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Mercato del lavoro, timidi segnali di ripresa nel parmense

Il vice presidente della Provincia, Pier Luigi Ferrari: "Trend incoraggiante, ma non ancora sufficiente. Basti pensare che abbiamo 35 tavoli istituzionali aperti su aziende in crisi"

E' una informazione importante quella che viene dal rapporto dell'Osservatorio del Mercato del lavoro presentato oggi in Provincia a Parma, perché disegna un'inversione di tendenza attesa e significativa: la fine della fase in cui si sono persi tantissimi posti di lavoro ( circa 3000 fra 2008 e 2009) a causa della crisi e l'avvio di una nuova fase di crescita della domanda di occupazione. Anche se questo non vuol dire che si siano recuperati tutti i posti "bruciati" dalla crisi, sembra che il "sistema Parma" abbia agganciato in anticipo la ripresa rispetto alla media regionale e nazionale, una evoluzione positiva che convive però con le difficoltà ancora presenti sullo scenario provinciale.

E' su questa compresenza di più elementi che hanno insistito questa mattina il vicepresidente Pier Luigi Ferrari e l'assessore Manuela Amoretti, i due amministratori della Provincia di Parma che da due anni seguono direttamente con i tavoli l'andamento della crisi promuovendo i cosiddetti pacchetti anticrisi, per ridurne gli effetti. Qualcosa di buono a Parma è comunque successo, dicono i dati dell'Oml, la cui analisi è stata illustrata questa mattina da Pier Giacomo Ghirardini, responsabile dell'Osservatorio della Provincia.

Per citare alcuni elementi: nel primo semestre 2010 gli avviamenti al lavoro sono aumentati del 14,4%. Nel periodo compreso fra il secondo semestre 2009 e il primo semestre 2010, il saldo fra avviamenti al lavoro e cessazioni dei rapporti di lavoro torna positivo con circa 725 unità. Il rilancio della domanda di lavoro è determinato, in primo luogo, dal traino dei mercati esteri. Una ripresa dunque delle domanda di lavoro dipendente, ma innanzitutto attraverso le tipologie flessibili, come le assunzioni a tempo determinato e che riguarda sia gli uomini che le donne, spalmato su più fasce di età.

"Ci sono segnali incoraggianti ma non ancora sufficienti per farci dire che siamo fuori dal tunnel, basti pensare che solo quest'anno sono già 35 i tavoli istituzionali aperti su aziende in crisi. Per questo intendiamo continuare a operare con molta tenacia, insieme ai soggetti che con noi hanno condiviso questo sforzo". Lo ha sottolineato il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari che questa mattina ha aperto l'incontro di presentazione del Rapporto.

"La ripresa della domanda di lavoro dipendente è una notizia importante, una tendenza alla quale pensiamo abbia contribuito una reazione di sistema che abbiamo sviluppato da subito, un lavoro grande e condiviso che ha dato i primi risultati. La strada è lunga e il rapporto mette in guardia dai rischi perché non significa che tutta la disoccupazione che la crisi ha creato a Parma sia stata riassorbita.. E' un momento cruciale e non molliamo la presa" - ha aggiunto Manuela Amoretti, assessore alle Politiche del lavoro e Formazione professionale sottolineando che adesso l'impegno va rivolto per fare sì che i cicli di cassa integrazione che andranno a conclusione nei prossimi mesi e che coinvolgono oltre 1200 lavoratori si concludano con il rientro in azienda di quei lavoratori.

CGIL: L'USCITA DALLA CRISI E' LONTANA

“Dai dati raccolti - spiega Fabrizio Ghidini, segretario confederale della Cgil territoriale - emerge un elemento senza dubbio importante: negli ultimi 12 mesi si è evidenziata un’inversione di tendenza rispetto alle assunzioni, con una ripresa degli avviamenti al lavoro nel territorio provinciale. Crediamo che questo dato non vada enfatizzato e che di per sé non rappresenti il segnale di un’imminente uscita dalla crisi”.

A questo proposito – aggiunge Ghidini – vanno fatte alcune distinzioni. Innanzi tutto, la ripresa si registra maggiormente in alcuni settori, con particolare riferimento al commercio e al terziario (sia quello tradizionale, come il facchinaggio, che quello avanzato, come quello dei servizi di supporto alle imprese); per quanto riguarda l’industria, la crescita dell’occupazione interessa soprattutto l’alimentare, il metalmeccanico e il farmaceutico, ovvero i comparti quelli maggiormente orientati all’export. Va tuttavia evidenziato che, al contrario, l’edilizia non risente di questo trend positivo, avendo subito una forte battuta d’arresto a causa, soprattutto, del calo delle commesse pubbliche e delle difficoltà delle famiglie ad investire”.

“Vi è poi un’altra riflessione da fare – prosegue il segretario confederale -: attualmente nel nostro territorio vi sono quasi 3mila lavoratori in cassa integrazione ordinaria o straordinaria o che comunque usufruiscono di ammortizzatori sociali in deroga. Tenendo presente che fra poco tempo gli ammortizzatori sociali ordinari termineremmo e quelli in deroga scadranno il 31 dicembre, vi è il rischio concreto che vi sia un nuovo picco di disoccupati, a meno che il governo non adotti i provvedimenti del caso prorogano gli ammortizzatori in deroga. Ed è anche necessario che, a livello locale, proseguano tra parti sociali e istituzioni quel confronto serrato e quella collaborazione che hanno permesso negli ultimi due anni di attutire nella maggior parte dei casi di crisi aziendali le gravi ricadute occupazionali che si potevano temere”.

Un altro elemento critico, secondo la Cgil, è legato alla constatazione che molte delle aziende che hanno ripreso le attività, stanno operando con personale esterno o, quando ricorrono ad assunzioni dirette, lo fanno prediligendo i contratti a tempo determinato (mentre i rapporti di lavoro a tempo indeterminato registrano un –6%). “Sono meccanismi che andranno monitorati attentamente – osserva ancora il segretario Cgil – per evitare che scelte “congiunturali” si trasformino in una tendenza “strutturale” delle imprese che modificherebbe radicalmente il mercato del lavoro così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi”.
 

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