Parma, non è tutto da buttare

La sconfitta con l'Inter ha abbassato il morale della squadra ma inizia una settimana chiave che porta allo scontro salvezza

Kucka e Bruno Alves a colloquio con Giacomelli - foto Ansa

La sconfitta contro l’Inter ha lasciato a D’Aversa una febbre da cavallo. Nel vero senso della parola, dato che il tecnico ha saltato la seduta di allenamento lasciandola governare al suo vice Andrea Tarozzi perché bloccato da un’influenza che lo ha costretto ad assentarsi. Per una volta il sergente di ferro ha dovuto mollare e riscoprirsi vulnerabile. Vulnerabile era stato il suo Parma sabato sera, in una notte in cui molti, dopo un primo tempo condotto alla pari con l’Inter se non addirittura con qualcosa in più rispetto ai nerazzurri, avevano pregustato l’idea dello sgambetto viste le condizioni dimesse degli avversari che invece, nel secondo tempo, complice l’atteggiamento remissivo del Parma, hanno preso campo uscendo con buon piglio dagli spogliatoi e facendo prevalere la loro forza fisica e tecnica.

Spalletti, al contrario di D’Aversa, ha potuto attingere dalla panchina, ripescando la qualità di Martinez che, trascinato dalla ‘vampata’ del Ninja, ha messo ko i crociati che hanno provato poi a reagire timidamente (la girata di Inglese ha fatto il solletico ad Handanovic) prima di alzare bandiera bianca e tirare un sospiro di sollievo quando Vecino e Brozovic hanno mancato il raddoppio per un soffio. Il palo ha tenuto in vita il Parma che, nel frattempo, si era sciolto e aspettava la fine della partita per pensare direttamente a quella con il Cagliari. E ripartire, ovviamente, dalle cose buone che in 45’ si sono viste al Tardini, dove non si vince dal 25 novembre. E alla prossima c’è il Napoli.

Prima però c’è Maran, in bilico e costretto a vincere o comunque a fare risultato. Il Parma non butta tutto della sfida con i nerazzurri. Salva almeno il primo tempo, quello in cui i ragazzi di D’Aversa hanno imbrigliato per bene l’Inter, costretta spesso a un giro palla orizzontale e a non avere tempo per ragionare. Il pressing alto e coordinato che spezzava il possesso e serviva per lanciare Gervinho è servito a spaventare i nerazzurri, costretti a guardarsi le spalle e a stare più bassi del solito. L’ivoriano è risultato essere ancora un giocatore determinante che, se servito, sa fare male. Cosa che non è successa praticamente mai nel secondo tempo, quando il Parma ha perso i duelli e si è fatto portare dentro dalle giocate dell’Inter che hanno manifestato la superiorità tecnica e fisica in mezzo. Basti vedere come Nainggolan sia andato via dopo aver rubato al palla a Kucka e abbia percorso 40 metri palla al piede senza che nessuno lo contrastasse. Dettagli che fanno la differenza.

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