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Gervinho - foto Ansa

Gervinho - foto Ansa

Gervinho è tornato: il trattato di pace del Parma

L'ivoriano spegne il caso creato da lui stesso: armistizio fino a giugno, poi si vedrà

Quando il figliol prodigo è tornato a casa, il padre ha dato vita a una festa sacrificando il suo vitello più grasso. Nella parabola biblica quello fu un grande giorno, per tutti. Al momento D’Aversa, che considera (a suo dire) i giocatori come figli, non sembra aver sacrificato nessun vitello né ha intenzioni di organizzare una festa per aver riabbracciato Gervinho, anzi. La festa – in fin dei conti – gliel’ha già organizzata: è coincisa con il reintegro in gruppo di un giocatore messo in castigo per quasi due settimane dopo le bizze legate al periodo di mercato e agli ultimi giorni che lo hanno visto assente ingiustificato.

A Collecchio nessuno era più preoccupato di D’Aversa che aveva perso il suo allievo senza un apparente motivo. La ragione che aveva allontanato Gervinho dal Centro Sportivo e dal Parma era legata chiaramente ai soldi, a una prospettiva di vita magari migliore (per quanto risulta difficile crederlo, pare sia così) che ha tessuto una tela complessa sfociata in una vicenda che ancora conserva dei tratti avvolti nel mistero. La schiarita però è arrivata nel pomeriggio del Mapei, quando il Parma con il graffio dell’ivoriano, ha segnato il derby in maniera indelebile, ponendo fine alla questione legata a Gervinho e voltando definitivamente pagina in un giorno da film.

Un copione scritto da un regista bravo forse non avrebbe previsto questo coupe de theatre così stravagante e significativo, interpretabile in un segno del destino, lo stesso che ha dato ancora una possibilità a Gervinho, sacrificato sull’altare delle regole, lui che di regole – in campo e anche fuori – ne ha sempre avute meno rispetto agli altri. Giocatore anarchico, ha sempre vissuto di fiammate, come quella che domenica al Mapei Stadium ha incenerito il Sassuolo. Quella che ha consentito all’esterno crociato di riprendersi, in un colpo solo, il Parma e i suoi tifosi, ai quali ha mostrato un cuore dopo il tap-in vincente prima di allargare le braccia e cingerli attorno a un intero settore.

I 1600 di Reggio hanno esultato ancora grazie a Gervinho, che in settimana aveva chinato il capo in nome delle regole chiedendo scusa alla squadra, brava a non farlo sentire da parte (come ha detto Iacoponi), e alla proprietà che giustamente aveva optato per una decisione drastica in nome della salvaguardia di un gruppo. Il tempo però ha messo a posto le cose, è stata soluzione di una vicenda di difficile interpretazione. Tutto quello che è seguito a ieri (dichiarazioni, post social e gradimenti vari) può essere considerato come conseguenza naturale all'esigenza di un logico quieto vivere. Ma il quinto gol esterno, il terzo da tre punti, per questo motivo vale doppio: serve al Parma per continuare a stupire, serve a lui per mettersi alle spalle questa brutta storia e vivere in sintonia con il resto dello spogliatoio almeno fino a giugno. Del doman non v’è certezza, ma intanto il figliol prodigo è tornato. E il presente dice che il Parma e Gervinho stanno ancora bene insieme.

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