Parma, non è la prima volta che giochi su due fronti

C'è un precedente: il 18 maggio del 2014...

Novanta minuti per sperare ancora e credere nell’impresa. In un sogno che ha altissime probabilità di rimanere irrealizzato. Probabilità che si sono abbassate dopo l’harakiri di Cesena e che – dopo la vittoria con il Bari – sono alimentate da una ventata di ottimismo che cresce anche a fronte di un risultato sofferto ma che dà fiducia. L’ultima partita il Parma la gioca su due campi: a Spezia contro i liguri che dovranno esaudire il desiderio dei propri tifosi che hanno espressamente chiesto di evitare che gli altri festeggino sul proprio campo; a Frosinone dove il Foggia dovrà garantire impegno e carattere per rispettare le leggi non scritte di uno sport che – guardate quello che è successo all’Inter con il Sassuolo – resta ancora il più bello e imprevedibile. Giocare su più fronti è già successo al Parma. Sempre a maggio, sempre il 18 con l’estate alle porte: nel 2014 i crociati di Donadoni si giocavano l’ingresso in Europa League, una destinazione mai raggiunta per colpa di una gestione fallimentare in un Tardini strapieno che applaudiva la doppietta di Amauri e teneva il fiato sospeso fino al 92’ aspettando notizie confortanti dalla diretta concorrente per un posto in Europa. Il Torino di Ventura se la stava vedendo nel frattempo con la Fiorentina, al Franchi.

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A bocce ferme i granata avevano un punto in più, il Frosinone due, rispetto a un Parma che aveva solamente un risultato a disposizione: la vittoria. Che poteva anche non bastare. Con il Toro a 56 punti e il Parma a 55, servivano due risultati. Un pareggio al Franchi che arrivò grazie a un errore di Cerci dal dischetto ipnotizzato da Rosati e una vittoria al Tardini che diede inizio alla festa del Parma. Una festa mesta, che durò pochissimo. Il tempo di indossare una maglia celebrativa prima di aprire la porta a quello che sarebbe stato il più grande fallimento sportivo della storia. Ma venerdì di storie se ne potrebbero raccontare ancora. 

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