Serie A, anche i calciatori dicono 'no'

Non solo la politica: il calcio ancora senza una direzione precisa

Il Tardini l'8 marzo - foto Ansa

Quanta confusione c’è ancora intorno al pallone. Tra un ministro, quello dello Sport, che mette un like alla richiesta di chiudere tutto e ripartire direttamente da settembre senza prendersi la responsabilità di decidere, e un protocollo medico minato da ogni parte, spunta anche il ripensamento dei calciatori a scendere in campo per l’eventuale ripartenza. Il tutto mentre – ed è questa la notizia più importante – i contagi continuano a scendere.

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In mezzo all’incertezza si fa largo la decisione della Germania: la Bundesliga riparte nel week end, con l’Inghilterra pronta a seguirla isolando eventualmente il primo positivo e andando avanti. Così anche in Austria, in Danimarca e quasi anche in Portogallo. E l’Italia rischia di rimanere al palo, come la Francia, e soprattutto indietro rispetto agli altri mercati. Vincenzo Spadafora attende ancora dopo che tutte le forze di governo, Lega, Pd e una parte dei 5 Stelle, vota il sì alla ripartenza. Slitta dunque la decisione sul sì o no definitivo, con un rimbalzo continuo di responsabilità tra Governo, Comitato tecnico scientifico, medici sociali e Figc, che intanto combatte per trovare la strada giusta per continuare. Una strada ostacolata adesso, sembra, anche dal parere negativo di molti giocatori di Serie A restii a rimettere i piedi in campo. Intanto si garantisce loro la possibilità di allenarsi nei vari centri sportivi, il Parma tra l’altro l’ha aperto da una settimana ed è pronto anche ad accogliere il ritiro dal 18 maggio.

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