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Emanuele Calaiò - foto Ansa

Emanuele Calaiò - foto Ansa

Parma, il legale di Calaiò: “Illecito sportivo? Non era un messaggio serio"

Paolo Rodella: “I quattro messaggini inviati con le emoticon non possono essere considerati come i procedimenti per illecito sportivo celebrati in passato, dove c’erano le pistole, gli zingari e tanto altro"

Con quaranta minuti di ritardo, l’udienza in Corte d’appello per il caso sms che ha coinvolto il Parma e il suo assistito Emanuele Calaiò, è cominciata con le parole dell’avvocato Paolo Rodella, legale rappresentante del tesserato: “Quello commesso dal mio assistito non è un illecito sportivo. I quattro messaggini inviati con le emoticon arrossiscono rispetto ai procedimenti per illecito sportivo celebrati in passato, dove c’erano le pistole, gli zingari e tanto altro. Chi manda un messaggio con quelle emoticon non sta trasmettendo un messaggio serio: voi ce lo vedete Calaiò inviare un messaggino da illecito sportivo sdraiato sul lettino dello spogliatoio del Parma? Non sarà una considerazione giuridica, ma secondo me basta questa immagine: non può essere un illecito sportivo, neppure tentato. Faccio appello alla sensibilità di una visione sostanziale dell’accaduto: possiamo discutere sulla opportunità di questi messaggi, possiamo censurare il “cazzeggio”, ma non può mai essere considerato un illecito sportivo”

Emanuele Calaiò si appella al buon senso: “Non ho mandato i messaggi con un secondo fine, lo posso giurare sulla vita dei miei figli. Se avessi voluto alterare una partita, non lo avrei fatto con dei whatsapp, ma potevo recarmi direttamente a La Spezia, sono pochi chilometri. Io queste cose non le faccio, sono una persona corretta e l’ho sempre dimostrato nei venti anni in cui ho giocato. Sono sempre stato un esempio per i giovani, una persona limpida: vorrei finire la mia carriera come l’ho iniziativa. Spero crediate alla mia buona fede”.

L’avvocato Chiacchio: “Non può essere considerato come illecito. I giocatori dello Spezia non hanno avvertito come tale questa situazione. Il Parma non può essere punito”.

La corte Federale sembrerebbe aver contestato alla Procura un ritardo nell avvio delle indagini considerato che, dopo la segnalazione dei giocatori dello Spezia e l’invio dei commissari a seguire la partita, l’inchiesta è stata avviata solo dopo ventuno giorni. Circostanza che potrebbe aprire una crepa nell’impianto accusatorio imbastito dalla Procura e che potrebbe portare la corte a ribaltare il verdetto finale. 

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