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Parma, ritrova le certezze: fase difensiva e carattere

La squadra di D'Aversa è in difficoltà anche dal punto di vista psicologico. Ma di solito è in questi momenti che si tira fuori il meglio...

Non è la prima volta che il Parma di Roberto D’Aversa perde tre partite consecutive. Era successo anche nella trionfale marcia dell’anno scorso, quella che ha portato i tifosi crociati prima in festa a Firenze poi in Piazza Garibaldi per la promozione in Serie B. Sembra passata un’era, tre mesi di fatto nel calcio rappresentato un’eternità e tante cose possono cambiare. All’epoca dei fatti il trittico negativo venne inaugurato dalla sfida con l’Ancona, una partita che non ha rappresentato solamente una sconfitta, ma molto di più per quanto è venuto fuori. Storia messa alle spalle, archiviata anche dalla Procura. Alla sconfitta con i biancorossi seguì la sberla di Bassano che non permise al Parma di trascorrere una Pasqua serena. Poi venne la volta del Sudtirol che passò a Parma per 1-0. Furono quattro i gol incassati in questo miniciclo. E non fu l’unica parentesi negativa della prima era D’Aversa: prima, nel mese di marzo che si rivelò terribile, ce ne fu un altro. Il doppio pareggio per 1-1 con Forlì e Mantova (che fece abbandonare i sogni di una promozione diretta per il Parma) e la sconfitta contro il Fano in casa furono preludio di malumori che minarono le certezze granitiche su cui poggia il calcio dell’allenatore nato a Stoccarda: la fase difensiva. Un po’ come adesso, con la differenza che all’epoca la classifica non contava. Adesso sì.

Più volte il suo 4-3-3 è stato etichettato come un modulo ‘sparagnino’ che ‘costringe’ gli esterni d’attacco a fare parecchi metri indietro senza pallone e che implica un grande lavoro di sacrificio anche per la prima punta che deve uscire e venire indietro a prendere qualche pallone giocabile. Le mezz’ali devono guadagnarsi la pagnotta cercando di recuperare più palloni possibili, pertanto ci vuole corsa a non finire. D’Aversa in fase di possesso ha praticamente rinunciato a giocare passando dalla mediana. Con Scozzarella a mezzo servizio, è toccato a Gianni Munari fare gioco ma non è stata la stessa cosa. Baraye da un lato e Insigne e Nocciolini dall’altro aiutavano parecchio in fase di non possesso e le linee sono state rimpolpate con la conseguenza di poter limitare i danni almeno in un modo.

La coppia centrale si è dimostrata solida, almeno nelle prime due uscite. Tralasciando la partita con il Brescia, quella che ha più fatto vacillare certe convinzioni è stata proprio la partita di Perugia, dove il Parma si è dimostrato assai più debole della squadra di Giunti. Contro l’Empoli più o meno è andata come al Curi, facendo vedere che in un certo modo si fa fatica a giocare e di conseguenza subisci: con le squadre che ti vengono a prendere alti, che ti impediscono la palla pulita in uscita e che ti marcano la fonte di gioco diventa difficile far transitare il pallone e spesso il gioco finisce per stagnare nel mezzo. E quando ce l’hanno gli altri la palla è peggio perché il poco filtro non permette di rompere le azioni prima che si sviluppino e arrivino dalle parti di Di Cesare e compagni. Proprio in questi giorni che precedono Venezia, il Parma è al lavoro per cercare di invertire la rotta sperando di ritrovare qualche certezza e soprattutto di non commettere alcuni errori individuali che peggiorano le cose.

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