Il Parma torna cattivo e vince: trionfa ancora il calcio concreto

Non basta il possesso palla del Sassuolo che nel primo tempo non impensierisce mai Sepe. Esulta D'Aversa, bestia nera di De Zerbi

Roberto D'Aversa - foto Ansa

Non si può neanche dire che abbia vinto chi ha giocato peggio, a questo giro no. Ha vinto solo chi ha meritato di vincere. Ormai le sfide tra Parma e Sassuolo sono oggetto di discussione e giudizio nel grande tribunale del calcio, dove ognuno chiaramente si sente legittimato a propendere da una parte o dall’altra. È questione di gusti: l’estetica del pallone, tante volte esaltata, cerca di divorare anche la concretezza di un risultato positivo che genera punti, fiducia e inietta nei giocatori una bella dose di ottimismo che di questi tempi, sponda Parma soprattutto, è utile come l’acqua nel deserto. 

Prendete mercoledì sera. Il proverbiale gioco sacchiano di Roberto De Zerbi, quello basato sul dominio, si è schiantato palesemente contro la muraglia che l’altro Roberto, D’Aversa, ha eretto con efficacia, costruito in novantasei minuti. Il capo mastro ha diretto i lavori in maniera impeccabile, ha organizzato la squadra tenendola unita, compatta e quasi impenetrabile, pronta a controllare il possesso palla orizzontale del Sassuolo e a impedire ai neroverdi di andare in verticale a cercare le punte.

D’Aversa ha saputo non solo imbrigliare gli avversari, ma è anche risultato dominatore lui in termini di occasioni da gol (5 tiri nello specchio contro i 3 del Sassuolo). I ragazzi di De Zerbi, abituati a piacersi forse troppo nelle loro giostre, hanno cercato di tenere accese le luci del luna park il più possibile, ma evidentemente non hanno fatto i conti con i guastafeste di D’Aversa (62 i palloni recuperati), bravo a trasferire il suo ‘sangue’ nei loro occhi, tornati ad ardere dopo la sciagurata vacanza romana. E lo so è visto nella pazienza di aspettare, nel tempismo di andare a prendere il portatore di palla nella zona giusta, nella decisione di strappare dai piedi avversari il pallone e verticalizzarlo immediatamente per gli strappi di Gervinho. 

La fortuna del Sassuolo (che confina con le scelte sbagliate di quelli del Parma e la bravura del suo portiere) mercoledì si è travestita da Consigli, ha indossato i guanti e il mantello e ha blindato il tesoro che il Parma ha cercato di razziare come ai vecchi tempi, imponendo la sua forza e il suo carattere e - in alcuni frangenti della partita - anche il proprio palleggio. Magari più ruvido rispetto a quello di Locatelli e compagni, ma sempre più efficace per quanto visto. Il fortino, preso di infilata in maniera convinta prima del gol, è stato assaltato con puntualità. 

E alla fine, dopo un rigore sbagliato e due gol annullati dal Var, il Parma ha potuto esultare grazie a una rete di carambola che non delegittima assolutamente la prestazione audace. Anzi, ne impenna la voglia e il merito di averci creduto di più e di aver meritato una vittoria cercata dall'inizio alla fine da parte di una squadra che - concretamente - ha mirato all’obiettivo e ha fatto centro. Su tre duelli tra il tradizionale Bob e il ‘dominatore’ De Zerbi, ha vinto due volte il pragmatismo del tecnico crociato, zero volte ha trionfato la decantata estetica. Un pareggio (con altro rigore parato da Consigli su Ceravolo) ricorda probabilmente che la verità sta nel mezzo, e che - a proposito di mezzo - conta quello con cui si arriva alla vittoria.

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