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Pasquale Mazzocchi - foto Davide Fornari

Pasquale Mazzocchi - foto Davide Fornari

Sei partite per convincere tutti: la missione (non impossibile) di Pasquale Mazzocchi

540 minuti più recupero ed, eventualmente, tutta la vetrina della pool scudetto per cercare di confermare quanto di buono visto fino a qui

PARMA - La gioia del primo gol in maglia crociata, condivisa con chi non c'è più, un amico che la vita ha portato via undici anni fa, quando Pasqualino o' Scugnizzo di anni ne aveva dieci. Un po' di quella vita passata a Barra, quartiere di Napoli, dove spesso il destino scherza con i più piccoli e ti riserva delle sorprese crudeli. Barra, tra San Giorgio a Cremano e Ponticelli, posti resi celebri dalla cronaca, quella nera, giudiziaria e spesso resi brutti dalla stessa vita che si è preso Gennaro, l'amico di Pasquale Mazzocchi che dopo il pallonetto splendido con cui ha superato il portiere del Legnago ha guardato subito in cielo per cercare di incrociarlo con lo sguardo. Dedica e commozione, tensione spazzata via con un colpo di classe, con un tocco vellutato che solo lui possiede. Un giovane con le sue qualità, in D (gli esperti allargano addirittura il cerchio portando il paragone fino alla Lega Pro), non si vede. Tecnica rafforzata grazie alla strada, la scuola che ti forma più di tutte, dicono quelli che la frequentano, perché ti prepa alle intemperie e alle situazioni difficili. Ha sempre vissuto tra vicoli e vicoletti, ma non era mai solo. Anche quando gli amici non avevano voglia di fare due palleggi, lui Pasqualino o' Scugnizzo, l'amico se lo trovava. Era il pallone, a cui dà del tu, con cui ha un rapporto stretto e confidenziale. Il tocco è quello dei grandi, affinato tra numeri di free style e partite viste e riviste in televisione. Con la speranza, un giorno, di poter conoscere il suo idolo, Cristiano Ronaldo, al quale si ispira senza neanche nasconderlo più di tanto. Su Facebook, sul suo profilo, sotto le generalità, c'è scritto tra parentesi.

E su Facebook Pasquale è diventato un personaggio quasi popolare, perché i tifosi gli scrivono sempre, gli dimostrano ammirazione e trasferiscono la stima che hanno per lui in bacheca. Sulla quale compare, da poco, anche un tatuaggio che si è stampato sul braccio, che rappresenta un gufo. A Napoli serve per combattere il malocchio. A Napoli, o' Scugnizzo torna sempre con piacere, ma manca da lì da anni. Il pallone se l'è portato lontano, a Napoli abita la sua famiglia. Dopo il primo anno di scuola superiore, a Benevento, dove ha fatto la Ragioneria, Mazzocchi si è trasferito a Verona, dove si è dedicato al calcio in maniera totale. Primavera dell'Hellas e Bellaria, prima squadra, poi Rimini, dal quale il Parma lo ha prelevato con la speranza di crescerlo e di migliorarlo. Perché tecnicamente il calciatore non si discute, palla al piede ha una tecnica ottima che spesso si fatica a intravvedere a questi livelli. Rapidità, controllo di palla e dribbling, velocità e sprint. Insomma, un mix che potrebbe potenzialmente fare di Mazzocchi un giocatore decisivo e inarrestaibile.

Che però fatica a interpretare certe situazioni. Tatticamente indisciplinato, deve ancora migliorare in fase difensiva, e capire che certe cose le può fare, altre no. Per esempio non può dribblare tutti, deve giocare per la squadra e fare in modo che essa tragga benefici dalla sua fantastica tecnica. Perché se capisce queste cose, se impara a sacrificarsi e a gestire certe situazioni, diventerà un giocatore interessante che il Parma terrà con sè anche l'anno prossimo. Qualche partita per dimostrare di poter essere all'altezza della situazione ce l'ha. Quando entra dalla panchina è decisivo perché, fresco, può sprigionare la sua corsa e diventare letale nell'uno contro uno. Quando gioca dall'inizio rischia di essere 'soffocato' dal pressing degli avversari, scaricare palla e partire potrebbe essere la cosa migliore per chi ha gamba e tanta, ma tanta tecnica da sgrezzare, come lui. Il gol lo ha segnato, ora la mission di Pasqualino o' Scugnizzo è quella di convincere tutti.

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