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Sorrentino: "Parma, così tornerai in Serie A. Maresca e Vazquez una certezza"

L'ex portiere di Chievo e Palermo, amico di Enzo e del Mudo: "A Palermo ogni giovedì sera si cenava insieme. Avevo capito da allora che Enzo sarebbe diventato un allenatore, guardava e riguardava partite. Le nostre e quelle degli avversari"

Se ti chiami Parma, in Serie B ci sei di passaggio”. Parola di Stefano Sorrentino. La convinzione dell’ex portiere di Palermo e Chievo deriva dal fatto che conosce bene due dei prossimi interpreti che reciteranno il ruolo di protagonista nel prossimo campionato. Enzo Maresca e Franco Vazquez spingono il Parma al primissimo posto nella griglia del prossimo campionato cadetto. E ai blocchi di partenza, grazie anche a un asso come Gigi Buffon, c’è per diversi addetti ai lavori il club di Krause, che ha ingaggiato per dare sostanza al suo sogno di staccare il biglietto per la Serie A. 

Dica la verità, Sorrentino. E’ sorpreso dalla scelta del suo amico Vazquez?

“Sinceramente no. Non mi ha sorpreso il fatto che Mudo abbia scelto Parma. Si tratta di una piazza importante e ambiziosa, non c’entra nulla con la Serie B. Guardate, ha accettato Buffon, perché non avrebbe dovuto accettare anche Vazquez?”.

L’amico Maresca ha avuto un peso specifico nella scelta. L’ha sentito?

“Con Enzo ci sentiamo spesso. E’ chiaro che la sua presenza in panchina abbia facilitato tutto. Ma Parma è una grandissima piazza. E’ facile accettarla anche se non è in Serie A”.

Vazquez sarà pronto per la Serie B?

“Beh, direi di sì. Fino a qualche mese fa ha giocato la Champions con il Siviglia. E’ un calciatore che ti può risolvere la partita in qualsiasi momento. Anche se è timido e parla poco è un leader. Il suo 'silenzio' apparentemente può sembrare un limite, ma in campo determina in maniera grandiosa. Negli anni è cresciuto anche a livello caratteriale. Sarà decisivo”.

A Palermo ha dimostrato il meglio, Vazquez. Ce lo racconta?

“Le dico solo una cosa: la nostra speranza nell’anno della salvezza era quella di dare palla a lui. Ci faceva vincere le partite. Bastava poco”.

E Maresca?

“Dopo la parentesi non brillantissima di Ascoli si è rilanciato all’estero alla grande. L’ho seguito. Sono legato a lui da un’amicizia di tanti anni, parlare di Enzo e Franco Vazquez per me è troppo facile. Abbiamo passato mesi fantastici a Palermo, abbiamo raggiunto una salvezza mitica”.

E pensare che Maresca era finito fuori rosa.

“A gennaio Zamparini lo mise ai margini, per un motivo banale. Enzo e il gruppo di italiani poi si sono rivelati decisivi per il raggiungimento dell’obiettivo. Con il ritorno di Ballardini in panchina abbiamo fatto bene”.

Si aspettava che diventasse un allenatore con il culto di Guardiola?

“Le dico che già quando era un calciatore, a Palermo, guardava le partite degli avversari. Le guardava lui, ce le faceva guardare alla sera, guardava anche le nostre per capire. Quando era fuori rosa e non si allenava con noi. Poi quando è tornato nello spogliatoio è bastato uno uno sguardo per capirsi e ricompattarci. Sapevamo già quello che dovevamo fare. Aveva una tendenza a guardare le cose con l’occhio dell’allenatore. Guardava per capire”.

Come si vince il campionato?

“La Serie B è bella, molto livellata. E’ un campionato difficile e lungo. Ma se ti chiami Parma in Serie B ci sei solamente di passaggio. E’ chiaro che non sarà facile vincere, ma la squadra è la candidata numero alla promozione. Può sembrare una banalità, ma la vittoria passa attraverso il gruppo. Noi eravamo un grande gruppo a Palermo. Ogni giovedì sera ci ritrovavamo: io, Maresca, Vazquez, c’era Vitiello che sarà nello staff di Enzo. Ogni giovedì si cambiava casa. E stavamo insieme per compattarci, per far passare il messaggio anche ai più giovani: la squadra prima di tutto. Le nostre mogli sono ancora legatissime. Nel calcio non ci sono amicizie, lo dico sempre, ma quelle che trovi te le porti per la vita”.

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