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Emanuele Calaiò - foto Ansa

Emanuele Calaiò - foto Ansa

Parma, parla Calaiò: "Ho temuto per la società, ora voglio fare gol"

In una lunga intervista concessa a Tuttosport l'attaccante si racconta: "Capisco i tifosi che erano preoccupati, ho temuto per loro e la società. Ma sanno cosa ho dato per questa maglia"

La gioia, la festa, il tripudio per la A conquistata all'ultimo respiro e contro ogni pronostico, poi l'ansia, di perderla di nuovo per una sciocchezza, il processo e il sollievo. Nell'estate torbida di Emanuele Calaiò ci sono stati pochissimi momenti vissuti con il sole. Sessanta giorni di tormenti per degli sms innocui finiti agli atti per la denuncia di Filippo De Col, amico e compagno di squadra ai tempi di Spezia, come tentativo di illecito sportivo e derubricato a slealtà sportiva costato cinque mesi di squalifica (che scade il 31 dicembre) al giocatore e una multa di ventimila euro, a fronte di una richiesta monstre da parte della Procura Federale che aveva chiesto la retrocessione del club o, in alternativa, una penalità da scontare nel campionato corrente. Un mix di emozioni, sentimenti e timori che hanno portato l'Arciere crociato a pensare anche di smettere - come lui stesso racconta in esclusiva a Tuttosport -: "Più di una volta ho pensato di dire basta. A volte ero positivo, in altre mi facevo prendere dallo sconforto e dalla rabbia. Sentire tanti opinionisti, anche ex giocatori, che si pronunciavano senza conoscere me e senza conoscere i fatti mi dava fastidio. Ho anche detto: non ce la faccio più ma nella mia testa il più delle volte pensavo 'Io non ho fatto niente, devo dimostrare che posso tornare a giocare a calcio e togliermi delle soddisfazioni'. Sono un professionista (...). Sono stato capitano, leader (...). Cancellare tutto questo sarebbe ingiusto (...). I miei compagni mi hanno sostenuto. Ho detto più volte a loro che mi dispiace. Lo dico anche ai tifosi, li capisco. Dalla società alla squadra, passando per staff medici, massaggiatori, magazzinieri, tutti mi sono stati vicini. Certe cose non le dimentico (...). Sto vivendo male, non è facile (...). La prendo come se avessi un infortunio di cinque mesi (...). Mi sento come un ragazzino, come se fosse la mia prima stagione nei professionisti. Penso a quello. Gli acciacchi ci sono, sì, ma non mi fermeranno. Che sia in A o in B (...). Per me sarebbe bello finire la carriera a Parma, vorrei restare, sono stato protagonista della cavalcata in Serie A, però capisco il club (..). In ogni caso non dimenticherò mai questa piazza e se ci sarà l'opportunità di rimanere in questa grande famiglia in futuro ne sarei lieto".

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