Sutherland alla Magnani Rocca: il pittore che smascherò la natura

In mostra dall'8 settembre al 9 dicembre a Mamiano di Traversetolo: curata da Stefano Roffi, l'esposizione presenta un'attenta selezione di opere provenienti da collezioni private e in parte mai esposte

Mancando da molti anni in Italia una mostra dedicata a Graham Sutherland, la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Pr) riporta all’attenzione del pubblico le vicende dell’artista londinese che, al pari dell’amico-rivale Francis Bacon, è considerato uno dei capiscuola della pittura britannica, molto apprezzato anche dalla critica italiana: a lui hanno dedicato importanti monografie storici dell’arte quali Francesco Arcangeli, Roberto Tassi e Giovanni Testori.

Grande interprete moderno della pittura di paesaggio, Graham Sutherland (1903-1980) si confronta con i pittori delle sue terre d’origine e si definisce “erede spirituale di John Constable”, in virtù del suo interesse per il concetto di natura elaborato dal Romanticismo. L’attenzione per il paesaggio, in particolare quello del Galles, lo porta a condurre una lettura critica della tradizione pittorica, senza allontanarsene ma affrontandola dall'interno. Se gli esordi risentono degli influssi del neo-romanticismo inglese, dagli anni ‘30 la sua pittura si carica di una drammaticità che la rende inquietante e visionaria tanto da farla accostare alla corrente surrealista con cui condividerà la Mostra Internazionale del 1936 a Londra, mostrando influssi di Picasso e di Klee.

Sutherland sembra collegarsi soprattutto alle fonti primarie del Romanticismo, alla poetica del "sublime" di Blake, ma nella sua declinazione più amara, un "sublime" negativo espresso attraverso dissonanze cromatiche, segni netti dove tutto appare "dramma e lacerazione", anche in conseguenza dell'esperienza della guerra. Dal 1940 al 1945 viene infatti incaricato ufficialmente di testimoniare in pittura gli orrori del conflitto come "artista di guerra" insieme a Moore e Nash.
 


Nascono così le Devastations, visioni fosche e allucinate delle città inglesi distrutte dai bombardamenti, nelle quali affiorano nuove forme create dal sovvertimento bellico, vero oggetto dell'indagine dell'artista. Come riflessione tragica al termine di questo periodo si dedicherà a soggetti religiosi, in particolare alla passione e alla crocifissione di Cristo, icone del destino umano, giungendo a realizzare la nota Crocifissione per la chiesa di St. Matthew di Northampton e, più avanti, l'arazzo del Cristo in gloria nella Cattedrale di Coventry. Fama e riconoscimenti gli vengono tributati già a partire dall'immediato dopoguerra con mostre ed eventi a livello internazionale.

Nel dopoguerra riprende la sua ricerca sulla natura nel sud della Francia, utilizzando la pittura come strumento per la ricerca della verità che si nasconde dentro le cose. Dipinge senza gli infingimenti propri del naturalismo tradizionale, rassicurante anche nel rappresentare una tempesta, lasciando invece intendere di possedere il potere terribile di aprirci gli occhi, di farci conoscere le forme vere e le intenzioni spietate della natura, i suoi disegni oscuri e devastanti, il suo potere assoluto e ineffabile.

Non meno interressanti delle sue visioni della natura sono i ritratti, dove i volti sono indagati come si trattasse di brani di paesaggio, a testimoniare una continua ricerca della verità, che è una verità interiore: un movimento della testa o del corpo, un corrugamento della fronte o un'espressione del volto sono sufficienti a rivelare le pene, i turbamenti di un'intera esistenza. Emergono così inconsueti ritratti di amici, ma anche di personaggi noti, come lo statista Winston Churchill, dove l’esercizio della pittura non ha nulla a che fare con l’adulazione, ma intende cogliere nelle fattezze umane i segni organici dell'esercizio di una strenua volontà di successo e potenza, spesso con pennello inesorabile, al punto che la moglie di Churchill, turbata, distruggerà il ritratto.

Curata da Stefano Roffi, la mostra presenta un'attenta selezione di opere provenienti da collezioni private ed in parte mai esposte, che vanno a costituire un percorso allestito nei saloni della celebre "Villa dei Capolavori", accanto alle opere di Dürer, Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Monet e Renoir.

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La mostra

Dove - Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma), dall’8 settembre al 9 dicembre 2012.
Orario - Dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17); sabato, domenica e festivi 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Biglietti - Intero 9 euro (valido anche per le raccolte permanenti); ridotto 5 euro (per le scuole).
Informazioni e prenotazioni gruppi - Tel. 0521 848327 / 848148; Fax 0521 848337;
info@magnanirocca.it; www.magnanirocca.it

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