Parma | Alla scoperta di Coda, il bomber che ama l'aperitivo di via Farini

Il giocatore di Cava de' Tirreni è esploso in 27', dove un un assist e un gol hanno cambiato la partita contro il Chievo Verona. Ora si impone e scala la classifica di gradimento di Donadoni, va a caccia di una maglia contro la Roma e...

E' arrivato nel grande calcio tardi, nessuno lo conosceva, ma Massimo Coda, di gol ne ha sempre fatti. Eccome se ne ha fatti: 29 tra Cremonese, Siracusa e San Marino, in Lega Pro, 17 in un solo anno al Nova Gorica, squadra satellite del Parma, che se lo è ripreso con forza, e lo ha consegnato a Donadoni. Merito suo, del tecnico, se oggi è qui, perché l'ex allenatore del Napoli lo ha voluto vedere a tutti i costi all'opera, prima di rispedirlo al mittente.

VAI,  ANZI... - Due mesi con la valigia in mano, due mesi di telefonate con l'agente, due mesi di ansia e di vaglio di richieste da parte di squadre di Lega Pro che miravano a vincere il campionato, perché Massimo è uno che sa segnare, soprattutto nelle categorie inferiori. Due mesi interminabili, in cui il ragazzo di Cava de' Tirreni faticava sotto il sole, nemmeno tanto caldo, di Collecchio, agli ordini di quel sergente di Donadoni che lo ha spremuto per benino. Prima Salerintana, poi Lecce, il suo trasferimento sembrava questione di ore, immediato. La fortuna di Coda è che la sua popolarità era, qualche mese fa, vicina allo 0. Nessuno conosceva il bomber silenzioso, uno che non parla molto, uno che riflette, uno a cui piace anche starsene solo, zitto a pensare. Quando è con gli amici è il primo a fare casino, a Parma di amici ne ha tanti, uno in più da domenica, Antonio Cassano: "Uno dei più forti con cui ho mai giocato, un sogno per me essere suo compagno di reparto" spiegava Coda con la voce rotta dall'emozionie dopo il gol al Chievo. Nessuno conosceva Coda, che del calciatore pare avesse solo barba e cresta rase al dettaglio Eppure c'era una squadra di A che lo voleva fortemente in questo mercato, una squadra arrivata per prenderlo e portarlo via. Donadoni e Gotti ne hanno bloccato il trasferimento, hanno smaltito lo scetticismo iniziale e hanno cominciato a lavorare sul ragazzo, uno che si impegna e che suda, uno che lotta e che ha fame.

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PLAY STATION, APERITIVO E... -  Qualitativamente c'è, cresciuto con il mito del Napoli, sì quel Napoli, di cui il padre è tifosissimo, va presto via da casa, al Bellinzona si trasferisce nel 2004, a 16 anni, poi alla Cisco Roma, al tempo di Leonardi direttore sportivo. E qui si spiega un po' il nesso che ha con il Parma. Leonardi lo conosceva bene, lo ha preso per il Nova Gorica, dal San Marino e lo ha mandato a farsi le ossa, come se ancora ce ne fosse bisogno, in "cadetteria".  Entrato dalla porta di servizio, non da quella principale, chiusa agli sconosciuti come lui, Massimo si vuole imporre per realizzare il suo sogno: giocare a pallone a livelli alti. La famiglia eccezionale che ha alle spalle lo sostiene, sempre, dai tempi di Bologna, quando era in Primavera. Il padre lo accompagnava al campo della Cavese dopo il lavoro, lui era contento, come tutti i ragazzi della sua età, solo con un pallone tra le mani. E quel pallone, domenica, chissà quante volte lo ha pensato, chissà quante volte lo ha rivisto. Pulito, non sporco di sabbia o fango, come quelli con cui giocava. Ha segnato, non ci credeva, pensava di giocare alla Play Station. Un patito di consolle, gioca a Fifa ma non con il Parma, preferisce il Real Madrid, e sogna, senza scaramanzia, non è un napoletano tipico. Quando ha tempo, esce, va in Via Farini a fare l'aperitivo, con la ragazza e qualche calciatore che lo accompagna. E' casalingo, ama stare in ciabatte, ma non rinuncia a coltivare un sogno: il matrimonio. E ora scala la classifica di Donadoni. Ci ha parlato dopo la gara, non si monta la testa, sa che è difficile e che c'è bisogno di lavorare, ma alla Roma, un pensierino...

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