Sabato, 12 Giugno 2021
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Pino Agnetti

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Iscritto domenica, 23 agosto 2015

Tibre, Bignami interroga la Giunta: "Perchè l'opera non è più strategica?"

"Dunque, per la Regione Emilia-Romagna la Ti-BrE (il corridoio autostradale da Parma a Verona, cioè fra l’Autocisa e l’Autobrennero) non è un’opera strategica. Ergo, se ne può fare a meno. Ergo, non la si deve più fare. Con questa decisione – che però non va considerata definitiva dato che la parola finale spetterà al Governo – viene confermato in pieno un dato per altro noto da tempo: l’Emilia-Romagna, in quanto ente politico-amministrativo, non è una “regione”. Bensì, un carrozzone burocratico al servizio sostanziale dell’asse di ferro Bologna-Modena. Non credo infatti che la conclusione sarebbe stata la stessa qualora il progetto (di cui si discute da più di 40 anni!) avesse riguardato i territori di una di queste province. Che il loro collegamento autostradale diretto per il Nord Europa ce l’hanno già da un pezzo. Ed evidentemente ci tengono a continuare a goderselo in santa pace, con tutti i benefici - diretti e indiretti - annessi. L’altra considerazione che mi sorge spontaneo di fare è che da questo atto emerge ancora più chiaramente che cosa in realtà intendano i nostri governanti regionali allorché parlano di “area vasta”. Una entità puramente (quanto volutamente) astratta e priva di qualunque fondamento o “anima” di tipo storico, culturale, sociale ed economico. Buona solo a imbrigliare ulteriormente le province emiliane considerate “periferiche” – e quindi ritenute “non strategiche” – come appunto Parma e anche Piacenza. La quale, sempre nella grandiosa visione dell’”Alto comando regionale”, se ne potrebbe pure migrare tranquillamente verso i vicini lidi lombardi. E ciò mentre a Roma il governo presieduto da un signore che se non erro è anche il segretario dello stesso partito del “governatore” emiliano-romagnolo ha appena deciso l’accorpamento delle due prefetture di qua e di là dal Trebbia. Tanto per dire il caos pazzesco, anche istituzionale, in cui rischiamo tutti alla fine di affogare.
Ma, per tornare subito in zona Ti-Bre, trovo ancora più incredibile che decisioni di questo genere possano essere prese in splendida solitudine da una singola Regione senza neppure consultare prima le altre con non minore voce in capitolo. Cioè in questo caso la Lombardia e il Veneto. Cui però bisognerebbe aggiungere, per motivi che balzano all’occhio semplicemente scrutando la carta geografica, pure la Liguria e la stessa Toscana. Se poi al posto dei paraocchi usiamo una banale lente di ingrandimento salterà fuori che alle province più direttamente interessate (Parma, Cremona, Mantova e Verona) andrebbero aggiunte come minimo anche quelle della ligure La Spezia e della toscana Massa Carrara (per non parlare del fatto che anche ai cugini piacentini non dovrebbe tornare poi così sgradito di poter “tagliare” per il Brennero senza dovere andare fino a Modena). Guarda caso, stiamo parlando in massima parte di territori quali Parma, Cremona, Mantova, La Spezia e Massa Carrara che proprio di recente hanno cominciato a ragionare - insieme anche a Reggio Emilia - di progetti trasversali comuni nel campo delle infrastrutture e dei collegamenti, del lavoro e della formazione, dell’università e della ricerca, della cultura e del turismo. Ebbene, mi sbaglierò. Ma nulla mi toglie dalla testa che la cancellazione della Ti-Bre decisa da Bologna non sia anche (o soprattutto) una mossa in stile tipicamente “imperiale” per richiamare prontamente all’ordine tutti. A dimostrazione che, per qualcuno, l’Emilia-Romagna è e deve restare una terra di figli e di figliastri. Con i primi liberi di riempirci la testa di formule vuote e astratte dietro cui continuare a esercitare la propria “guai a chi la tocca!” egemonia. E con i secondi, a cominciare naturalmente da Parma, tenuti a prenderle e a obbedire ciecamente come tanti bravi sudditi e soldatini. Meglio ancora se privi delle stesse comodità (trasporti inclusi s’intende) della celeste Corte imperiale di stanza a Bologna. Pino Agnetti"

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Degrado, Pino Agnetti: 'I bambini hanno diritto a non giocare tra i rifiuti'

"Bravo. Continuiamo pure a chiudere gli occhi (e il naso). Tanto siamo nella "bella e civile Parma". Dove una catasta semi permanente di legno e plastica si trasforma magicamente in "quattro cassette". E dove gli ortolani stanno sparendo per colpa del mio appello e non della fuga di massa dal centro e dei megamarket, uno dei quali sta per sbarcare - con la benedizione dell'Amministrazione - a due passi da lì proprio in piazza Ghiaia!"

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Via Cavour, Pizzarotti: 'Presto arriveranno le panchine, ecco come saranno'

"Non appena appresa la notizia, migliaia di parmigiani si sono riversati nel centro cittadino per festeggiare la rivoluzionaria pensata. Particolare entusiasmo ha suscitato anche il "rendering" diffuso dal sindaco delle nuove sedute di via Cavour, simili a quelle che - per la gioia di residenti e commercianti - hanno già trasformato la vicina piazzetta Cesare Battisti nel principale ritrovo delle "baby-gang" nostrane. Per la verità, anch'io ho pubblicato su Facebook un bel "rendering" sull'arredo urbano che oggi va per la maggiore a Parma: i rifiuti! Ma capisco che per il sindaco le panchine siano più importanti... Pino Agnetti, promotore dell'appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!" https://www.facebook.com/pages/Parma-non-%C3%A8-una-discarica/1615595672035841?sk=timeline&ref=page_internal"

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Tibre, Bignami interroga la Giunta: "Perchè l'opera non è più strategica?"

"Dunque, per la Regione Emilia-Romagna la Ti-BrE (il corridoio autostradale da Parma a Verona, cioè fra l’Autocisa e l’Autobrennero) non è un’opera strategica. Ergo, se ne può fare a meno. Ergo, non la si deve più fare. Con questa decisione – che però non va considerata definitiva dato che la parola finale spetterà al Governo – viene confermato in pieno un dato per altro noto da tempo: l’Emilia-Romagna, in quanto ente politico-amministrativo, non è una “regione”. Bensì, un carrozzone burocratico al servizio sostanziale dell’asse di ferro Bologna-Modena. Non credo infatti che la conclusione sarebbe stata la stessa qualora il progetto (di cui si discute da più di 40 anni!) avesse riguardato i territori di una di queste province. Che il loro collegamento autostradale diretto per il Nord Europa ce l’hanno già da un pezzo. Ed evidentemente ci tengono a continuare a goderselo in santa pace, con tutti i benefici - diretti e indiretti - annessi. L’altra considerazione che mi sorge spontaneo di fare è che da questo atto emerge ancora più chiaramente che cosa in realtà intendano i nostri governanti regionali allorché parlano di “area vasta”. Una entità puramente (quanto volutamente) astratta e priva di qualunque fondamento o “anima” di tipo storico, culturale, sociale ed economico. Buona solo a imbrigliare ulteriormente le province emiliane considerate “periferiche” – e quindi ritenute “non strategiche” – come appunto Parma e anche Piacenza. La quale, sempre nella grandiosa visione dell’”Alto comando regionale”, se ne potrebbe pure migrare tranquillamente verso i vicini lidi lombardi. E ciò mentre a Roma il governo presieduto da un signore che se non erro è anche il segretario dello stesso partito del “governatore” emiliano-romagnolo ha appena deciso l’accorpamento delle due prefetture di qua e di là dal Trebbia. Tanto per dire il caos pazzesco, anche istituzionale, in cui rischiamo tutti alla fine di affogare.
Ma, per tornare subito in zona Ti-Bre, trovo ancora più incredibile che decisioni di questo genere possano essere prese in splendida solitudine da una singola Regione senza neppure consultare prima le altre con non minore voce in capitolo. Cioè in questo caso la Lombardia e il Veneto. Cui però bisognerebbe aggiungere, per motivi che balzano all’occhio semplicemente scrutando la carta geografica, pure la Liguria e la stessa Toscana. Se poi al posto dei paraocchi usiamo una banale lente di ingrandimento salterà fuori che alle province più direttamente interessate (Parma, Cremona, Mantova e Verona) andrebbero aggiunte come minimo anche quelle della ligure La Spezia e della toscana Massa Carrara (per non parlare del fatto che anche ai cugini piacentini non dovrebbe tornare poi così sgradito di poter “tagliare” per il Brennero senza dovere andare fino a Modena). Guarda caso, stiamo parlando in massima parte di territori quali Parma, Cremona, Mantova, La Spezia e Massa Carrara che proprio di recente hanno cominciato a ragionare - insieme anche a Reggio Emilia - di progetti trasversali comuni nel campo delle infrastrutture e dei collegamenti, del lavoro e della formazione, dell’università e della ricerca, della cultura e del turismo. Ebbene, mi sbaglierò. Ma nulla mi toglie dalla testa che la cancellazione della Ti-Bre decisa da Bologna non sia anche (o soprattutto) una mossa in stile tipicamente “imperiale” per richiamare prontamente all’ordine tutti. A dimostrazione che, per qualcuno, l’Emilia-Romagna è e deve restare una terra di figli e di figliastri. Con i primi liberi di riempirci la testa di formule vuote e astratte dietro cui continuare a esercitare la propria “guai a chi la tocca!” egemonia. E con i secondi, a cominciare naturalmente da Parma, tenuti a prenderle e a obbedire ciecamente come tanti bravi sudditi e soldatini. Meglio ancora se privi delle stesse comodità (trasporti inclusi s’intende) della celeste Corte imperiale di stanza a Bologna. Pino Agnetti"

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Degrado, Pino Agnetti: 'I bambini hanno diritto a non giocare tra i rifiuti'

"Bravo. Continuiamo pure a chiudere gli occhi (e il naso). Tanto siamo nella "bella e civile Parma". Dove una catasta semi permanente di legno e plastica si trasforma magicamente in "quattro cassette". E dove gli ortolani stanno sparendo per colpa del mio appello e non della fuga di massa dal centro e dei megamarket, uno dei quali sta per sbarcare - con la benedizione dell'Amministrazione - a due passi da lì proprio in piazza Ghiaia!"

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Via Cavour, Pizzarotti: 'Presto arriveranno le panchine, ecco come saranno'

"Non appena appresa la notizia, migliaia di parmigiani si sono riversati nel centro cittadino per festeggiare la rivoluzionaria pensata. Particolare entusiasmo ha suscitato anche il "rendering" diffuso dal sindaco delle nuove sedute di via Cavour, simili a quelle che - per la gioia di residenti e commercianti - hanno già trasformato la vicina piazzetta Cesare Battisti nel principale ritrovo delle "baby-gang" nostrane. Per la verità, anch'io ho pubblicato su Facebook un bel "rendering" sull'arredo urbano che oggi va per la maggiore a Parma: i rifiuti! Ma capisco che per il sindaco le panchine siano più importanti... Pino Agnetti, promotore dell'appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!" https://www.facebook.com/pages/Parma-non-%C3%A8-una-discarica/1615595672035841?sk=timeline&ref=page_internal"

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