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Parma, parla Amauri: "La partita di Roma non è un'ultima spiaggia"

"Ci sono ancora dodici partite - dice l'italo-brasiliano - dovremo giocarcele nel modo migliore. Sono convinto che arriveremo alla salvezza, il gruppo è unito, c'è voglia di riscatto". Intanto la squadra va a Fiuggi

Definirla una partita decisiva, quasi un dentro o fuori, per Amauri è troppo. Quella con la Roma è una partita importantissima, che di questi periodi vale doppio, per la classifica, per il morale, insomma un pò per tutto, ma non un 'ultima spiaggia.

DODICI FINALI - Nonostante il periodo tutt'altro che idilliaco che si respira in casa Parma, l'Amauri-pensiero è di quelli che fanno ben sperare, almeno a parole. "Dovremo partire al meglio, fondamentale è l'impatto con la gara. Evitare di presentarci come a San Siro sarebbe già un punto a nostro favore. Sappiamo di giocare contro una grande squadra ma noi siamo amareggiati e per quanto accaduto domenica contro il Cesena. Abbiamo fatto una buona prestazione, come contro Lecce e Fiorentina, ma abbiamo raccolto solo due punti. Resta però la buona prova, ma non ci basta. Questo è un periodo che raccogliamo meno di quanto meritiamo. Produciamo tanto ma i punti non arrivano. Nello stesso tempo sappiamo che c'è tanto da migliorare, ma siamo consapevoli che con il massimo impegno ne usciremo. Non è un'ultima spiaggia, andremo a Roma a giocarcela".

ROMA FERITA - Ecco, a parole, bisognerà vedere poi che cosa dirà il campo. L'Olimpico per i gialloblu è stato da sempre un terreno di gioco ostico. Per Amauri? "Diciamo che è un pò la stessa cosa, ma l'anno scorso con la Juventus abbiamo vinto in casa loro. La Roma è una grande squadra, piena di giocatori affermati, campioni. La spinta dei loro tifosi sarà d'aiuto, ma noi non abbiamo nessun timore. Certo - dice Amauri, non sta vivendo un momento positivo, perdere una partita che nel primo tempo vincevi largamente fa male, troveremo una Roma ferita, ma siamo pronti. Vive una situazione simile alla nostra, con la differenza dei punti in più. Il mister ci sta preparando e sapremo dove far male e come giocare".

BILANCIO PERSONALE - Amauri è qui da poco, un mesetto, ma già si è calato nella situazione, nella parte. Sa che la società, la gente, la squadra non aveva questo tipo di ambizione ad inizio stagione. Le cose sono andate come non dovevano andare, ma ora guai a tirarsi indietro. "Bisogna mettercela tutta per rialzarsi e fare un finale di stagione in crescendo. Partendo da me. Sono da quattro partire che gioco con questa maglia, sono arrivato "ieri" si può dire. Però questi momenti li ho passati ovunque, alla Juve ultimamente. Quando non si vince è normale che ci sia un pizzico di malcontento, accettiamo la contestazione e andiamo avanti. Quello che posso dire è che da quando sono qui, non ho visto nessuno tirarsi indietro. La voglia di ripartire è tanta e bisogna ripartire da qui. Sono convinto che ci salveremo, ci credo. Dobbiamo essere meno belli e più concreti, cattivi e pronti a far male".

SONO SOLO VOCI? - Intanto fuori dal centro sportivo alcune scritte e uno striscione invitano Marino a lasciare la panchina. Il mister ha già fatto sapere che non si dimetterà, avendo anche la fiducia della squadra, come detto ieri da Morone: "Finchè ci sarà Marino lo seguiremo". Continuerà a fare il suo lavoro finchè la società non lo deporrà dall'incarico, ammesso che questo periodo continui. Come succede in questi casi, le voci dei possibili successori del tecnico siciliano sono tante. Tra i nomi più gettonati ci sono quelli di Zenga e Cosmi, più Gasperini. Un possibile traghettatore come Scala sarebbe un'ipotesi da non escludere in attesa di affidare la squadra, a salvezza ottenuta e a partire dalla prossima stagione, ad un progetto preciso, a capo del quale dovrebbe vedersi o rivedersi, Ranieri, dimessosi domenica per lasciare il posto a Montella. Ipotesi suggestiva. Per ora restano solo voci, ma gran parte dipenderà dal risultato di domenica contro la Roma.

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