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Well-Fare: per un sociale più equo

Anmic, Cgil, Cisl e Uil si sono confrontati su un nuovo modello di welfare, invocando un sistema di servizi sociali integrato, ma con una forte governance pubblica che si occupi direttamente della formazione, del coordinamento, della selezione e della valutazione degli operatori specializzati

Prima l’intervento di tre esperti, dal mondo della formazione, istituzionale e accademico. A seguire una tavola rotonda, dove diverse anime si sono confrontate sui temi presentati nelle relazioni iniziali, proponendo la costruzione di un nuovo modello di welfare per la città di Parma, aprendo alla riflessione e al dibattito, di fronte a una platea di rappresentanti di istituzioni, enti, forze politiche e, soprattutto, associazionismo cittadino.

Questo è stato “Well-Fare: per un Sociale più equo”, organizzato sabato 26 novembre, Parma al Mercure Stendhal Hotel, dal comitato provinciale dell’Anmic, la più grande associazione italiana di tutela dei diritti dei disabili, insieme ai sindacati CgilCisl e Uil. Un titolo che è un gioco di parole che richiama al welfare e a un lavoro fatto bene.

Ad aprire il convegno, moderato dal giornalista Gabriele Balestrazzi, è stata la relazione di Fabio Cola, consulente e formatore in ambito organizzativo, che ha posto l’accento sull’importanza di considerare possibile e doverosa la gestione del welfare locale a prescindere da logiche di bandi al massimo ribasso e sulla rilevanza della formazione, all’interno di un welfare a indirizzo pubblico, competente, responsabile e partecipativo, attraverso l’ascolto e la condivisione con associazioni e famiglie.

Marco Arlotti, ricercatore di sociologia economica al Politecnico di Milano, ha focalizzato l’attenzione sul rapporto tra servizi domiciliari e cura informale, in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione, tra crescente ricorso a forme di assistenza esterna alla rete familiare (le cosiddette “badanti”) e nuove prospettive di governance pubblica in termini di promozione della “vita indipendente”. In relazione a quest’ultimo aspetto, si è parlato anche di promozione di nuove soluzioni abitative in relazione ai bisogni specifici delle persone anziane: per esempio, forme di convivenza “giovani-anziani” o “anziani-anziani”, oppure forme di residenzialità leggera intermedia fra il domicilio e l’inserimento in struttura nei casi più gravi.

Gino Passarini, responsabile del Servizio politiche familiari infanzia e adolescenza della regione Emilia Romagna, ha invece affrontato il tema dei servizi all’infanzia, proponendo un modello educativo universale e inclusivo.

Gli spunti offerti dai tecnici sono stati poi discussi e sviscerati durante la tavola rotonda, alla quale hanno partecipato gli organizzatori (Walter Antonini, vicepresidente Anmic Parma; Massimo Bussandri, segretario generale Cgil Parma; Matteo Fiori, coordinatore del settore politiche sociali Cisl Parma Piacenza; Mariolina Tarasconi, segretario aggiunto Uil Parma e Piacenza), Laura Rossi, Assessore al Welfare del Comune di Parma, Loretta Losi, Dirigente Legacoop Emilia Ovest e Ruggero Manzotti, Rappresentante Assemblea degli Educatori.

Tirare le somme dell’incontro è spettato a Walter Antonini di Anmic: “Auspichiamo un welfare consapevole, responsabile, competente e con una forte governance pubblica, in termini di coordinamento, controllo, verifica e, soprattutto di formazione, cosa diversa dalle mera informazione – ha spiegato -. Un welfare pubblico, che sappia servirsi del privato specializzato in maniera equilibrata e attraverso bandi che prescindano da logiche del massimo ribasso, e che sappia ascoltare associazioni e famiglie, con un volontariato sussidiario e non sostitutivo delle figure professionali necessarie. Un welfare, quindi, che sia partecipativo a tutti gli effetti”.

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