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Incontri contro l'omofobia, presentato il libro di Cristina Chiari

La legittimità delle diverse forme familiari, e quindi anche relativamente alle coppie omosessuali, è il punto da cui l'autrice è partita non attraverso testimonianze ma basandosi su studi e ricerche

Uno spazio intimo, quello dell'Oratorio Novo della Biblioteca civica, adatto ad accogliere quella che si è sviluppata più come una conversazione partecipata col pubblico più che una semplice presentazione di un libro. L'incontro con Cristina Chiari si inserisce ell'ambito del proseguimento degli appuntamenti organizzati per la Giornata mondiale contro l'omofobia. Psicologa e psicoterapeuta, il suo interesse per l'omosessualità nasce dallo sviluppo della sua tesi di laurea, in un periodo di dibattiti particolarmente accesi in Italia.

"Il 2000 è stato un anno di svolta per i movimenti gay e lesbiche, sfociato nel grande evento del gay pride di Roma, portando avanti una lotta per ribadire i propri diritti". . La settimana contro l'omofobia è in realtà un osservatorio che mira a mettere in luce tutto questo, nato dalla volontà dei diversi enti che lo hanno promosso, per capire quale sia la realtà presente a Parma e provincia. Rispetto a qualche decina di anni fa, si è arrivati a grossi passi avanti in merito agli studi sull'omogenitorialità. Si tratta di un tema di grande dibattito, afferma l'autrice, non relegato al solo ambito scientifico ma esteso anche alla sfera politica.

"E' stato difficile superare quell'etichettamento di derivazione ottocentesca, che vedeva la malattia nell'essere omosessuali". Tuttavia, sono ancora presenti forti difficoltà in ambito sociale, anche a Parma. "Si può vedere tranquillamente una coppia eteroosessuale passeggiare mano nella mano sotto i portici di via Mazzini, magari fermarsi anche per scambiarsi effusioni". Il matrimonio, la procreazione, la possibilità di adottare dei figli, sono solo alcune delle situazioni che accentuano le differenze di vita, assieme anche alla componente religiosa che influenzerebbe, secondo quanto dimostrato da una serie di ricerche, le dinamiche nei rapporti personali. Difficoltà non unilaterali, riguardanti solo chi vive il percorso di consapevolezza della propria omosessualità. Paradossalmente, secondo alcuni sondaggi effettuati su giovani e genitori adulti, è risultato come ci siano maggiori difficoltà nell'eleborazione della "novità" da parte dei genitori, perchè se i figli cercheranno un dialogo, un contatto con i loro coetanei, i genitori non individuano facilmente figure con le quali confrontarsi, e nella maggiorparte dei casi vedono lo psicologo come unica alternativa per parlarne.

Criticata la pratica delle terapie riparative, che dovrebbero, secondo quanto professato da figure non facenti parte dell'Ordine, operare una trasformazione di orientamento da omosessuale a eterosessuale. "Non solo non hanno effetto, sostiene Chiari, ma possono essere dannose. I campioni sono quasi sempre casi di persone borderline, che non sono riuscite a sviluppare una personalità propria. Il rischio è di incorrere a problematiche gravi come la depressione o anche il tentativo di suicidio, come dimostrato da alcuni casi". Il punto cardine del libro di Chiari e Borghi, è nel considerare l'omosessualità non come una variabile, ma come identità sociale, che riguarda tutti.

"Il problema sono i pregiudizi - afferma Chiari - . Ma non il fatto di averli, perchè tutti ce li abbiamo, bisogna riuscire a tirarli fuori. Il problema vero sono i pregiudizi latenti, quelli frutto dell'appellarsi a messaggi universali per negare le differenze. Non si può dire che una coppia omossessuale sia come una coppia etero, bisogna focalizzarsi su quelle tipicità, sono proprio le specificità che contano per capire i meccanismi di una coppia e di una famiglia".

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