Parmattack: soffre, rimonta e vince. Dal mercato aspetta un difensore

Si pensa a Sierralta come operazione last minute. Intanto precedenza alle uscite

Gervinho - foto Ansa

E’ tempo di inchini in Serie A. Vanno di moda, sembra. Alla prima giornata è toccato a Romelu Lukaku, alla seconda invece è arrivato il turno di Gervinho, che ha reso omaggio ai circa 250 tifosi giunti da Parma con tanto di cuore, probabilmente rivolto anche alla telecamera o a qualche tifoso che ha fatto giungere al suo orecchio frasi offensive. Il graffio con cui ha riaperto la ferita dell’Udinese, sanguinante dal 19 gennaio, è stato un lampo che ha squarciato le sicurezze della squadra di Tudor, colpita e affondata anche in seguito dall’ivoriano, bravo a seminare il panico nella difesa bianconera e a offrire un cioccolatino a Inglese prontamente scartato da Bobby.

E’ finita come nello scorso campionato, con baci e abbracci sui quali c’era un alone di entusiasmo che ha spinto il Parma a superarsi. Una vittoria arrivata in rimonta, come non succedeva da quasi un anno: Genova, sette ottobre. Piatek aveva spaventato il Parma, Sepe in qualche modo l’aveva tenuto in vita. Come domenica sera. E come a Genova la squadra di D’Aversa era passata in maniera terribilmente pratica, sfruttando il cinismo che si conferma l’arma migliore e tornando a fare il Parma, dopo che per un tempo aveva controllato il gioco con il possesso e si era fatta infilare dall’Udinese che invece sembrava … il Parma.

La squadra di D’Aversa ha reagito, si è compattata e dopo averla scampata bella si è rimessa in moto trovando il gol del vantaggio grazie all’intuizione di Kulusevski (secondo assist della partita dopo la perla per Gervinho) e alla forza bruta (e brutta) di Gagliolo, che con forza ha ribadito a Pezzella che il posto se lo deve sudare parecchio. Inglese ha fatto il resto, e dopo 225 giorni il Parma ha espugnato la Dacia Arena, che risulta essere uno stadio fortunato dove D’Aversa fa punti pesanti. Con una prova a due facce: la prima è quella propositiva, tipica di chi vuole mostrare novità. Pressing alto appena prima della metà campo, baricentro spostato di qualche metro più avanti e giro palla orizzontale, mai verticale.

La seconda è quella tipica di chi riparte da certe convinzioni: squadra compatta, pronta a chiudere le linee di passaggio e a prendersi quel poco che si doveva prendere. Segnare tre gol in trasferta, a una squadra come l’Udinese con il petto gonfio d’onore per aver battuto il Milan, davanti ai suoi tifosi, non era un’impresa scontata. Al Parma va dato merito, perché ha saputo colpire nel momento giusto e a D’Aversa pure, perché ha insistito con Kulusevski che alla fine, al pari di Gervinho, è risultato decisivo quasi quanto l’ivoriano. Con due assist e tanta dedizione in fase difensiva ha garantito il suo apporto. Fondamentale.

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