De Zerbi diverte, ma mai contro D'Aversa

Sconfitto ancora il calcio fatto di possesso: vince il pragmatismo, manifesto di un Pamra che funziona e va oltre le difficoltà

D'Aversa e De Zerbi - foto Ansa

Anche se ultimamente il pallone è diventato roba da teorici del pensiero, si fonda su teoremi astrusi ed esempi metafisici, vale ancora la vecchia regola del ‘chi segna di più vince’. Ed è valsa anche al Mapei Stadium, nell’elogio del calcio pragmatico che ha sconfitto ancora una volta, la quarta in cinque incontri (considerata l'amichevole nel triangolare estivo) tra D’Aversa e De Zerbi, quello estetico, basato sul possesso palla, sull’imporsi sull’avversario dominandolo nel gioco.

Una teoria sconfessata dal Parma, che dopo la vittoria con il Sassuolo si riscopre in testa a un’originalissima classifica che lo vede primo nei maggiori cinque campionati europei. Quella di D’Aversa è la squadra che ha segnato più gol in transizione offensiva, il vecchio contropiede, tanto per intenderci: sono 8, uno più di Liverpool e Dortmund, due in più della tanto decantata Lazio (che in 24 partite ha avuto 14 rigori a favore). Dati che comunque certificano meriti, al di là di statistiche che evidenziano il 67% del possesso palla in favore del Sassuolo contro il 37%, tradotte in 7 occasioni da gol per il Sassuolo contro le 3 targate Parma.

Pazienza se il Sassuolo si è divertito a far girare il pallone, a tenerlo di più: il primo tiro nello specchio la squadra di De Zerbi l’ha scoccato al minuto 72’ con Francesco Caputo. Colombi si era scaldato per bene, si è fatto trovare pronto e ha sbarrato la strada al nemico numero due di Iacoponi e compagni; il primo era Boga, neutralizzato dall’accoppiata Darmian-Iacoponi prima e da Laurini-Iacoponi dopo, con l’aiuto di Hernani e Siligardi. Il primo clean sheet del 2020 in esterna acquista ancora più valore, soprattutto se si evidenzia un fatto: il Sassuolo in casa aveva sempre segnato. Prima di ieri. Valore ulteriore a quella che si può considerare un’impresa, l’ennesima, del Parma di D’Aversa, privo come spesso capita di gente chiave per il suo gioco: da Kucka a Kulusevski, passando per Sepe e Inglese, Scozzarella e Barillà.

Che il Parma sia squadra scomoda da affrontare è risaputo. La sapienza tattica del suo allenatore, lo studio certosino degli avversari, la limitazione dei loro pregi che cammina a braccetto con l’esaltazione dei loro difetti è sicuramente un punto di forza che fa di D’Aversa uno stratega: il generale di ferro ha riportato Gervinho in gruppo, dopo avergli fatto rispettare le regole. Lo ha prima escluso – di comune accordo con la proprietà – poi l’ha rivoluto costringendolo a chiedere scusa al gruppo. La sua mediazione, nel caso spinoso che riguarda l’ivoriano, è stata fondamentale, come è stata fondamentale quella del ds Daniele Faggiano. I frutti raccolti sono sotto gli occhi di tutti: il graffio di Gervinho è valso il decimo successo, nove di questi sono arrivati sempre dopo aver segnato il primo gol.

Un altro dato che avvalora la gara del Mapei, esaltata da un’altra statistica: negli ultimi tre confronti con il Sassuolo il Parma non ha mai subito gol. E De Zerbi, maestro del calcio sfavillante, non ha mai battuto D’Aversa. E’ vero che il pallone si è evoluto, è cambiato: è diventato più fisico, più tecnico. Ma per vincere le partite vale sempre la stessa regola: devi fare gol. Gli altri numeri, quelli che scaturiscono nei novanta minuti più recupero, sono un orpello che abbelliscono la vittoria oppure servono a giustificare solamente in parte la sconfitta.

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