Massimo Beccarelli: 140 caratteri per diffondere la cultura

Massimo Beccarelli, professore di Lettere a Borgotaro, spiega in poco più dei 140 caratteri consentiti da Twitter il senso del suoi hashtag culturali Il suo #classicidaleggere è stato un caso nazionale

"Se restasse in un volume impolverato non sarebbe d'aiuto a nessuno, invece deve circolare e deve essere accessibile a tutti. Questo è un modo per condividere e allo stesso tempo diffondere cultura". Massimo Beccarelli, professore di Lettere a Borgotaro, ha usato poco più dei 140 caratteri consentiti da Twitter per spiegare il senso del suoi hashtag culturali e il motivo per cui anche un social network può essere il tramite per avvicinare chiunque al sapere. Il suo #classicidaleggere, poi, è stato un caso nazionale e per un giorno si è posizionato tra i primi cinque hashtag che fanno tendenza in Italia arrivando anche, in alcuni momenti, al primo posto.

Un successo inaspettato per lo stesso Beccarelli che ha iniziato a usare Twitter con un po' di scetticismo: "Le prime volte non mi piaceva molto e non riuscivo a farne un grande uso, solo quando ho capito come gestirlo ho notato che è molto interattivo e che, a differenza di Facebook, ci permette di dialogare davvero con tutti, anche con persone che altrimenti sarebbero difficili da avvicinare". Così Beccarelli ha creato i primi hashtag per diffondere e condividere cultura - #iversicheamo e #ilibricheamo - riscuotendo anche un discreto successo al punto che molti lo hanno imitato lanciando #iquadricheamo, #iluoghicheamo, #ifilmcheamo. Da qui l'idea di creare un hashtag che potesse valorizzare i libri classici e così è nato #classicidaleggere.

Ora, però, si spera in qualcosa di più: "Ho scritto più volte a Twitter - spiega Beccarelli - per chiedere di far inserire negli account popolari la cultura ma al momento non ho ricevuto risposte. Dopotutto c'è lo sport, la politica e sarebbe bello che ci fosse anche la cultura ma so bene che la mia è un'iniziativa faticosa quindi non so verrà realizzata". Intanto su Twitter il professore 36enne continua a essere seguito da moltissime persone e probabilmente anche da qualche alunno: "Sicuramente, considerati i 140 caratteri obbligatori dei tweet, il vantaggio sta nel fatto che con pochi versi alla volta il linguaggio letterario, che a volte risulta ostico, sarebbe meno faticoso. Ma qui si nasconde anche il difetto: con pillole di letteratura è difficile trasmettere il senso di un'opera". Forse, quindi, è presto per pensare di affiancare un social network a un libro di testo, ma non è presto per creare una piccola biblioteca on-line in cui chi vuole può riscoprire il piacere della letteratura.

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