Parma, ecco il ciclone Amauri con quel carattere d'acciaio

E' stata senza dubbio la sua partita, con una tripletta, la prima da quando gioca in A, con altrettante occasioni da gol create. Con il suo peso Ama ha raddrizzato una partita che stava diventando difficile

Amauri Carvalho de Olivera ha spazzato il Toro con una tri

Neanche lui ci avrebbe scommesso un euro, neppure per un solo gol, figuriamoci se per tre. E si perché sembrava sbattere ogni volta contro un muro. La porta del Torino domenica sembrava l'Everest per Amauri, da scalare con un pantaloncino e una maglietta. Pur essendo ben equipaggiato, ci ha provato fino a una quindicina di minuti dal novantesimo, vedendosi sbarrare la strada da un Gillet strepitoso fino a lì, con la cima che si allontanava e sembrava essere un miraggio. Per settantacinque minuti, come un pugile che, a forza di sferrare colpi al suo avversario, non lo vede cadere, Amauri si è dimenato, dannato e anche arrabbiato, con sé stesso, con gli avversari, con i compagni, ma non ha mai gettato la spugna, sapeva che primo o poi quell'avversario sarebbe caduto su un ring pieno zeppo di sudore, quello che si vedeva scendere lungo il viso appesantito dalla fatica. Fatica che ha lasciato spazio alla lucidità quando, tra il trentunesimo e il trentottesimo Ama ha sferrato un sinistro e un destro, e che destro, colpendo il Toro proprio in mezzo agli occhi, Toro che prima era stato frastornato dalla forza di Sansone, uno che ai muscoli preferisce il cervello e, con astuzia, ha messo lì una palla impossibile da intercettare. Poi Ama ha chiuso il suo personalissimo conto con Gillet gonfiando la sua rete a un passo dal 45', con la rimonta confezionata in un urlo di gioia e pugni nel petto, pugni di rabbia e grinta. Amauri il torero, Amauri il goleador, Amauri il leader. Sì, la parola giusta è questa. Uno che si è caricato la squadra sulle spalle e l'ha portata verso una vittoria che vale più di tre punti, date le situazioni passate e l'astinenza alla gloria, che rischiava di durare per nove partite. Tante quelle che Ama in silenzio ha visto dalla panchina, in un periodo per niente facile, come ha precisato lui stesso. Non giocava ed era triste ma si allenava come prima, anzi, meglio di prima. Amauri è equilibrato, all'età di 32 anni ha saputo gestire le emozioni e porsi con equilibrio di fronte alle varie situazioni. Ha un carattere d'acciao, è testardo, lo ha dimostrato contro il Torino, si sente un leader e come tale ha agito anche quando è stato fuori, lavoratandosodo. Amauri è deciso. Che c'è di più facile, quando non giochi soprattutto, se non fare le valige e cambiare aria? Beh, Ama non lo ha fatto anche se la sua occasione l'ha avuta. E gli è capitata proprio nel suo periodo più grigio. L'Hoffenaim gli ha fatto la corte fino alle 19:00 del 31 gennaio, si è recato, con tanto di presidente e dirigenti a seguito, a Parma, per conoscerlo di persona e spiegargli i progetti. Ma Amauri ha deciso di respingere gli assalti. Aveva già deciso di sposare la causa gialloblù e di non lasciarla. Sapeva che sarebbe arrivato il suo momento. Ha declinato l'offerta e ha ringraziato, andando avanti per la sua strada. Fatta di amore per la famiglia, una specie di venerazione per la moglie e una vita per i figli, il tutto costernato dall'amore per Dio. La Fede lo aiuta nei momenti difficili, e così deve essere stato anche questa volta. I suoi occhi, ogni volta che entra in campo, vanno in automatico al cielo, le sue mani parallele in preghiera, rappresentano un gesto nobile e sentito, gesto che si ripete dopo ogni gol. Anche contro il Torino, dove ha toccato quota nove centri in stagione. La tripletta ha avuto una dedica speciale, Ugo Leonardo, figlio che già segue le orme paterne. Il pallone della gara lo conserverà geloso nella sua stanzetta, dove è custodito anche un sogno. Quello di vedere il suo papà giocare il prossimo mondiale, in Brasile ma con indosso la maglietta azzurra dell'Italia. E' questo è anche il sogno di papà Amauri, consapevole di doversi impegnarsi per stregare Prandelli. Ma testardo com'è, difficilmente si butterà giù, ci proverà fino all'ultimo, lavorerà più di prima per provare a far parte della spedizione braliliana. Per adesso si tratta solo di un sogno, che non costa nulla. Il sogno dei tifosi invece, è quello di vedere Ama dire addio al calcio con quella maglia sulle spalle, la sua numero 11. Su questo un euro ci si può scommettere.

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