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"Mancate convenzioni nidi: perdita di tre finanziamenti per le paritarie e lunghe liste attesa"

L'ex sindaco di Parma, Vignali: "La cosa che stupisce è che si annuncino oggi ad oltre un anno dall’avvio della nuova amministrazione e a liste chiuse e scuole iniziate probabili convenzioni per il futuro"

“Le mancate convenzioni con le paritarie non solo hanno determinato una preoccupante lista d’attesa ma hanno anche pregiudicato la possibilità per le paritarie di beneficiare di tre importanti finanziamenti per i nidi: fondi strutturali (che in passato sono arrivati quasi ad 1 milione di euro), sconti sulle tariffe per famiglie (“al nido con la regione”) e la possibilità di beneficiare di finanziamenti per aumentare i posti di nido (450 euro al mese a bambino)". Lo scrive in una nota Pietro Vignali, ex sindaco di Parma e oggi Consigliere di minoranza del Comune. "Si tratta di tre fondi regionali ai quali le paritarie possono accedere solo a condizione che abbiano stipulato convenzioni con i comuni. Convenzioni che in questo caso per il comune sono a costo zero e che consentirebbero di ridurre le liste d’attesa e migliorare l’offerta educativa grazie al contributo delle paritarie che alcuni giorni fa hanno deciso di fare fronte comune contro l’amministrazione. I dati definitivi sulle liste d’attesa confermano quello che in tempi non sospetti avevamo denunciato con una interrogazione dello scorso aprile che faceva seguito a due ordini del giorno presentati lo scorso dicembre durante la discussione sul bilancio.  La cosa che stupisce è che si annuncino oggi ad oltre un anno dall’avvio della nuova amministrazione e a liste chiuse e scuole iniziate probabili convenzioni per il futuro. Stupisce anche perché nonostante la Fism avesse già lo scorso anno manifestato la disponibilità a rendere disponibili in tempi rapidi 200 posti nelle scuole materne e ad aprire strutture di nido non ha inspiegabilmente ricevuto ad oggi nessuna risposta concreta dal Comune. Le conseguenze di questa inerzia sono sotto gli occhi di tutti. Liste d’attesa lievitate con più di 1200 bambini che rimangono fuori.  Una “ferita aperta” per la nostra città e per il sistema di welfare visto anche il contesto sociale e le dinamiche demografiche. Una lista d’attesa cosi lunga rappresenta infatti un ostacolo al lavoro e alla propensione a fare figli delle donne con il rischio che in prospettiva il sistema di welfare diventi insostenibile e possa implodere.

Per questo ci saremmo aspettati maggior attenzione nei confronti delle problematiche delle famiglie che in passato avevamo affrontato in modo sistematico diventando città modello con progetti come quoziente familiare e agenzia per la famiglia. In quel contesto avevamo investito su un sistema educativo integrato con strutture statali e paritarie che operavano fianco a fianco anche grazie a un contributo annuo di oltre 400.000 euro (che garantiva libertà di scelta a oltre 200 nuclei familiari) ad integrazione delle rette agevolate assegnate alle famiglie che frequentavano le scuole dell’infanzia paritarie gestite da enti aderenti alla FISM.  

L’auspico è che si accolga rapidamente la disponibilità di Fism in modo da dare una risposta veloce alle famiglie e che si possa arrivare ad sistema integrato 0-6 anche attraverso l’accreditamento dei privati. Investire su nuove strutture non è sufficiente e non di certo nell’immediato. Sicuramente utile, come previsto nelle nostre mozioni dello scorso dicembre, sarà aumentare i posti previsti per la fruizione per nidi e scuole dell’infanzia del tempo prolungato e favorire anche la realizzazione di nidi aziendali proseguendo un percorso già tracciato in passato con aziende sanitarie e istituti bancari”.

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