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La grinta di D'Aversa - foto Ansa

La grinta di D'Aversa - foto Ansa

Parma nuovo, vecchi problemi: D'Aversa cerca la ricetta per salvarsi

Troppi infortuni, la rosa corta in mezzo c'è il mercato

Il nuovo ciclo di Roberto D’Aversa si infrange contro i vecchi problemi. Certo, il neo tecnico del Parma al ritorno sulla panchina crociata ha ereditato una squadra con problematiche ben distinte, continue nel tempo in cui Fabio Liverani è stato a comando della barca che oggi come oggi sarebbe in completo naufragio. Il tempo per correggere la rotta ci sarebbe pure, il problema è che non va sprecato, per remare fino a un porto sicuro servono nuovi marinai,  che assieme ai vecchi siano disposti al sacrificio e abbiano gli stimoli giusti per fronteggiare la burrasca. Perché da qui in avanti ogni battaglia dovrà essere combattuta con un altro spirito. Quello che in parte si è visto nel primo tempo della gara con la Lazio, un’avversaria che a fine febbraio si presenterà al cospetto dei campioni di tutto del Bayern Monaco per giocarsi le sue carte al tavolo delle grandi d'Europa. Al Tardini, la squadra di Simone Inzaghi l’ha spuntata dopo un primo tempo in cui il Parma, seppure con i cerotti e le ferite sanguinanti, ha lottato difendendo al meglio l’onore. Le armi le ha cedute per manifesta superiorità dell’avversario, che non ha potuto fronteggiare al meglio, finendo per giocare con una difesa in cui Busi, Balogh e Ricci messi insieme non arrivavano al numero di presenze in campionato di Bruno Alves. Tutti e tre contano 12 presenze in campionato, il capitano portoghese da solo ne conta 14.

Numeri che certificano le problematiche di organico di una squadra che numericamente sembrava a posto, dopo l’intervento convinto sul mercato di Kyle Krause. Il presidente americano non ha certo lesinato aiuti, il suo portafogli non è rimasto in tasca, ma i giocatori messi a disposizione del progetto sono sembrati, in questa prima parte di campionato, troppo leggeri per contrastare i venti di tempesta proposti da questa stagione di Serie A. Lo aveva inteso bene Liverani, lo ha capito subito D’Aversa, che all’esordio ha mostrato la solita grinta, il solito fuoco che l’ha scaldato in panchina, tanto da rimanersene in giacca e maglioncino a 2, 3 gradi centigradi. Il gelo sul Tardini è calato presto però, alla mezzora, quando Lautaro Valenti si è aggiunto alla già lunga lista di indisponibili. Pezzella in mattinata si era già arreso,  facendo presagire quasi niente di buono in una giornata da salti mortali, dato che a fine primo tempo anche Osorio se n’è rimasto nello spogliatoio. Il venezuelano, assente a Bergamo, già nel corso della prima frazione di gara aveva lamentato qualche problema di tenuta. Ma ha stretto i denti, salvo poi gettare la spugna  a metà gara. E l’esito degli accertamenti (si parla di strappi muscolari, ma si attende il responso ufficiale), sarà decisivo per capire i tempi di assenza.

Una situazione pesante, che aggrava il bilancio degli indisponibili. A questi si aggiungono Laurini, Iacoponi, Gagliolo, Kucka e Grassi, oltre a Karamoh, fermato a Bergamo dall’ennesimo guaio muscolare. Il nuovo corso comincia con qualche guaio vecchio, che a questo punto rischia di diventare un ritornello poco piacevole. Non è la prima volta, infatti, che le cartelle cliniche dei calciatori crociati vengano riviste. Diversi infortuni muscolari che fanno riflettere sui motivi. Si può ragionare, magari, su tempi di recupero talvolta affrettati. O si può percorrere invece, magari, la strada della preparazione errata. Gli esempi non mancano. Pezzella ha giocato oltre un'ora di partita a Bergamo mercoledì mentre domenica, contro la Lazio, non si è neanche scaldato. Eppure erano passati solo quattro giorni. Laurini, che contro l’Atalanta invece si era scaldato, non è stato neanche convocato per altro un problema muscolare. Per il francese, il 30 novembre contro il Genoa una lesione al soleo destro mentre alla vigilia della gara contro la Lazio una lesione alla giunzione miotendinea del retto femorale sinistro. Problemi come questi hanno condizionato anche il cammino di Fabio Liverani. E adesso si spera non siano determinanti per la volata salvezza.

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