Razzolando nel cortile, 6 incontri tra natura e cultura

    5a edizione

    Una rassegna d'incontri estivi organizzati da Psiche & Natura all'insegna della Cultura e del suo rapporto con la Natura. Il titolo Razzolando nel cortile non è casuale, ma contiene sia la metafora del razzolare, cioè del cercare con curiosità, indagare, investigare, sia il luogo dove si terranno gli incontri, un cortile settecentesco. Dietro la Cultura che incontra la Natura c'è l'Uomo pensante con le sue "esplorazioni" che tanto hanno contribuito allo sviluppo dell'introspezione, del pensiero creativo e utopistico. Conduce Emilio Bibini

    Sabato 25 luglio, ore 18.00

    Natura e Fotografia

    Sulla pelle dell'acqua. Bellezza naturale, incontro gioioso e avvelenamento: ritratti del liquido vitale a contatto con l'agire

    mostra fotografica e video di Barbara Però

    (in mostra i sabati o le domeniche dal 25.7 al 6.9, dalle ore 17 alle 20)

    In fotografia il punto di vista diventa determinante ed io prediligo lo sguardo "da vicino". Lavoro con i particolari perché considero la visione ravvicinata una visione coinvolgente, che limita le difese, che predispone all'intimità. Amo soffermarmi sulle superfici che vivo come "porta verso", come pelle di ogni realtà. La pelle è confine tra

    il dentro ed il fuori e, sulla pelle, agisce e si sente il dialogo tra le due parti. Le superfici sono la pelle del mondo e la superficie dell'acqua è la pelle della parte più immensa, mobile e profonda. La natura ogni giorno si riflette sull'acqua scrivendo sulla sua superficie, in coro con gli artefatti umani, un testo indecifrabile e mutevole fatto di linee, segni, colori, luci. Io amo inseguire e fotografare questo testo.

    L'inaugurazione sarà preceduta da una conversazione di Emilio Bibini

    Acqua duale

    L'acqua come simbolo, come avviene anche per ogni simbolo, presenta tutti i livelli una ambivalenza totale. E' fonte di vita e di morte, creatrice e distruttrice, non solo in ambito mitologico, ma anche in quello analitico.

    Barbara Però

    Illustratrice, fotografa e creativa, ha studiato all'Accademia delle Belle Arti di Brera. I suoi lavori artistici sono stati esposti a Milano e Piacenza. Premiata nel 2011 al Concorso fotografico Nat Geo di National Geographic, ha scritto e illustrato il libro per bambini "C'era un pianeta tutto blu" (ed. Paoline, 2000).

    Sabato 8 agosto, ore 18.00

    Natura e Donna

    Il corpo liberato. Riflessioni sull'identità femminile

    con Luciano Mazzoni Benoni

    Per troppo tempo l'identità femminile è stata dedotta da quella maschile e per troppo tempo le due entità sono state considerate a sè stanti e perfino contrapposte. Culture e Religioni sembrano essersi appropriate per un lungo tempo di quell'elemento essenziale, quale è la sfera sessuale, costitutivo dell'essere umano. Pratiche, costumi ed anche presunzioni scientifiche l'hanno mal concepita, distorcendone la vocazione naturale, negandone la matrice cosmica, riducendola alla mera sfera genitale. Poi malintese libertà l'hanno ridotta a merce e a consumo, spogliandola dalla antica coltre sacrale che l'avvolgeva, e riducendola a oggetto da prima pagina.

    Luciano Mazzoni Benoni

    Studioso di antropologia delle religioni e teologia spirituale ha conseguito titoli accademici nelle Università di Bologna, Parma, Urbino e nelle Pontificie Università Santa Croce e Antonianum. Libero docente e consulente in materia etica. Direttore della Rivista "Uni-versum". Vicepresidente dell'Associazione italiana Teilhard de Chardin. Coordinatore del Forum interreligioso di Parma. Collabora a varie riviste e ha pubblicato e curato diversi saggi.

    Sabato 15 agosto e domenica 16 agosto

    dalle ore 16.15 e dalle ore 21.00

    Natura e Cinema

    Uomo e Natura nel cinema narrativo e documentaristico del XX secolo

    Rassegna cinematografica a cura di Emilio Bibini

    Una breve rassegna di otto film, che attraverso simbolicamente la suddivisionein quattro parti raccoglie per parte due film tra loro uniti per alcune similitudini, anche oppositive. Similitudini duali contrassegnate da spazi aperti e chiusi, mare e boschi, vento e montagna, ecologia ed ecoterrorismo, emarginazione e integrazione... Troviamo così un Uomo che si confronta/scontra, attraverso il fare, con la Natura e con se stesso. Un Uomo che infligge o subisce e raramente dialoga.

    Sabato 15 agosto

    ore 16.15

    Introduzione

    ore 16.30

    Finis Terrae

    regia: Jean Epstein, 1929

    soggetto: Mare, pescatori

    lingua: muto, francese

    durata: 1°22'

    ore 18.15

    Il taglio del bosco

    regia; Vittorio Cottafavi, 1963

    soggetto; Bosco, Carbonai

    lingua: italiano

    durata: 57'

    ore 21.00

    Introduzione

    ore 21.15

    Pour le Mistral

    regia; Joris Ivens, 1965

    soggetto; Vento, Emarginazione

    lingua: francese

    durata: 33'

    ore 21.50

    Il Figliol Prodigo

    regia: Louis Trenker, 1934

    soggetto: Montagna, Riti, Città,

    Emarginazione

    lingua: Italiano

    durata: 60'

    Domenica 16 agosto

    ire 16.15

    Introduzione

    ore 16.30

    L'uomo che piantava alberi

    regia: Frédéric Back, 1987,

    Animazione

    soggetto: Bosco, Carbonai,

    Militari, Ecologia

    lingua: italiano

    durata: 30'

    ore 17:15

    Silent Running

    regia: Douglas Trumbull,1972

    soggetto: Fantascienza,

    Ecoterrorismo

    lingua: italiano

    durata: 1°30'

    ore 21.00

    Introduzione

    ore 21:15

    Il Pianeta azzurro

    regia: Franco Pavioli, 1982,

    Documentario

    soggetto: Uomo e Natura

    lingua: Italiano

    durata: 1°30'

    ore 22.45

    Querelle de Jardins

    regia: Raul Ruiz, 1982,

    Cortometraggio

    soggetto: Giardini

    lingua: francese, sottotitoli in

    italiano

    durata: 15'

    Sabato 22 agosto, ore 18.00

    Natura, Guerra e Follia

    Scemi di guerra. Follia e manicomi nella Grande Guerra

    con Ilaria La Fata

    La Prima guerra mondiale, guerra davvero "totale", rappresentò uno sconvolgimento tale da coinvolgere concretamente ogni aspetto della vita di di uomini e donne, bambini e adulti, militari e civili e. Una guerra che costrinse non solo i combattenti, ma anche la popolazione civile a fare esperienze nuove e inattese, dolorose e traumatiche. Un trauma immane che non risparmiò neanche il territorio e infierì anche sui nervi e sull'equilibrio psichico dei militari, compromettendone in molti casi l'esistenza e lasciandoli invalidi o "mutilati dell'anima", per riprendere l'espressione di Gaetano Boschi. È stato calcolato che solo fra i militari italiani furono almeno 40.000 gli uomini finiti in manicomi durante il conflitto; anche a causa dell'arrivo di questa massa di ricoverati, gli ospedali psichiatrici del nostro Paese furono letteralmente "travolti" dalle conseguenze della guerra. E così avvenne anche per i manicomi emiliano-romagnoli e nel parmense per quello di Colorno. Condotti nei manicomi, i soldati incontravano, dunque, degli psichiatri che non sapevano come affrontarli e applicavano terapie improvvisate, nel tentativo di ricondurli al fronte nel minor tempo possibile; nel linguaggio popolare quei pazienti iniziarono ad essere definiti "scemo di guerra".

    Ilaria La Fata

    Archivista e dottore di ricerca in Storia presso l'Università degli studi di Parma, fa parte del Centro studi movimenti di Parma e della redazione di "Zapruder. Storie in movimento". È tra i curatori del volume La resistenza contesa (Milano 2004), coautrice di Nella rete del regime (Roma 2004) e Gli anni Settanta. Tra crisi mondiale e movimenti collettivi (Bologna 2009). Da diversi anni si dedica allo studio della storia della psichiatria e delle istituzioni totali; sull'argomento ha pubblicato il video documentario L'ordine della follia (2009). Nel 2014 pubblica Follie di guerra Medici e soldati in un manicomio lontano dal fronte (1915-1918) (Unicopli).

    Domenica 30 agosto, ore 18.00

    Natura e Racconto

    SLM15. La storia di un lupo che finirà in Francia più di 1000 Km dopo

    con Andrea Gatti, Paolo Montanari, Mario Ferraguti

    Spettacolo di parole e musica. Si insegue la storia di un lupo, si percorrela sua strada - quella che dalla tangenziale di Parma arriva fino in Francia - per raccontare la storia di tutti i lupi d'Appennino e del loro rocambolesco ritorno. Tra pastori smemorati che, nella loro lingua segreta, del vocabolo lupo si erano dimenticati, cacciatori che sperano di potergli sparare e intanto urlano che ce ne sono troppi e pericolosi da morire, sindaci che firmano che il lupo mette in crisi la micro-economia della montagna, ambientalisti che li lanciano con il paracadute, giornalisti convinti che scenda giù dai monti spinto dai morsi della fame, ragazzi che lo investono al ritorno dalla discoteca, carabinieri che gli cercano la medaglietta, sacerdoti che lo dipingono nero come il male; tra quelli che non è più il lupo di una volta ma un forestiero extracomunitario e chi lo vorrebbe al guinzaglio o chiuso a guardia del giardino, il lupo, a forza di camminare e camminare chilometri infiniti per quel suo passo mai stanco e dalla zampa slacciata, è ritornato.Ha conquistato l'Appennino, la collina, fino a sfiorare la città e incontrare l'uomo, non si vedevano da quasi cent'anni. E se l'uomo è rimasto fermo al lupo cattivo e nel frattempo si è creato tanti, tantissimi lupi finti nella testa, il lupo vero non è mai cambiato, e anche questi mille chilometri di LM15, finito in Francia più di mille chilometri dopo, dimostrano che l'uomo si è sbagliato.

    Andrea Gatti

    Nato sui monti abruzzesi, si è distinto, fin da giovane, per essere un buon cacciatore; dopo i primi esordi fallimentari, nel tentativo di contrapporsi al capo, fugge dal branco e solitario vaga per l'appennino; percorre diversi chilometri e si sposta, negli anni, sempre più a nord, fino a raggiungere l'appennino tosco emiliano. Dalle parti di Berceto incontra Adalgisa e insieme a lei costituisce un nuovo branco; adesso sono in 5 e si muovono nella zona tra Lupazzano e strada Traversante lupo.

    Paolo Montanari

    Capobranco, un brutto giorno, guardandosi in una pozza d'acqua e scorgendo una macchia bianca all'orecchia, è precipitato in una crisi profonda perché non sapeva se attribuirla alla vecchiaia o a un segno d'ibridazione. Così il maschio beta ne ha approfittato per prendergli il posto nel branco. Sfuggito più volte ai tecnici del parco che intendevano raggiungerlo per mettere in pratica il progetto Micro, che prevede la sterilizzazione degli ibridi, si è reso conto che, invece, ibrido è bello e rappresenta il futuro della specie. I pochi che sono riusciti a sorprenderlo lo descrivono con il muso felice e lo sguardo fiero.

    Mario Ferraguti

    Una zampa dentro alla tagliola ne ha pregiudicato il passo; così invece di seguire la strada più scoscesa dei monti ha provato ad attraversare la via Emilia e prendere per la Bassa. Si è nutrito di nutrie e anatre lente,ha trovato rifugio tra i filari dei pioppi e le viti a lambrusco. Per muoversi ha scelto il greto dei fiumi, quelle strade storte, lente e bastarde che portano di tutto e si è lasciato avvicinare da zingari, giostrai e matti. Lupo in continua dispersione tanto che ha finito col perdersi.

    Domenica 6 settembre, ore 21.00

    Musica e Teatro

    La vita senza nome. Storie, canti e danze ell' "altro" mondo

    concerto con L'ensemble Anima Mundi

    "Se è vero, come rivela il celebrato aforisma di Lao Tze, che fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce, attorno a noi c'è un quotidiano frastuono di alberi che cadono. Questo rumore è ovunque: nei giornali, in internet, in televisione, al cinema, nel nostro parlare quotidiano. L'informazione giornalistica, ad esempio, è prevalentemente incentrata su eventi che mettono in evidenza gli aspetti negativi dell'attualità nutrirsi solo di questi aspetti può avere un effetto devastante sulla psicologia di ognuno di noi, togliendoci energia, entusiasmo, vitalità, voglia di crescere e amore per la vita. Accanto a tanto rumore, a volte assordante, esiste una foresta che cresce e avanza spesso silenziosamente, una foresta che si allarga lontano dai riflettori dei media, fatta di infinite azioni, di piccoli gesti e intenzioni, di pensieri e parole, che a volte si intrecciano a formare una rete, una comunità. Azioni che hanno alla loro radice il rispetto per la vita di persone, animali, piante e minerali dove l'accoglienza, la solidarietà, la compassione e la gioia sono al centro di storie che sembrano venire da un altro mondo. Ritmo, canto, suoni, ci invitano ad ascoltare alcune delle storie

    Anima Mundi

    L'intento che muove il gruppo Anima mundi è quello di portare all'attenzione tematiche attuali , veicolate attraverso una pluralità di linguaggi espressivi (suono, parola, immagine), con una particolare predilezione per l'aspetto musicale. L'occasione dei componenti per incontrarsi è avvenuta lo scorso anno, grazie alla realizzazione de "I tre ladroni" ( ispirato alla crocefissione di Gesù) ideato, scritto e diretto da Giovanni Zilioli. La scelta del repertorio proposto riguarda in gran parte quello fino al '600 e quello moderno, con una prevalenza di musiche ispirate alla tradizione popolare di varie culture.

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