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Possesso sterile e nervosismo: Liverani fa il pompiere, in settimana atteso Krause

Contro il Benevento, la squadra ha fatto un passo indietro nella prestazione rispetto alla gara di Marassi. Vola qualche parola in campo tra i giocatori, qualcuna indirizzata anche al tecnico

Fabio Liverani - foto Ansa

Un uomo di calcio come Fabio Liverani non si è certo illuso dopo Genova. Nessuno, per primo lui, ha pensato che la strada tracciata fosse senza trappole. Nel cammino lungo del Parma verso la salvezza la via è sterrata, a tratti chiusa, per arrivare in fondo occorreranno manovre e derapate. Servirà anche tornare indietro, ci vuole pazienza. E una macchina pronta. Al momento quella che guida Liverani non è sembrata scattante al punto tale da recepire i nuovi comandi. Un po’ per colpa di chi la guida, deve prenderci la mano, un po’ per i passeggeri, abituati a tragitti corsari ma da vivere in altra modalità. Passi il magro bottino di domenica contro il Benevento, seconda gara consecutiva al Tardini in campionato in cui non si tira in porta, con un esito già mezzo inciso negli annali.

Nel pomeriggio uggioso ci sono – se volete – comunque due cose da salvare. Il punto in classifica e la porta di Gigi Sepe inviolata per la terza volta in campionato. A guardare questi numeri il pensiero veleggia su picchi di positività. Ma nella stagione più stramba e indefinibile del mondo, il Parma di Liverani continua a sembrare una catena di montaggio male assemblata, con gente che a tratti rischia di non sapere cosa fare. Nel calcio di oggi, fatto di schemi e tattiche, di lavori addizionali supervisionati da staff lunghi come liste della spesa, se viene meno un ingranaggio la catena cade e rimetterla a posto costa fatica. C’è da dire che il Covid, in un certo senso, aiuta: se non altro la proverbiale loggia del Tardini non risponde con i fischi allo spettacolo senza spartito di un Parma che sembra interpretare la parte senza copione. Ma non impedisce agli stessi tifosi di dare sfogo alle critiche sui social. Liverani ha affidato a Instagram il suo stato d’animo: “Non avere paura di essere solo. Le aquile volano da sole, i piccioni volano in gruppo”, rivangando un proverbio della frangia occidentale dei Sioux, i Lakota. Sentirsi solo, spesso è quello che accade a un allenatore, confortato però dalle pacche virtuali di mister Krause, atteso in settimana. Proprio su Instagram, l’unico punto di sfogo dei tifosi che non hanno la tribuna, il tecnico romano è stato preso un po’ di mira. Tra incoraggiamenti e qualche consiglio, purtroppo non mancano i proverbiali leoni da tastiera. Ma nella cultura di Liverani, un positivo di natura, c’è anche l’educazione – a differenza dei tanti che lo attaccano – con la quale risponde facendo leva sul lavoro. “Nessuno è soddisfatto, ma il percorso è lungo e difficile. Ci vuole pazienza ed avere fiducia. E lavorare - scrive l’allenatore -. La squadra è forte, e arriverà all’obiettivo. Troppo facile parlare dopo dieci giornate. Ci vediamo il 24 maggio”, dando appuntamento a fine campionato a chi vorrebbe emettere sentenze già ora.

Dopo dieci giornate, però, la cosa che balza più all’occhio  è proprio l’assenza di un canovaccio. Preoccupante, anche per Liverani stesso che pare sedato da questo effetto placebo mediante il quale ripone fiducia incondizionata nella terapia che sembra alleviare il dolore allungando i tempi per la risoluzione del problema. E il problema si è visto anche contro il Benevento: le idee, assenti se non quelle che si basano su uno sterile possesso palla che produce poco, non sono state assorbite dalla ciurma che naviga in acque ancora terse. L’orizzonte non è certo dei migliori, si stagliano nuvoloni. E te ne accorgi quando in campo il nervosismo per la mancata giocata emerge. E si scaglia contro il compagno che hai vicino, contro l’avversario, si traduce in un fallo di frustrazione o in un rimprovero al portiere. Oppure in qualche discussione con l’allenatore. Atteggiamento figlio dell’agonismo, diranno quelli che hanno giocato a calcio. Alcuni lo vedono anche come positivo, altri come razionale risposta all’incitamento continuo da parte di Liverani ai calciatori. Il vivere intensamente la partita, motivando il gruppo e giocando di fatto da dodicesimo, alle volte può avere un effetto contrario. Nelle pieghe della partita nella partita sono nascoste anche le tensioni agonistiche, figlie dei novanta minuti in cui ti riesce poco, e determinati sfoghi ci possono stare.

Servirà parlarne, cosa che si è fatta anche dopo la gara, per evitare di presentare a Kyle Krause, atteso a giorni, un conto salato. Mentre il presidente twitta fiducia infondendo serenità, si delinea una settimana chiave per il Parma. Prima della sfida di San Siro al Milan di Pioli, c’è da sedersi attorno a un tavolo per fare il punto della situazione, delineare la strategia da seguire per il mercato di gennaio (per il quale si profila un budget sostanzioso, pronto intervento a qualche mancanza nella rosa del Parma, che pure presenta alternative di spessore) e scegliere un rappresentante diretto della proprietà americana che a breve potrebbe nominare anche un nuovo Ceo. Mentre Krause ha già promesso di voler dedicare anima e corpo al Parma. La lontananza mitiga gli effetti, restituendo una piccola percezione che a volte può essere diversa da quella reale.

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