Parma, c'è calcio e calcio

D'Aversa non è lontano dalla salvezza ma...

Roberto D'Aversa e Roberto De Zerbi - foto Ansa

C’è calcio e calcio. Il calcio basato sul possesso palla, quello che coinvolge molto anche il portiere: gli ultimi devono essere bravi con i piedi, più con i piedi che con le mani, diciamo così, per partecipare. Spesso vengono coinvolti nel giro palla i difensori, si sposta la sfera in orizzontale più che in verticale, e si va in porta con il pallone. Alcuni lo chiamano calcio totale, altri invece moderno. Un calcio che piace parecchio agli esteti del pallone, meno pratico e più ‘visivo’, che lascia spazio a spettacolo e a goleade. Poi c’è un calcio pratico. Un calcio che bada al sodo, che serra le file, più ‘brutto’ ma in alcuni casi anche più redditizio. Un calcio che devi fare, perché spesso sei costretto a praticarlo perché non hai gli uomini giusti per lo champagne, anche se non è la tua filosofia. E non è il caso di D’Aversa, che si è sempre detto poco esteta e quanto mai pratico.

Il gol, dice il tecnico del Parma, è il bello del calcio: e lo si fa anche con tre passaggi, conta quello. Conta vincere. Conta fare punti e portare a casa il risultato (vedi Allegri che parla di corto muso con una rosa dal valore di 782,50 milioni), con buona pace dei buon gustai che vanno allo stadio per spellarsi le mani e applaudire le giocate fantasiose. Quelli del Parma non lo fanno, a sentire le loro lamentele sbattute sui social. Proprio non sono i tipi. Ma nei due anni del regno del tanto bistrattato D’Aversa hanno ‘goduto’. Lo hanno fatto prima per una promozione in Serie B, poi per un’altra - sofferta e sorprendente - nella massima categoria, dove sono ritornati dopo essersi ripuliti dalle tossine di Ghirardi e compagnia, abili a predicare bene, molto più abili ad agire male.

Una risalita rapida che evidentemente si paga con lo scotto di avere una rosa corta, con poca qualità e molti reduci dai trionfi passati, terribilmente affamati da abbracciare il credo di un allenatore che dal mercato di gennaio, per intenderci, ha avuto in dote il solo Kucka, capace di innalzare il livello di una rosa ridotta all’osso da guai fisici in tutti i reparti. La lista degli infortunati del Parma, a Reggio Emilia, era più lunga rispetto a quella della spesa che De Zerbi, con ogni probabilità presenterà al suo capo a fine anno. Per ripartire.

De Zerbi, il predestinato, celebrato da tutti e indicato come il nuovo portatore di guardiolismo. Roberto De Zerbi, che con il Sassuolo fa faville. Incanta e spende. Secondo Transfertmark.it, il Sassuolo vale 155 milioni di euro. Nella partita contro il Parma il tecnico nero verde ha potuto contare sul lusso di tenere fuori gente come Duncan (non al meglio) Brignola e Di Francesco, Sensi e Djuricic, tutta gente che a D’Aversa avrebbe fatto molto comodo. Rogerio, terzino mancino valutato 8 milioni di euro (Faggiano con 5 ha impacchettato a D’Aversa la rosa) era fuori. Giocava Peluso. Matri e Babacar (per il quale Carnevale ha sborsato dieci milioni di euro più il prestito di Falcinelli) si sono avvicendati nel corso di una gara pareggiata dal Parma grazie alle parate di Sepe.

La forza d’urto del Sassuolo è questa: braccia armate per competere – questo era l’obiettivo di partenza – con la Samp per un posto in Europa, da raggiungere grazie al bel calcio di De Zerbi. E invece anche De Zerbi, portato in trionfo dopo una retrocessione ‘spettacolare’ con il Benevento, un esonero con il Palermo dopo la striscia più lunga di partite senza vittorie nella storia rosanero (sette), e un campionato di Lega Pro perso in finale play off dal suo Foggia contro il Pisa di Gattuso, si trova a lottare per non andare giù: ha due punti in più del Parma e sta puntando con forza la Fiorentina per raggiungerla (quota 40).

Ha vinto 8 partite, una in meno del Parma, segnando 46 gol e subendone 51, uno in più rispetto ai crociati. Lontani due punti. Il Parma, con una rosa che vale circa 80 milioni di euro (dati Transfermarkt.it), senza il suo attaccante titolare (Inglese), il suo capitano (Alves), con Gervinho a mezzo serbatoio, Biabiany infortunato e Grassi scomparso dai campi a dicembre, dista solo due punti dal Sassuolo? A occhio, potrebbe essere un buon risultato. Ma non per tutti è così. Perché c’è calcio e calcio.

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