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Al Teatro Regio vince la Greasemania

Danny, Dandy le auto e la brillantina, i giubotti di pelle e le gonne a ruota. A Parma due sere in compagnia della semplicità e dei valori autentici di un'epoca che fuori dal Teatro è lontana anni luce

Danny, Dandy e il rock’n’ roll. Macchine rombanti e gelatina. Il Teatro Regio è stato letteralmente coinvolto in un’armonia naturalmente nostalgica ma efficace, capace di tenere incollate sulle poltroncine della platea e nei palchi laterali, tutti, senza esclusione di posto, gli spettatori che hanno accolto il ritorno di Grease con calore e tanta partecipazione. Nelle due serate, 19 e 20 aprile, il Regio traboccava di gente, tanti quelli rimasti all’asciutto che non hanno potuto assistere all’esaltazione di quei mitici anni ’70 fatti rivivere in maniera magistrale prima da Jhon Travolta e Olivia Newton in televisione, poi, dopo tante ‘imitazioni’ di varie gruppi teatrali, da La compagnia della Rancia che lo porta per sui palcoscenici dal 1997, riscontrando tra l’altro 18 anni di successi e applausi. Come quelli che il Tempio della lirica, esaurito in ogni ordine di posto, ha riservato allo spettacolo che racconta un mondo di amore, amicizia e semplicità, di automobili rombanti con le quali si passava sotto casa delle ragazze per tentare di rubare il loro cuore, che esalta la brillantina consumata a chili da quelle generazioni e non solo, per tenersi su il ciuffo e rapire i sentimenti delle amate. Circa 165 interpreti per raccontare quei mitici anni (la vicenda è del 1950, ma ha debuttato sugli schermi ed è stata resa celebre dalla grandissima interpretazione di Jhon Travolta e Olivia Newton) in cui tutto pareva fosse più semplice e genuino, in cui non c’era l’ossessione dell’apparire, o meglio, non era ricercata a tutti i costi, e si cercava più che altro di essere. Quell’essere che può essere rivisto, con molti forzature anche nel nostro tempo, perché forse tutti i numerosi ragazzi seduti in platea si saranno sentiti, per una o due sere, Danny o Dandy, il ritratto della semplicità e di quei sentimenti che dovrebbero essere il sale della vita. Amicizia e amore, spensieratezza, a tratti, ricchezze e tesori ora semi sconosciuti. Stiamo parlando di due epoche diverse, chiaro, ma la Greasemania impazza ancora oggi a circa quarant’anni di distanza, perché sulle note Grased Ligthnin parecchi hanno viaggiato indietro nel tempo, cercando di abbracciare nostalgicamente storie d’amore, amicizia e genuinità di un’epoca che, appena fuori dal Teatro Regio, appare lontano anni luce.  

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