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La curva Nord - Foto D. Fornari

La curva Nord - Foto D. Fornari

VISTA DALLA CURVA | Parma, una sconfitta che fa bene?

Il tifoso Luca Cavallina ci accompagna dall'altra parte: viaggio nel cuore della Nord che anche contro il Venezia è stata spettacolare

Abbiamo perso. Finalmente abbiamo perso. Finalmente abbiamo perso una partita importante.

No, non sono affatto contento di perdere, nessuno in curva era felice della sconfitta ma questa débâcle, perché di débâcle si tratta non può che fare bene o almeno non può che fare tornare sulla terra una squadra dalle grandi qualità ma assolutamente lenta, impacciata e ancora in evidente ritardo di condizione.

Pronti via. Il Parma parte con la verve giusta, cross in mezzo, Evacuo anticipa il centrale veneto che lo atterra in area e l’arbitro non può che decretare il penalty. Felice non sbaglia, spiazza il portiere ed esulta accompagnato dal boato della nord. Sono passati due minuti ed il match è già indirizzato sul binario giusto. Passano ancora pochi minuti e sempre Evacuo libera Nocciolini che, arrivato a tu per tu con il portiere si emoziona e scarica tra le braccia del numero uno lagunare.

Il parma gira bene, chiude il Venezia, non lo fa ripartire e la Nord apprezza lo spettacolo: canti, battimani e bandiere al vento accompagnano la squadra fino all’ intervallo. “ Finalmente un bel Parma”, “Finalmente giochiamo a calcio”, “ Evacuo Calaiò, che lavor!!!” Questi sono solo alcuni dei commenti che si levano dagli spalti.

Si torna in campo e la squadra ha tutto un altro atteggiamento: arretra come è normale che sia di fronte ad un Venezia deciso a raddrizzare la partita, rinuncia a giocare, rinuncia perfino al contropiede. La curva comincia a mugugnare, canta meno, soffre molto. Minuto sessantaquattro, fuori Giorgino, motorino perpetuo, onnipresente a centrocampo e dentro Miglietta che al primo contrasto ritira la gamba scatenando commenti molto poco oxfordiani dalla gradinata. Il centrocampo soffre, manca d’inventiva e di ossigeno, il Venezia avanza, la curva incitata da Fabio Lauria versione “boys” canta e spesso fischia, fischi di paura di fronte ad un avversario che sta prendendo il sopravvento.

Minuto ottantasette , cross da sinistra, Zommers in due tempi para facendo correre un brivido lungo le nostre schiene sudate. Passa un minuto, il Venezia sfonda ancora a destra, palla rasoterra in mezzo e Moreo regala il meritatissimo pareggio agli ospiti. I crociati accusano il colpo, la squadra di Inzaghi invece prova il colpaccio, conquista un angolo e, quella vecchia volpe di Domizzi trafigge Zommers. Cala il silenzio sul tardini, calano le tenebre sulla nord, finisce la partita. Abbiamo perso, finalmente abbiamo perso. Abbiamo perso in maniera dolorosissima e forse ingiusta.

Uscendo dallo stadio i commenti si sprecano: “ Perché gioca Miglietta che è piantato?”, “ Perché insistere col 3-5-2 ?”, “ Perché non arriviamo mai sul fondo quando in mezzo abbiamo Evacuo che è una bestia?”, “ Perché abbiamo confermato tanti giovani se poi nemmeno entrano in campo”. Tanti perché nessuna risposta, la curva sconsolata si disperde alla rotonda del Petitot, cala la notte sul Tardini.

Pensiero viscerale da tifoso medio: Simonetti, Saporetti e Ricci sono giovani di ottime speranze che hanno contribuito a farci vincere a mani basse la serie D, caro Gigi non tenerli in naftalina verrebbero sicuramente più utili di certi giocatori oramai pronti per il mitico carrello del Ristorante Leon D’oro.

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