbero servite altre iniezioni di capitale per finanziare la stagione successiva, il mercato estivo, l'acquisizione del centro sportivo di Collecchio, le garanzie e i versamenti richiesti dalla Lega e dalla Figc per garantire l’iscrizione al campionato di Serie A e... la festa promozione. Targata Hope Group ma finanziata dal Parma. Sì, anche quella, persino quella, dove Mister John è stato festeggiato dalla folla trionfante e dalla squadra che si era meritata l'accoglienza straordinaria riservatale dal Tardini, incandescente come non mai. 

E il comunicato stampa diffuso domenica sera, in fretta e in furia per annunciare di fatto 'minacce' di azioni legali nei confronti del Parma, rimarca la notevole differenza tra pensiero e azione. Perché mentre Lizhang pensava di fare causa a Nuovo Inizio per essersi appropriato in maniera secondo loro illegittima (andando a sintetizzare brutalmente il contenuto del comunicato di Hope Group) delle quote che un tempo erano state sue, Nuovo Inizio aveva già depositato presso la Camera Arbitrale Internazionale di Milano l'atto con cui la proprietà italiana fa causa al magnate cinese per i suoi innumerevoli mancati adempimenti burocratici e per dimostrare la non adeguatezza (come scritto nel comunicato diffuso da Nuovo Inizio in risposta a Lizhang) del socio di maggioranza che alla lunga si è dimostrato inadempiente agli obblighi assunti. In sostanza, i soci italiani vogliono - da venerdì scorso - dimostrare che Lizhang non ha adempiuto ad alcuno dei doveri del socio di maggioranza in termini di iniezioni di capitale e garanzie prestate, dopo l’iniziale versamento, e mira a risolvere i patti parasociali e chiedere i danni per la sua condotta, perché chi viola gli accordi, non ottemperando a quanto sottoscritto, mette a rischio la società e l'andamento della stessa, rischiando di comprometterne il cammino dopo una storica risalita, cammino garantito fortunatamente negli ultimi sei mesi dai soci di Nuovo Inizio.

Con l'accertamento (che dovrebbe essere ratificato dalla Camera Arbitrale di Milano tra 6 o 7 mesi) dell'inadempienza di Link International, ci dovrebbe essere la risoluzione dei patti e la condanna del gruppo a un risarcimento danni a favore di Nuovo Inizio e PPC. Cosa cambia? Sostanzialmente nulla. La squadra non ne risentirà, la guerra tra soci non include il campo. La linea di Nuovo Inizio é come sempre quella del basso profilo non volendo reagire a quello che può essere visto come un palese tentativo di lucidarsi la reputazione da parte di Lizhang che, se dovesse la Camera Arbitrale confermare l'inadempienza di Link International, sarebbe a serio rischio. Il Consiglio di Amministrazione è operativo, ha nominato presidente e vicepresidente e sta pianificando l'aumento di capitale da almeno dieci milioni in quella che sarà la prossima assemblea nominata dallo stesso CdA. Nella quale, se i soci di minoranza non dovessero sottoscrivere (versare ndc) i capitali corrispondenti alle loro quote azionarie, potrebbero di fatto essere già fuori dalla società. Nel comunicato redatto e inviato domenica sera a tutte le redazioni, la Hope Group ha rivendicato le 'numerose iniezioni di capitali' degli ultimi tempi. Peccato che dopo aver versato i 18 milioni parrebbe che Lizhang non abbia versato un altro solo euro per finanziare la Serie A (per l'iscrizione e avrebbe delegato anche per le firme in Federazione), il mercato (Hope Group era contro l'acquisizione di Gervinho, Grassi e Inglese perché ritenuti giocatori troppo costosi) e la tranche da pagare per l'acquisizione del centro sportivo. Niente di tutto questo. Citando un altro proverbio cinese potremmo dire che Lizhang non sa che non si può applaudire con una sola mano.

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