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Francesco Palmieri ai tempi del Parma

Francesco Palmieri ai tempi del Parma

Parma, Palmieri: "Lì ho lasciato il cuore, stavo per tornare ma..."

L'ex responsabile del settore giovanile crociato è ora dall'altra parte: "Non so se sarò al Tardini, spero che la gente si diverta. Lavoro in una grandissima società, stiamo facendo bene anche noi"

Francesco Palmieri 'sfida' il Parma per la prima volta da avversario. Lui che per anni, otto, è stato alla guida del settore giovanile crociato vincente e che ha sfornato giocatori che attualmente sono tra i grandi. Di quel Parma resta niente, il fallimento ha portato via tutto e sia lui (che aveva ancora tre anni di contratto ndc), sia il club sono stati costretti a ripartire da zero e a reinventarsi. Palmieri è andato nella vicina Sassuolo, seguito da giocatori e addetti ai lavori, segno indelebile di una stima nei confronti dell'uomo e del professionista che dopo qualche anno, quasi due per la precisione, si sarebbe confermata immutata a seguito della chiamata della nuova proprietà all'epoca in Lega Pro che aveva individuato Palmieri per il ruolo di ds, dopo la cacciata di Minotti e Galassi, seguita a quella di Apolloni (dopo la sconfitta con il Padova in casa). Non se ne fece più nulla "peccato, si vede che non era destino - taglia corto l'ex crociato che domenica guarderà la partita -". 

E' un po' la sua giornata, direttore.

"Parma è nel mio cuore da sempre. E' stata una tappa importante nella mia carriera, mi ha fatto crescere e vincere, ci sono stato bene, ho lasciato amici e mi sono tolto un sacco di soddisfazioni. Ho avuto la fortuna di tirare su tanti ragazzi che adesso sono nel calcio che conta e giocano ad alto livello. Parma è casa mia. Ci ho lasciato tantissimo, sono contento che sia tornata in Serie A, dove merita di stare una piazza del genere". 

A proposito, qualche anno fa ha rischiato di tornarci.

"C'è stata la possibilità di ritornare a Parma, sì, devo ringraziare chi ha rivolto il pensiero a me, hanno provato in tutti i modi a prendermi, e io ho fatto di tutto per andare da loro ma essendo vincolato a una società seria, dove mi trattano in maniera importante era giusto proseguissi con loro. Non ho mai avuto l'occasione di poter ringraziare la proprietà del Parma, lo faccio ora, mi hanno aspettato giornate intere, mi hanno fatto sentire importante. Mi è dispiaciuto perché sarebbe stata un'opportunità per me misurarmi con il calcio dei grandi, ma qui ricopro un ruolo di livello in una società importante che mi tratta benissimo. Ho la fortuna di lavorare a stretto contatto con l'Amministratore Delegato Giovanni Carnevali che mi stima, mi fanno sentire parte integrante del progetto con un ruolo di primo ordine. Stiamo facendo un grandissimo lavoro anche qui. Ho grande feeling con Rossi il direttore sportivo del Sassuolo, quello che è mancato a Parma negli ultimi quattro anni".

Come mai?

"Non ho mai condiviso il loro modo di fare calcio che era diverso dal mio. Facevamo dei grandi risultati, avevamo giocatori di qualità ma ne sono passati di ogni al Parma tranne i nostri. Tanti hanno fatto percorsi da grande. Diciamo che era una questione di modi di fare. Nel settore giovanile stavo bene, era bello lavorare con i ragazzi, ma a qualcuno dava fastidio che noi fossimo bravi con poco. Nell'ultimo anno, quando ero senza stipendio, abbiamo fatto i miracoli per portare avanti il settore giovanile. Ma la gente se ne dimentica. E parla".

Con chi ce l'ha?

"Non devo fare nomi".

Tanti hanno scelto di lavorare ancora con lei dopo il fallimento.

"Tutti quelli che erano liberi. Tanti ci hanno voluto seguire, tanti altri volevano ma non hanno potuto. Il Sassuolo poi ha fatto grandi investimenti per costruire le squadre che fanno bene ora. Le chiacchiere se le porta via il vento. Nessuno ha detto che i giocatori del Parma tirati su dal settore giovanile, i Defrel, gli Sprocati, i Dell'Orco, i Lapadula, i Mauri e i Ristovski, i Cerri, sono arrivati tra i grandi. Mai un complimento". 

Adesso si è confermato anche al Sassuolo. Segno che il lavoro paga.

"Sempre. Abbiamo vinto il Torneo di Viareggio, lo scudetto Berretti, facciamo bene con tutte le squadre. Ho la fortuna di collaborare a stretto contatto con i grandi, ho un amministratore che mi stima. Mi sento a casa per quanto riguarda il lavoro, con la fortuna di avere una proprietà forte. Ma Parma mi è rimasta nel cuore". 

Domenica due suoi amici si giocano molto: chi vince tra i due?

"Si affrontano sicuramente due amici miei, due ragazzi con i quali ho un ottimo rapporto. Roberto D'Aversa e Roberto De Zerbi, sono legato a loro. Sono allenatori giovani, stanno facendo bene, hanno un modo di interpretare il calcio differente, ma la sostanza non cambia. Sarà una partita difficile per entrambi, da una parte più palleggio, fraseggio, dall'altro compattezza e ripartenza. Sarà una bella partita". 

Chi vince? Non lo ha detto. 

"Non saprei, non so neanche se ci sarò alla partita. Spero che la gente si diverta e viva una grande domenica".

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