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Pubblicato su “Nature Ecology & Evolution” studio di genomica comparativa sui tartufi

Allo studio hanno partecipato tre ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma

Sull’ultimo numero della rivista Nature Ecology & Evolution sono stati pubblicati i risultati di un vasto studio di genomica comparativa condotto all’interno dei Pezizomiceti, una classe di funghi evolutivamente imparentati, ma che presentano stili di vita e caratteristiche morfologiche assai diversificate. Alcuni di essi, tra cui i ben noti ed apprezzati ‘tartufi’, crescono sotto terra e stabiliscono interazioni simbiotiche con diverse piante arboree, mentre altri crescono in superficie e spesso vivono in modo autonomo.

Lo scopo del lavoro, portato a termine da un consorzio di ricerca internazionale del quale hanno fatto parte anche tre ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Ateneo e che ha comportato il sequenziamento e l’analisi comparativa di 6 nuovi genomi fungini, è stato proprio quello di utilizzare l’analisi genomica per acquisire informazioni sulle basi molecolari delle suddette differenze di stile di vita.

Tra queste, la necessità dei ‘funghi simbiotici sotterranei’, come i tartufi, di farsi trovare, non solo dai tartufai, ma anche da animali (‘micofagi’) che provvedono alla disseminazione delle spore e alla propagazione di questi preziosi funghi, e anche quella di stabilire una interazione ‘amichevole’ con le piante che li ospitano.

Come spiega la prof.ssa Barbara Montanini, docente di Biologia Molecolare, che insieme alla dott.ssa Elisabetta Levati e al prof. Simone Ottonello ha partecipato a questo studio, «i tartufi, incluso il bianco pregiato Tuber magnatum, condividono genomi di grosse dimensioni contenenti un numero assai elevato di elementi genetici mobili (‘trasposoni’). Questi potrebbero aver aumentato in modo considerevole il tasso di diversificazione genica, a partire da un set basale di geni largamente condiviso tra i membri non-sotterranei e non-simbiotici dei Pezizomiceti e i tartufi, contribuendo così all’evoluzione dei tratti distintivi di questi ultimi». Tra questi, la perdita e/o l’inattivazione di geni ‘aggressivi’ in grado di degradare le pareti delle piante ospiti e la riprogrammazione di geni del metabolismo dello zolfo per consentire la produzione dei composti volatili solforati che rappresentano i costituenti essenziali dell’aroma dei tartufi, da questi utilizzati come ‘richiamo’ per gli animali micofagi e la disseminazione delle spore.

Nel loro insieme, le risorse genomiche e le nuove conoscenze generate da questo lavoro consentiranno un approccio più razionale e guidato allo studio dell’evoluzione dello stile di vita di questi funghi, che da secoli vengono apprezzati per le loro preziose caratteristiche ambientali, organolettiche e culinarie.

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