Parma, parla Amauri "Resto qui per altri due-tre anni"

Il centravanti italo-brasiliano giura amore al Parma e deciso si proietta sulla Lazio: "Il gruppo è unito anche nelle difficoltà, ora usciamo da questo periodo"

Nel giorno della Liberazione, il Parma scende in campo e apre le porte ai tifosi, che approfittano della bella giornata soleggiata per ammirare le gesta dei loro eroi, da tempo senza gloria nè vittoria. Il gol fatica ad arrivare anche in allenamento, brutto segno in vista della Lazio, una squadra quadrata che sa difendersi e concede poco. Ultimo a finire sul taccuino di mister Donadoni è il solito Belfodil, ciondolante come sempre, irritante al punto giusto anche quando si trova davanti al portiere e gliela spara addosso, scatenando il malcontento legittimo del mister che lo richiama giustamente invitandolo a una maggiore cattiveria. Quella invocata da Amauri prima, nella conferenza stampa in cui da tempo non prendeva parola un calciatore. Ebbene, Ama, in un momentaccio del genere, in cui le parole non servono tantissimo, ci ha messo la faccia e si è preso la squadra sulle spalle, anche perché lui è stato elettorali tifosi a simbolo della squadra. “Da tempo c’è un feeling particolare con Parma. E’ un segno che sto facendo qualcosa". In occasione della sconfitta contro l'Udinese, che ha restituito al campionato un Parma brutto, Amauri non si è tirato indietro e da combattente qual è, è andato sotto la curva quasi come se volesse chiedere scusa a loro, ai tifosi. "Anche nei momenti di difficoltà è giusto dare un segnale del genere. E’ ovvio che dopo una partita persa c’è amarezza e delusione, però da parte della curva c’è sempre stato il sostegno e quindi mi è sembrato giusto ringraziarli, e spero di portare avanti questo rapporto fino a quando sarò qui. Quanto? Per altri 2-3 anni, spero”. Se non è una dichiarazione d'amore poco ci manca. Venendo alle difficoltà del momento, la punta, si dice sicuro del fatto che presto verranno superate, magari già a partire dalla sfida con la Lazio. “Il gruppo resta forte e unito, sia che si vinca sia che si perda. Anche nelle difficoltà si sta dimostrando un gruppo solido. Sappiamo che dobbiamo uscire da questo momento, così come siamo usciti dal periodo con 8 partite senza vittorie o da altri momenti. Dobbiamo crescere sotto certi aspetti come tutti i gruppi. Dobbiamo solo stare tranquilli e sereni perché abbiamo ancora 5 partite da sfruttare al massimo, perché la capacità per farlo ci sono tutte". 

LA FORZA DEL LAVORO - Da qualche tempo però l'unico che sembra avere la forza per dimostrarlo e invertire la rotta è proprio Amauri, che sta vivendo una vita calcistica non male nel Ducato. Il segreto? "Lavorare. Non mi accontento mai di quello che faccio. Come ho già detto, il giorno in cui mi dovessi accontentare di andare in panchina sarei il primo a venire qui e a dire che non gioco più. La mia mentalità è questa. Con l’Udinese abbiamo meritato di perdere, erano anni che non mi capitava di giocare una partita così. Con l’Inter invece abbiamo giocato alla pari ma purtroppo siamo usciti sconfitti da una partita in cui avremmo dovuto essere arrabbiati anche se fosse finita 0-0, figuratevi con un risultato negativo. Ovviamente quando abbiamo le occasioni dobbiamo buttarla dentro, altrimenti nel calcio non si vince: noi di occasioni ne abbiamo avute tante, loro ne hanno avute due ma una l’hanno sfruttata. Abbiamo comunque fatto una buona gara e se domenica giocheremo con lo stesso spirito di voler dare qualcosa in più tutti quanti, la squadra, la società, i tifosi, allora uscirà qualcosa di importante. Lo abbiamo già dimostrato tante volte, ad esempio col Torino. Lo spirito deve essere quello di non abbattersi e di non accontentarsi mai”.

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