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Roberto D'Aversa e Gervinho - foto Ansa

Roberto D'Aversa e Gervinho - foto Ansa

Senza Gervinho e senza punta: il Parma investe ma è 'incompleto'

Faggiano: "Ci manca qualcosa". D'Aversa aveva chiesto un ariete, indispensabile per il gioca dell'allenatore. Ma ha perso Inglese (per infortunio) e l'ivoriano. Due pezzi del suo Parma

Sta finendo l’avventura di Gervinho al Parma. Sta finendo in un nugolo di dubbi, un insieme di perché rimasti irrisolti e scanditi da una cronologia che piano piano accatastava momenti di incertezza. Quelli che si sono insinuati nella testa del signor Gervais, gli stessi probabilmente coltivati dai tifosi, sviscerati in queste ultime frenetiche ore di calciomercato lontano da Milano. Il Parma ha chiuso due ore dopo rispetto alle altre squadre, proprio per risolvere la grana Gervinho, quella che ha squassato la tranquillità di Collecchio e che ha reso monco il centro sportivo per tre giorni di fila, mancante di un giocatore fondamentale per gli schemi di D’Aversa che ha sperato fino all’ultimo di avere o Gervinho o un sostituto. E che alla fine si è ritrovato con un pugno di sabbia in mano, senza Gervinho (per ora) né sostituto. Prima che maturasse nella testa dell’ivoriano la decisione di dover fare le valigie, richiamato dal luccichio dei petrodollari del Qatar, all’esterno i tifosi del Parma covavano la speranza che tutto potesse risolversi nel migliore dei modi. Qualche altro invece lo voleva già lontano dal Centro Sportivo perché si è sentito tradito, mentre l’Al-Sadd lo prendeva per la gola, con la promessa di riempirgli il portafogli e di rimpinguare anche un po’ le casse del Parma, che in questa storia ne esce estremamente danneggiato.

Ma comunque meno di Roberto D’Aversa, un allenatore rimasto in sospeso fino alla fine delle trattative. Sedotto con un sostituto all’altezza e abbandonato dal suo giocatore più decisivo. D’Aversa, collegato in continuazione da Cagliari con lo Sheraton di Milano, speranzoso di ricevere buone nuove dai suoi dirigenti, armati di carta e penna, calcolatrice e buone intenzioni per mettere a disposizione del tecnico un numero sufficiente di giocatori che gli permettesse di affrontare la seconda parte della stagione senza salti mortali, capriole, isterismi in mezzo a ruoli da inventare per stilare la migliore formazione possibile, al netto degli infortuni.

In attesa del Tms (Transfer Matching System) in arrivo dal Qatar, il Parma è rimasto senza l’incisività della sua freccia e senza neanche un attaccante, il vero obiettivo richiesto da D’Aversa dopo l'infortunio di Inglese per risolvere l’assenza pesante del bomber e gestire il fisico precario di Cornelius, fermatosi anzitempo nella rifinitura pre-Cagliari ma comunque convocato. Il tempo per lavorare sull'attaccante c'era, ma le richieste di Bob non sono andate a segno e i messaggi del tecnico, spediti in molte conferenze stampa, si sono persi nell’etere, tra voci senza sostanza e nomi di giocatori che non facevano al caso del Parma, sesto in classifica in mezzo a Cagliari e Milan.

La matassa complicata del mercato è stata sciolta dieci minuti prima del gong, quando si è cercato di chiudere la stalla mentre la maggior parte dei buoi era scappata e Gervinho, che si è presentato di sua spontanea volontà nelle stanze dove si definivano le trattative, ha sancito l’addio dal Parma con la firma sulla proposta giunta dal Qatar. Una firma arrivata tardi, frutto del ripensamento dell’ivoriano che si era convinto a non voler lasciare il Parma e a voler continuare. Probabile fosse pronto a chiedere scusa a tutti, alla proprietà per averla messa di fronte alla spinosa questione, a D’Aversa che nel frattempo aveva già in scaletta – mentalità da generale – di tenerlo fuori fino a quando la squadra non avrebbe chiesto di reintegrarlo. Ai compagni, che alla fine assieme all’allenatore sono parte lesa di una vicenda cominciata a fine dicembre, quando Gervinho si è procurato una lesione contro il Brescia. La stessa che lo ha tenuto fermo per un po’, prima delle vacanze trascorse ad Abidjan in Costa d’Avorio.

Lo staff medico aveva consigliato riposo e un ritorno rapido alla base, di modo che il programma delle cure potesse essere seguito in tutto e per tutto dal Parma. Invece Gervinho ha chiesto un permesso, prontamente concesso dalla società. Senza di lui D’Aversa ha vinto, ribadendo implicitamente che le regole valgono per tutti. Pure per l’ivoriano, attorno al quale è stato ideato un programma di recupero per permettergli di ripristinare il chip dopo la lesione e ripartire sgroppando. Ma niente, i dieci minuti con il Lecce sono stati sufficienti a riacutizzare il dolore prima della chiamata che ha fatto saltare il banco. Quattro giorni fa l’ultimo atto di una vicenda assai complicata: D’Aversa si è sentito ribadire forte nei denti che Gervinho voleva andarsene. Ha consigliato al giocatore di parlare con la proprietà, ma lo stesso – dopo aver palesato il suo pensiero – ha deciso di disertare Collecchio salvo riapparire a Milano a pochi minuti dal termine di un mercato incompiuto, in cui mancano dei tasselli fondamentali, quelli chiesti da D’Aversa per costruire un girone di ritorno che non sia come quello dello scorso anno. E che comincia con la coperta corta e la paura che il freddo risalga lungo la schiena.

I riscatti di Brugman e Pezzella, giocatori poco utilizzati da D’Aversa, hanno anticipato l’acquisto top di Kurtic, per il quale la società ha investito dimostrando che l'intenzione è quella reale di alzare il livello, al quale sono seguiti quello di Radu (costretto dall'infortunio di Sepe) e Caprari, giocatore di prima fascia. In extremis ha firmato pure Regini, ma non la punta. E Gervinho se n’è andato, lasciando Parma e il Parma senza alternative del suo calibro. L’idea Zaza non ha avuto tempo di prendere forma. Sabato c’è il Cagliari, poi ancora tante partite che diranno fino a che punto la rosa sarà attrezzata per certe missioni. La prima parte del cammino lastricato è alle spalle, il resto del percorso forse fa meno paura ma può diventare incerto.

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