"Quartiere blindato per sfrattare una famiglia parmigiana con una figlia di 3 anni"

La protesta della Rete Diritti in Casa: "A coloro che affermano prima gli italiani noi ribadiamo che così facendo si colpiscono prima i migranti poveri e poi i poveri italiani e che solo la solidarietà e l'unità ci possono portare a migliori condizioni di vita"

"Oggi 4 febbraio -si legge in una nota della Rete Diritti in Casa- una famiglia parmigiana composta da madre padre e bimba di 3 anni è stata sbattuta in strada da uno schieramento di circa 40 tra carabinieri, squadra mobile della polizia, vigili urbani e digos. Borgo san Giuseppe, nel cuore dell'oltretorrente, è rimasta blindata dalle 5 del mattino fino alle 11 da uno schieramento militare che i passanti impauriti e sdegnati han scambiato per un intervento antiterrorismo o antimafia ma che in realtà è stato destinato a sfrattare una famiglia di giovani in difficoltà,persino gli studenti della scuola adiacente son rimasti sconvolti e molti vicini hanno espresso il loro disappunto di fronte a un tal spropositato dispiegamento di uomini armati. L'intervento poteva essere benissimo evitato.

Per la famiglia parmigiana c'è la prospettiva di entrare nel giro di un paio di mesi in un appartamento a basso canone possedendo tutta una serie di requisiti che ne consentono l'ammissione. Nonostante questo la questura e la prefettura hanno voluto dare un segnale di forza pur non essendocene nessuna urgenza, ponendo come priorità l'interesse speculativo dei proprietari non certo poveri mettendo d'altro canto in grossa difficoltà la famiglia e i servizi sociali. D'altronde questa risulta essere la linea prescelta da prefetto e questore visto che questo tipo di interventi, che vanno a colpire le fasce più deboli della popolazione, si stanno ripetendo con regolarità.

Ad offrire solidarietà e aiuto alla famiglia di parmigiani sotto sfratto c'erano come al solito tante persone che vivono la stessa situazione di precarietà, persone che provengono anche da altre parti del mondo e non hanno fatto caso alla provenienza di chi stava per essere sfrattato. A coloro che affermano prima gli italiani noi ribadiamo che così facendo si colpiscono prima i migranti poveri e poi i poveri italiani e che solo la solidarietà e l'unità ci possono portare a migliori condizioni di vita. Dopo lo sfratto la giovane famiglia si è recata insieme ai solidali della Rete Diritti in Casa al polo sociale Pablo dove con non poche difficoltà si è trovata una soluzione ponte per consentire alla famiglia di rimanere unita in attesa dell'assegnazione già prospettata,soluzione che prevede, fra l'altro, che per una settimana siano ospitati "a casa nostra" perchè per noi la solidarietà non ha Nazione quindi è un sacrificio che facciamo volentieri pur di non veder il nucleo diviso e il cane in canile, questi sono fatti non la becera propaganda di chi con la scusa "prima gli italiani" sbatte i poveri per strada e tollera 51000 case vuote sul territorio". 

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