Fermare il declino, Gian Marco Ferri nuovo coordinatore: "Faremo le pulci a Pizzarotti"

"Parma è un laboratorio nazionale -sostiene il coordinatore. In un'Italia soffocata dalla spesa pubblica e dalla pressione fiscale, qui le imprese e i lavoratori hanno saputo reagire con coraggio"

Il nuovo coordinatore Gian Marco Ferri

“Fare per Fermare il declino” ricomincia la sua battaglia, ripartendo dagli attivisti. Il movimento politico ha rinnovato i propri vertici, sia nazionali, sia locali, con la volontà di far sentire la propria voce per la riduzione delle tasse sul lavoro e la denuncia degli sprechi sulla spesa pubblica. A livello nazionale il nuovo coordinatore è il padovano Michele Boldrin, professore di Economia alla Washington University di Saint Louis. Anche il comitato di Parma ha dato il suo contributo alla riorganizzazione del movimento, facendo eleggere nella direzione regionale Riccardo Melloni, professore dell’università di Modena, nominato vicepresidente. Fra i delegati nazionali, che faranno parte dell’assemblea chiamata a scrivere il nuovo statuto e dettare gli indirizzi politici del movimento, sono stati chiamati la ricercatrice universitaria Ilaria Negri e il commercialista Alessandro Simonazzi. Infine, il comitato parmense di “Fare” ha eletto Gian Marco Ferri come proprio coordinatore provinciale.

“Parma è un laboratorio nazionale. – dichiara Gian Marco Ferri – In un’Italia soffocata dalla spesa pubblica e dalla pressione fiscale, qui le imprese e i lavoratori hanno saputo reagire, con sacrifici e coraggio. Ma le difficoltà affiorano, sempre di più. Se crolla Parma è il segnale che l’intero Paese non ce la può fare. Per questo, in una città laboratorio, in mano al M5S e alle prese con una regione da sempre governata dalle stesse persone, bisogna dare l’esempio, ridurre le tasse e burocrazia. Ci batteremo per questo e denunceremo gli sprechi della spesa pubblica, da quelli nazionali a quelli locali: faremo le pulci a Pizzarotti”.

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Il movimento politico “Fare per fermare il declino”, di matrice liberale e riformista, è stato fondato nello scorso autunno, e in poche settimane ha visto crescere i propri consensi fino ad arrivare a contare 70.000 iscritti. A febbraio, pochi giorni prima del voto, è scoppiato il caso dei falsi titoli accademici vantati da Oscar Giannino, uno dei volti più mediatici del movimento, che ha fortemente penalizzato il risultato alle urne. Dopo aver attraversato quella “tempesta”, “Fare per fermare il declino” si è riunito attorno ai fondatori e sostenitori, e si è dato una struttura, attraverso la partecipazione dal basso degli attivisti. In soli due mesi, c’è stata la mobilitazione di centinaia di comitati italiani, che hanno portato quasi seimila votanti prima ai Congressi regionali e poi a quello Nazionale, dove presidente è stato eletto a maggioranza Michele Boldrin. 

I punti di riferimento restano gli stessi. Sono i dieci temi fondativi del movimento: ridurre il debito, ridurre la spesa pubblica, tagliare la pressione fiscale, intervenire sul mercato del lavoro per eliminare l’”apartheid” fra lavoratori con contratto a tempo indeterminato e precari, contrastare i conflitti di interesse e i fenomeni di corruzione, migliorare i tempi della giustizia, incentivare il lavoro di giovani e donne, sostenere la scuola e l'università come volano dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni, e infine creare un vero federalismo, in cui le regioni siano responsabili in caso di sprechi di risorse. Nel movimento di Parma ci sono attivisti di diverse generazioni e di storie diverse fra loro. Ogni settimana ci sono riunioni nella sede di via Garibaldi 2. Chi vuole avvicinarsi al movimento per avere più informazioni visitare il gruppo facebook “Fare per fermare il declino – Parma

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