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Calaiò a Roma foto: Ansa

Calaiò a Roma foto: Ansa

Parma col fiato sospeso: si fa strada l'ipotesi di una Serie A con penalizzazione

Tutti gli scenari possibili dopo il deferimento

La prima tappa del processo sui messaggi Whatsapp si è conclusa. Due ore di dibattimento nell’aula di via Campania a Roma, lì dove il Parma si è presentato con Emanuele Calaiò accusato di tentato illecito (violazione dell’articolo 7) per aver inviato dei messaggi al suo ex compagno di squadra Filippo De Col. Rappresentato dal legale Paolo Rodella, l’attaccante ha trascorso una mattinata di ansia in cui si è visto richiedere dagli organi federali una squalifica di quattro anni con annessa ammenda di 50.000 euro, in attesa della sentenza definitiva che è prevista tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. Il Parma, insieme al suo attaccante, resterà con il fiato sospeso almeno per le prossime 72 ore. Va detto che il Tribunale, per quanto riguarda l’emissione della sentenza, tecnicamente ha dieci giorni di tempo, ma tutti si aspettano che questa possa arrivare prima. Dopo di che, il probabile ricorso allungherà ulteriormente i tempi. Tentare di muoversi nella selva delle decisioni federali non è semplice, neanche a fronte della doppia - e insolita, quanto meno originale – richiesta della Procura che per la società, deferita per responsabilità oggettiva, ha chiesto una penalizzazione di 2 punti da scontare nella stagione 2017/2018 o, in subordinata, 6 punti da scontare nella stagione successiva, quella della Serie A eventualmente. Il legale rappresentante del club Eduardo Chiacchio, ha parlato di richiesta incomprensibile ma si è detto – alla fine del dibattimento – soddisfatto. 

Il Parma, come noto, ha chiesto il proscioglimento: “Se questo è un illecito – ha detto Paolo Rodella, l’avvocato di Emanuele Calaiò – possiamo smettere e andare al mare”. Difficile che si concluda tutto con un’assoluzione completa, per quanto non si tratterebbe di una situazione improbabile. Lo scenario più credibile, alla luce della doppia richiesta della Procura, è che si riparta dalla Serie A con una penalizzazione di due punti. Ovviamente il Parma si batterà fino alla fine per reclamare la propria innocenza in quanto il fatto – secondo la difesa – non sussiste.

C’è ancora un’altra ipotesi: che il capo d’accusa venga derubricato e che da tentato illecito si passi a slealtà sportiva. È successo anche in altri casi, ed è una situazione di cui tener conto. In questo caso al Parma non sarebbe ‘estorto’ nessun punto di penalizzazione. A rischiare sarebbe, in caso, il giocatore

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