Pressing, recupero palla e inserimenti: prende quota il Parma di D'Aversa

Prime prove di tridente: in campo Karamoh e Gervinho

Dal nostro inviato
PRATO ALLO STELVIO

Bravo, Dejan’. ‘Cattivo, Dejan’. Ha cominciato presto, Roberto D’Aversa, a spronare Kulusevski, l’acquisto che forse più ha ‘preteso’ dopo quello di Roberto Inglese, arrivato in ritiro tiratissimo e pronto per eseguire gli ordini del tecnico. La mattinata in quota è servita a Bob, con al fianco il suo fedelissimo vice Andrea Tarozzi, per impartire le prime nozioni tattiche alla squadra. Il tecnico è stato premuroso soprattutto nei confronti del talento svedese e del francese Karamoh. I giovani D’Aversa li vorrebbe pronti, e a loro sembra rivolgere le prime attenzioni per evitare di trovarsi dopo senza seguito.

Le prime prove di pressing a Prato allo Stelvio sono all’insegna della didattica, il tecnico lavora sui concetti, per ora a ritmi comprensibilmente bassi, per provare a spiegarsi e a seminare le idee in un terreno che promette bene. Vuole capire dai suoi se è riuscito a trasmettere i messaggi e puntualmente li tiene svegli con strigliate. Oltre a essere ‘maniacale’ nella cura dei dettagli tattici, D’Aversa sa essere anche un grande motivatore.

E comincia a giocare con le coppie, quest’anno che può avendo a disposizione una buona parte della squadra che mira ad essere completa per la partenza in Austria. Dove dovrebbe esserci anche Giuseppe Pezzella, giocatore in arrivo dall’Udinese. Intanto si continua a faticare nel silenzio della Val Venosta: da un lato c’è il tridente dei sogni, diventato realtà con l’acquisto di Inglese, affiancato da Karamoh e da Gervinho a destra e a sinistra.

Dall’altro, l’ attacco è composto da Cornelius stretto in mezzo da Kulusevski e Sprocati, nelle posizioni di esterni che hanno il compito di andare a giocare dentro al campo per lasciare spazio poi agli inserimenti  esterni o interni, dipende dallo sviluppo del gioco, delle mezzali, che hanno il compito di sporcare le linee di passaggio e di fare densità in fase di non possesso giocando in sincrono con gli esterni, che senza palla restano larghi.

L’attaccante centrale resta sempre il punto di riferimento, tiene palla e immediatamente la scarica per il centrocampista centrale, in questo caso Stulac, che deve rifornire le vie laterali prese d’assalto dagli esterni, bravi a inserirsi nel corridoio tra il terzino e il centrale. L’obiettivo: pressare alto e corto, in fase di difesa, recuperare palla costringendo gli avversari alla giocata lunga e ribaltare l’azione portando in area più gente possibile all’interno dell’area. Per ora concetti, presto si tramuteranno in idee.

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