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Anche la Reggiana tifa per il derby, Compagni: "Vogliamo affrontare il Parma"

Il presidente granata a parmatoday.it: "Stiamo parlando con i 'cugini', a breve ci incontreremo ma non dipende solo da noi. Piazza al Parma? Non lo so, non commento..."

Parma e Reggiana vogliono il derby, ma non sanno se lo giocheranno. Una partita sentita che manca da circa una ventina di anni, l’ultima volta si chiuse la saga con lo spiacevole lancio dei rubinetti in campo, al Giglio. Cartoline del 1997, quando il campanilismo era verace. Lo è tutt’ora, dopo quasi vent’anni. Qualcosa da allora pare essere cambiata nel mondo del pallone, poco, perché all’ordine del giorno i punti critici sembrano essere gli stessi di qualche anno fa. E se spaventa una partita di calcio, tra due società come Parma e Reggiana, beh, vuol dire che qualcosa non va. Ordine pubblico, paura di non riuscire a contenere il dinamismo dei tifosi spinti da un senso di appartenenza notevole. Insomma, tutta roba che con il calcio non dovrebbe avere niente a che fare. Domenica dopo domenica, invece, se ne sente parlare in maniera dura, a parole, stigmatizzando questo o quel gesto violento di gente che con il tifo, effettivamente, non c’entra un bel niente. Si fa poco nei fatti, solo un gran parlare, poi niente. Perché viene davvero facile dare la colpa al calcio, quando accadono queste cose, per mascherare la miriade di problemi che lo stato ha nel dimostrare di essere serio e coscienzioso di fronte a delinquenze tali che hanno la sfortuna di verificarsi allo stadio o nei pressi di un impianto sportivo. I fatti di Palermo di qualche settimana fa (lungo la strada che porta al Barbera ci sono stati agguati tra bande di tifosi di Lazio e Palermo appunto, uno dei supporters è stato preso a calci in testa e il tutto è finito terribilmente nel tritacarne mediatico ed etichettato come episodio collaterale al calcio) non hanno nulla a che fare con il pallone. Quelli sono episodi spiacevoli che cercano di attribuire a un mondo che dovrebbe esserne privo ma che purtroppo dimostra di essere ancora indietro rispetto agli altri stati, certo, ma non così marcio come lo vogliono far sembrare. Una partita di calcio dovrebbe essere solo una festa di sport e slogan di questo tipo. Rischiando di cadere nella bieca banalità, una domenica sì e l’altra no, si sentono cose così. Il problema resta, non si risolve e se una partita come Parma-Reggiana verrà vietata o giocata a porte chiuse, a perdere sarà chi la vieta e non il calcio: “Obiettivamente sento tanti commenti in questi giorni sul tema, ognuno dice un po’ la sua, e io rido, ma Parma-Reggiana è una gara che manca da vent’anni e che vorrei rivedere”. Chi parla è Stefano Compagni, Presidente dei granata che, a parmatoday.it, ribadisce la sua versione dei fatti: “Sono città civili entrambe, sicuramente ci saranno delle considerazioni da fare, con l’osservatorio e i vari questori che terranno conto di tante cose. Certo è che un derby a porte chiuse non serve a nessuno. Le città sono mature, pronte per rivivere il sapore di una gara che poi è il sale del calcio. Certo, noi come società, io come presidente e tifoso, rivorrei il derby anche domani.  Ma prima che accada…”. 

Presidente, ma c’è davvero il rischio di rovinare una partita?
“Non lo so, siamo ancora lontani dalle ufficialità, può essere anche che non ci scontreremo perché non ne avremo la possibilità. Si parte da diciotto o venti squadre, salgono sicuramente delle squadre del Nord in categoria. Io sono d’accordo nel giocare il derby. Ma visto che anche quest’anno durante la composizione dei gironi ci sono state delle divisioni in modo poco logico, non completamente geografico anche quest’anno, temo delle sorprese”.

Lei resta favorevole al derby?

“Sì,  non ci trova contrari la scelta di giocare la partita. Siamo molto propositivi sulla questione. Ci sono degli uffici addetti a prendere certe decisioni, non dipende né da noi, né dal Parma. Possiamo solo dare la nostra disponibilità”.

Vi siete parlati con i vertici del Parma?

“Ci parleremo, siamo due società giovani, sappiamo agire e sappiamo quello che dobbiamo fare”.

Ci dica un po’ di Piazza.

“No, non parlo di questo. Chiedete a lui”. 

Si dice che il Parma lo voglia soffiare alla Reggiana.

“Non lo so, onestamente questo non lo so. Non mi interessa”.

Ma vi siete incontrati?

“Ci siamo conosciuti. Se la faccia bastare”.

Come ha vissuto da tifoso della Reggiana la risalita del Parma?

“Io credo che la Lega Pro non sia terreno ideale né per Parma né per Reggio, non  è sicuramente questa la categoria che compete a queste due squadre. Il Parma ha avuto una storia differente dalla nostra, ha scritto pagine importanti. Questa deve essere una transizione per le due città. Il Parma ha una struttura societaria molto importante, ma non sarà facile vincere un campionato. Ci saranno squadre importanti. Noi non abbiamo fatto quello che ci aspettavamo, il nostro era un girone difficile, quindi ripartiamo con grandi motivazioni”. Sperando di giocare il derby

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