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Silenzio e gol, così 'la pantera' Charpentier ha sfruttato il suo momento

Con quattro reti e tre assist ha portato sei punti. L'ex capitano del Parma, Stefano Morrone lo esalta: "A Frosinone mi ha impressionato al primo allenamento: è un giocatore che può fare tutto. Il soprannome? Glielo diedi io, per le movenze"

Il gioco offensivo è il termometro del Parma di Fabio Pecchia. E, coinvolto in questo gioco, adesso c'è pure Gabriel Charpentier. Finalmente, verrebbe da dire. Il migliore dei segnali possibili che il mondo crociato possa cogliere in questa coda di campionato, sempre più lunga da scorticare. L'ultima parte del lavoro è sempre la più difficile, da che mondo è mondo. Don Fabio lo sa che c'è bisogno di tutti, anche del Generale rigenerato dalla cura Pecchia. Quattro gol, tre assist, un bottino che porta in dote sei punti.

Eroe con il Palermo

La matematica dice che per festeggiare ne servono otto. Tre sono da prendere a Palermo dove, senza Bonny squalificato, potrebbe toccare proprio al giustiziere dei rosanero che, all'andata, vennero fermati al minuto 95' proprio da Gabriel, autore del gol che ha evitato la sconfitta e dell'assist per il 2-3 di Mihaila. Il suo, alla fine, risulterà essere comunque un campionato accettabile. Soprattutto se il pensiero va all'anno scorso, quando il suo colpo risuonò come un tonfo ed ebbe effetti praticamente pari a zero nell'economia del campionato del Parma. Appena otto presenze, spezzoni. Zero gol. Quest'anno i gettoni sono già venti, come le vittorie del Parma in campionato. 

Parola di capitano

Ma il lavoro non è finito. Il gol allo Spezia, da rapace, conferma che Gabriel è veramente dentro al gruppo. Chi lo conosce bene punta un fiorino sulla sua trasformazione da panchinaro di lusso a risorsa preziosa. "È un ragazzo che sa stare in gruppo - dice Stefano Morrone a ParmaToday.it - Taciturno, silenzioso, sa farsi volere bene da tutti perché è un ragazzo tranquillo che riesce a essere positivo e propositivo". L'ex capitano del Parma non è sorpreso dal rendimento del franco-congolese. Lo conosce bene dopo averci lavorato a Frosinone e sa cosa può dare. "È un calciatore frenato dai tanti problemi fisici, ma quando sta bene, se gestito in maniera giusta, sa essere pericoloso. Si adatta a tutte le soluzioni, vede la porta, sa partecipare al gioco di squadra, sa giocare a due davanti, fa la prima punta. Se la fortuna e tutti gli incastri gli danno la buona salute farà benissimo, ne sono sicuro. Io sono rimasto colpito dopo il primo allenamento, quando eravamo in ritiro a Fiuggi. Lui veniva dal Genoa ed era in ritardo di condizione perché aveva un problema. Aveva fatto un lavoro specifico con me, cose che di solito fanno gli attaccanti: conclusioni, tiri in porta. Già li, nel primo allenamento, mi aveva convinto. Per come si apriva a ricevere palla, per come calciava il pallone: freddezza e qualità nei movimenti in spazi stretti. Non era banale. Per noi a Frosinone fu il panterone, un soprannome che gli diedi io.  Questa sua corsa da pantera, da felino, mi era rimasta in mente come la sua tecnica". 

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