Da Parma l'impero della cannabis light: "Il mercato è pulito ma ci sono i furbetti"

Dopo le ultime polemiche nel Governo e i sequestri abbiamo intervistato Luca Marola, storico attivista parmigiano ed imprenditore ci ha parlato dello sbarco del progetto Easy Joint in Canada, degli ultimi sequestri di cannabis light in Italia, della discussione in Parlamento dove in questi giorni sarà ascoltato dalle Commissioni sanità e agricoltura

Da Parma parte l'impero della cannabis light. E dà dei suggerimenti concreti, come dice Luca Marola, su come potrebbe essere il mercato regolamentato della cannabis con basso contenuto di Thc in Italia. Manca ancora una legge chiara che regolamenti la commercializzazione del fiore della cannabis, con contenuto di Thc non superiore allo 0,2%. La sua Easy Joint, un progetto creato prima dei circa 90 marchi di cannabis light presenti sul mercato italiano, vale 12 milioni di dollari, circa 9 milioni di euro.

La valutazione è stata fatta in occasione dell'accordo sottoscritto con LGC Capital, Legal Global Cannabis, la holding canadese quotata nella borsa di Toronto che entra con il 47% delle quote nelle società nata a Parma. Abbiamo parlato con lui del mercato della cannabis light in continua espansione, degli 'abusi', degli ultimi sequestri delle forze dell'ordine e dei testi in discussione alle Commissioni sanità e agricoltura: sarà lui a coordinare un team di 12 esperti che verranno ascoltati dalla Camera. Dal Canapaio Ducale di Piazzale Picelli Luca Marola, storico attivista parmiginao ed imprenditore, ha fatto tanta strada: abbiamo parlato con lui degli ultimi sequestri di cannabis light, degli 'abusi' di mercato, della discussione alla Camera e di tanto altro. 

Cosa pensi degli ultimi sequestri delle forze dell'ordine in Italia di cannabis light? 

"Noi come Easy Joint siamo partiti come primi a segnalare il problema della legge sulla canapa industriale a maggio 2017, iniziando a commercializzare un prodotto consapevoli del fatto che, mancando la destinazione d'uso, era un prodotto al limite della legge se non già un goccino fuori, ma non a livello penale. Siamo stati così bravi a creare un fenomeno a livello nazionale che sono nati un sacco di imitatori rispetto al nostro marchio che hanno deciso di iniziare questo tipo di attività non dopo aver analizzato, come avevamo fatto noi, il mercato legale della canapa, la geopolitica internazionale, i media e altro. Lo hanno fatto per un ragionamento molto semplice: se loro (cioè noi) lo fanno e guadagnano un sacco di soldi, lo possiamo fare anche noi perchè ci si può arricchire. Con zero attenzioni anche dal punto di vista legale sono nate delle situazioni non giustificate dal punto di vista della normativa sulla messa in commercio di prodotti che non sono assolutamente conformi. Per noi invece che abbiamo avviato un progetto di disobbedienza civile è fondamentale il rispetto della legge perchè così riesci a stare in piedi e a forzare le storture della legge. Se invece fai una cosa pacificamente riconoscibile come illegale il 'giochino' finisce subito.

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Dopo di noi sono nati altri, i più 'furbi' che anzichè coltivare o raccogliere gli agricoltori che coltivavano sono andati in Svizzera, comperare dei sacchettoni di erba svizzera e venderli. Il livello del Thc non è allo 0,2% ma superiore, non vi è alcuna forma di tracciabilità sul prodotto, probabilmente sono varietà non certificate e non cartellinate. Il mercato si è aperto e c'è stato spazio anche per questi soggetti che hanno immesso sul mercato prodotti non conformi e hanno aperto la possibiltà alle forze dell'ordine, alla magistratura e a una parte della politiva di intervenire in questo modo sulla vendita di cannabis light. I controlli sono partiti da chi non aveva mai fatto un'analisi dei cannabinoidi: ci sono stati sequestri di erba con Thc superiore allo 0.6%,  lo 0,9 e fino all'1.2. La trovano nel negozio, verificano che il tasso di Thc è superiore allo 0,6, sequestra e denuncia del commerciante. Si ricostruise la filiera del produttore e per tutti gli altri negozi che hanno venduto il prodotto sono arrivati sequestri, denunce e processi. Alcuni soggetti un pò fuori dal mercato della cannabis light hanno ipotizzato che il limite legale per la commercializzazione fosse lo 0, 6 quando invece è solo il limite agronomico, come scritto nelle circolari, come dicono le forze dell'ordine, la magistratura e la Cassazione.

Questo è il 90% dei sequestri che stanno avvenendo in questi mesi: gli ultimi sono avvenuti in Romagna con il sequestro della merce e le denunce. Quello è considerato stupefacente. Gli stessi operatori della cannabis light sono quelli che stanno mettendo elementi di illegalità nel settore prima ancora che vi sia un'accettazione della possibilità di commercializzare le infiorescenze attraverso la legge. Mettendo questi elementi si va a ridurre gli spazi di manovra e si fa si che la politica consideri questo settore non come un settore che produce un prodotto innocuo che aiuta l'economia e l'agricoltura italiane, che crea posti di lavoro e una nuova imprenditorialità, ma con una visione distorta. Infatti tutta questa narrazione viene 'sporcata' da alcuni abusi di mercato, ovvero il 90% del mercato che si è creato. Nel settembre del 2017 abbiamo avuto un controllo su cinque barattolini a Parma: hanno analizzato l'erba per vedere che il livello non fosse superiore allo 0,2 ed era tutto corretto. Non è il nuovo modo 2.0 di spacciare: è un progetto che porterebbe posti di lavoro, ricerca e sviluppo. I primi sono nati dopo un mesetto, il grosso nel settembre-ottobre 2017, il grossissimo da questo settembre ad oggi". 

Pensi che ci sia un vuoto normativo sul settore della cannabis light in Italia?

"C'è un vuoto normativo e noi lo abbiamo evidenziato: nell'ottica di disobbedienza civile lo abbiamo fatto presente alle isituzioni e al legislatore dicendo: 'Guardate cosa si potrebbe fare se metteste a posto la legge, quindi mettete a posto la legge. Il vuoto riguarda la non citazione delle infiorescenze nella legge e quindi la non possibiltà di commercio dei fiori di canapa. Le legge invece parla della possibilità di commercio solo del seme per cosmetiche e alimenti mentre il fusto per il tessile E' ancora così. Con Easy Joint abbiamo iniziato a commercializzare il fiore di canapa. Le leggi esistenti, a livello nazionale e internazionale, la definizione di canapa industriale, il documento Onu sulla marijuana, stabiliscono lo 0.2% come limite. Sotto lo 0,2 non è considerata droga ma canapa agricola, senza effetto drogante". 

Questo vuoto normativo è stato colmato, cosa si sta muovendo? 

"Inizia entro fine mese la discussione presso le Commissione unite sanità e agricoltura della Camera per una raccomandazione al Governo sulla cannabis light: sono stati depositati quattro testi. Si parte con le audizioni: anch'io verrò ascoltato dal Parlamento insieme a dodici professionisti e ricercatori che io coordino. Siamo arrivati al punto di svolta: per ora vogliamo ottenere la possibilità di commercializzare il fiore di canapa: un riconoscimento di quello che già avviene. Easy joint project è un progetto per la legalizzazione della marijuana partendo dalla cannabil light, con l'uso anche di strumenti di disobbedienza civile. Spesso c'è una confusione tra il mio ruolo imprenditoriale e quello di lobbista della cannabis light. Noi sacrifichiamo molto la parte commerciale per questa parte: ci stiamo occupando di cercare di tenere aperto il mercato per tutti. La prima cosa è avere la certezza che si possa commercializzare il fiore e che il fiore non venga monopolizzato dalla lobby del tabacco e da quella del farmaco. Come seconda cosa facciamo sì che il limite dell'agricoltore, allo 0.6, possa uscire dal campo per essere portata sul commercio: poi ci sarà lo spazio per porre la questione della coltivazione delle talee, che è anche più facile da controllare come livello di Thc. Poi aprire la possibilità a fare gli incroci e poi salvaguardare il cannabinoide legale dalla lobby del farmaco". 

Cosa pensi delle dichiarazioni di Matteo Salvini sulla cannabis light? 

"Salvini è Salvini: non c'è da stupirsi. Nell'ottica del riconoscimento della cannabis light diventa ancora più importante evitare abusare di questo mercato vendendo prodotti non conformi per far passare l'idea che la cannabis light sia un prodotto agricolo. La Lega ha anche una storia legata agli agricoltori mentre sul tema droga la posizione non è cambiata". 

Qual'è il fatturato di Easy Joint? 

"E' stata valutata in 12 milioni di dollari, circa 9 milioni di euro. A fine mese entrerà un socio di minoranza, un fondo canadese. In Easy Joint lavorano 13 persone: il confezionamento è stato affidato ad altre aziende esterne, mentre all'inizio lo facevamo noi. Tutto il confezionamento è esterno, sono aziende che hanno già le certificazioni alimentari. Ora facciamo più che altro marketing, comunicazione e vendite. Tutte le altre lavorazioni sono fuori. Grazie alla firma con i canadesi le principali di investimento al mondo, Deloitte. MJbizz e Cannabis Investors abbiano nei loro dossier sul consigliare su dove investire in cannabis in Europa hanno indicato l'Italia come il Paese migliore su cui investire: questo grazie a noi. Fino a tre mesi fa indicavano la Germania. Da piazzale Picelli siamo riusciti a modificare le previsioni delle società di analisi finanziarie. Sono stati mappati 800 negozi che vendono prodotti legati alla canapa: in 12 mesi i negozi sono quasi raddoppiati. Questo è l'effetto easy joint sul mercato italiano. Abbiamo 11 negozi a marchio e verranno aperti altri 3, che apriranno entro primavera. Abbiamo ricevuto più di 400 richieste ma abbiamo dato il via libera solo a 10: se volessimo essere dei pirati del commercio avremmo detto si a tutti senza pensare al resto. Siamo stati i primi a partire e gli ultimi ad aprire il franchising. Finchè non ho chiarezza sulla legge non me la sento di coinvolgere altre persone con i loro risparmi". 

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