Lavoro: Parma è seconda provincia italiana per tasso di occupazione

Presentati i dati al quarto trimestre 2013. Continuano la sofferenza dell'economia locale e il calo dei rapporti di lavoro, ma si riprende ad assumere. In questo quadro, comunque, Parma è seconda provincia italiana per tasso di occupazione

La crisi al suo punto più difficile, di minimo, ma nello stesso tempo, dalla seconda parte dell’anno, anche qualche piccolo segnale di inversione di tendenza. Ciononostante, però, è ancora presto per parlare di ripresa: i numeri non lo consentono. È la fotografia del 2013 secondo l’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia, che oggi ha presentato alla Commissione provinciale di concertazione i dati aggiornati al quarto trimestre 2013. Numeri che raccontano di un territorio duramente colpito ma non annientato dalla crisi, pronto anzi a cogliere ogni pur piccola occasione per provare a invertire la rotta.

“Ci sono dati preoccupanti, perché è chiaro che c’è un salasso sotto il profilo dell’occupazione, anche se qualche luce sembra esserci – ha esordito il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari -. Certo concludiamo un quinquennio che si è caratterizzato come il momento più difficile per la realtà economica e non solo”.

“Il 2013 è l’anno più difficile della crisi, e Parma di questa crisi ha subito i colpi, anche se abbiamo dimostrato di essere uno dei territori italiani più capaci di resistere. Un territorio che nel 2013 ha mostrato questa capacità, e nel secondo semestre, pure con un bilancio di 1345 posti di lavoro persi, ha registrato un aumento della domanda di lavoro”, ha commentato l’assessore provinciale alla Formazione professionale e alle politiche attive del lavoro Manuela Amoretti, che ha ricordato “il dato che l’Istat ci ha consegnato, dal quale emerge che Parma si colloca al secondo posto tra le province italiane per occupazione complessiva e per occupazione femminile”.

Troppo presto, comunque, per parlare di ripresa: “Più che di ripresa possiamo forse parlare di rimessa in moto: una rimessa in moto che è comunque ancora molto incerta”, ha spiegato il responsabile dell’Oml Pier Giacomo Ghirardini, che ha illustrato i dati elaborati con Monica Pellinghelli.

Il dato più interessante della seconda metà dell’anno è l’incremento delle assunzioni, con una variazione positiva sia in termini tendenziali (2,4% nel terzo trimestre e 9,1% nel quarto) sia in termini congiunturali (3,3% e 2,8%): un incremento che si è prodotto in primis nel manifatturiero, e in particolare nel comparto legato alla lavorazione del pomodoro, ma che da solo non può comunque autorizzare a parlare di ripresa. Tutt’altro. In primo luogo perché le cessazioni dei rapporti di lavoro sono ben lungi dal risolversi: - 593 posti di lavoro alle dipendenze nella seconda parte del 2013, che sommate ai 752 già persi nella prima metà dell’anno portano a un complessivo -1.345 (di cui -595 nel manifatturiero). Non si dimentichi che già nel 2012 si erano perse 564 unità.

Dei 1345 complessivi, 1.222 dei rapporti persi sono nelle attività industriali. Oltre al manifatturiero, sul quale quindi i dati positivi delle assunzioni non riescono a pesare davvero, male anche il settore delle costruzioni (-610 rapporti di lavoro), nel quale non si coglie alcuna ripresa delle assunzioni.
Tiene, invece, il settore della fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici, molto focalizzato sull’export, pur senza incrementi significativi delle assunzioni: l’incertezza della ripresa fa sì infatti che in questo come in altri settori si ricorra molto all’outsourcing. Ecco quindi i dati positivi dell’area del lavoro somministrato e dei servizi alle imprese, con una crescita delle assunzioni del 18,3% e del 7,1%, e saldi assunzioni-cessazioni positivi per 164 e 298 unità.

Panorama poco consolante anche nel settore di alberghi e ristoranti (-592 rapporti di lavoro), nel commercio (saldo negativo di 207 unità fra imprese iscritte e cessate), nella pubblica amministrazione (-111 un unità fra assunzioni e cessazioni), fatta eccezione per sanità e servizi sociali in lieve saldo positivo. In controtendenza l’istruzione, con un saldo di 409 unità fra assunzioni e cessazioni e un +11,3% nelle assunzioni, in gran parte dovuto, pare, alla frammentazione degli  incarichi a tempo determinato per i docenti.

Il problema maggiore resta comunque la disoccupazione, che a Parma è ai livelli più alti mai registrati da quando ci sono le rilevazioni statistiche. Il numero delle persone in cerca di occupazione è passato da 14 mila unità nel 2012 a 16 mila nel 2013 (9 mila maschi e 7 mila femmine), il tasso di disoccupazione dal 6,3% del 2012 al 7,5% nel 2013. Su livelli mai registrati prima anche la disoccupazione giovanile: 19,2% nel 2012 e 22,8% nel 2013, livelli che sono comunque la metà di quelli nazionali (40,0%) e assai inferiori pure alla media regionale (33,3%).

Pur in questo quadro complicato, comunque, i dati Istat dicono appunto che Parma regge meglio di altri. Sebbene le graduatorie in tempo di recessione vadano prese ancor più con le molle, infatti, Parma nel 2013 (fonte Istat) risulta la seconda provincia italiana per tasso di occupazione totale (68,8%) e per tasso di occupazione femminile (63,3%), superata solo da Bolzano: nel 2013 il tasso di occupazione totale supera di oltre 13 punti percentuali quello nazionale (55,6%) e di due punti e mezzo quello regionale (66,3%), e quello di occupazione femminile di 17 punti quello nazionale e di oltre 3 punti e mezzo la media regionale (59,6%).

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