Il ritorno a casa di Pinter e Stein: al Teatro Due

Il ritorno a casa (The Homecoming) ha debuttato all’Aldwych Theatre con la Royal Shakespeare Company e la regia di Peter Hall il 3 giugno 1965. Qualità straordinaria dei lavori di Pinter e in particolare di questo testo è la capacità di stabilire un collegamento diretto con il subconscio collettivo: qui a emergere con forza è la rappresentazione della cieca violenza familiare e dell’irresistibile, atavico potere della femminilità. Interpretato dalla critica secondo i più disparati punti di vista (psicologico, etologico, linguistico, biografico), il suo pretesto narrativo è estremamente semplice: Ted, docente di un’università americana, porta la moglie Ruth a Londra per presentarla alla famiglia, composta dal padre Max, dallo zio Sam e dai fratelli Lenny e Joey, scatenando in questo nucleo familiare proletario reazioni sorprendenti.

Peter Stein vide Il ritorno a casa proprio nel 1965, rimanendo conquistato dalle possibilità espressive del testo, dai suoi dialoghi arguti e intelligenti e da una storia in cui i ruoli tradizionali venivano sovvertiti dall’unico personaggio femminile in scena. Il grande regista tedesco dirige oggi questo viaggio divertente e terribile costruito da Pinter come un “giallo”, nel quale lo spettatore è chiamato a scoprire le verità nascoste. Il ritorno a casa sarà in scena a Teatro Due martedì 17 e mercoledì 18 marzo alle ore 21.00. Lo spettacolo, dopo il debutto nell’ambito del 56esimo Festival di Spoleto del 2013, è in torunée per il secondo anno consecutivo con un cast d’interpreti di altissima qualità e talento, Paolo Graziosi, Alessandro Averone, Elia Schilton, Antonio Tintis, Andrea Nicolini, Arianna Scommegna, attori che furono già parte del grande progetto scenico de I demoni, sempre diretto da Stein.

Il ritorno a casa è forse il lavoro più cupo di Pinter, che tratta dei profondi pericoli insiti nelle relazioni umane e soprattutto nel rapporto precario tra i sessi. – ha affermato Peter Stein - La giungla nella quale si combatte è, naturalmente, la famiglia. I comportamenti formali, più o meno stabili, si tramutano in aggressività fatale e violenza sessuale quando uno dei fratelli con la sua nuova moglie ritorna dall'America. Tutte le ossessioni sessuali maschili in questa famiglia di serpenti si proiettano sull’unica donna presente. Nelle fantasie degli uomini, e nel loro comportamento, viene trasformata in puttana e non le rimane che la possibilità della vendetta, assumendo quel ruolo e soddisfacendo la loro bramosia più del previsto. Come sempre nei finali di Pinter tutto rimane aperto. L'immagine finale mostra la donna imponente, con gli uomini frignanti e anelanti ai suoi piedi e nessuno sulla scena e nell’uditorio saprà quello che può accadere. La famiglia comporta aspetti dei quali non si discute, non si può discutere, perché i rapporti contemplano aspetti naturali ma quasi “animaleschi”, dei quali è difficile anche solo parlare… Proprio come ci indica Pinter in questo Ritorno a casa: il malessere reciproco dei protagonisti li fa soffrire tutti, ma nello stesso tempo è ciò che li tiene uniti, insieme. L’elemento davvero conclusivo, l’uscita drammatica da quel groviglio, è solo in quella vistosa abdicazione dei maschi rispetto all’unica donna. D’altra parte, anche se pieni di caratteri insopportabili, quei personaggi sono nello stesso tempo anche commoventi. Penso proprio che Pinter abbia preso questa caratteristica da Cechov: anche lì i personaggi sono sempre degli illusi e velleitari, quasi patetici, ma è impossibile non commuoversi per loro, e per i loro irrealizzabili desideri. Informazioni e biglietteria 0521/289644 – biglietteria@teatrodue.org - www.teatrodue.org

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