Lavaggi del cervello e finte relazioni per allontanare i bimbi dalle famiglie: coinvolti 4 parmigiani

Una psicologa, un'educatrice, uno psicologo e una neuropsichiatra sono coinvolti nell'inchiesta Angeli e Demoni

Quattro parmigiani, una psicologa le cui iniziali sono F.A., l'educatrice M.V.M., lo psicologo dell'Asl M.M., gli ultimi due sono stati interdetti dall'esercizio della professione per sei mesi, e la neuropsichiatra F.M., sono coinvolti nell'inchiesta denominata 'Angeli e Demoni'.

L'operazione, che è scattata ieri 27 giugno, ha scoperchiato un sistema criminale che sfruttava i bambini, che venivano strappati ai genitori sulla base di storie inventate e poi dati in affido. Una Onlus piemontese si occupava di sottoporli a cure private. Uno degli arrestati eccellenti è il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Secondo l'accusa gli abusi nei confronti dei piccoli venivano costruiti ad arte, i disegni venivano addirittura manipolati mentre i ragazzini venivano sottoposti a lavaggi del cervello per allontanarli dai genitori. Dietro agli abusi c'era l'obiettivo di fare tantissimi soldi: gli indagati avrebbero infatti beneficiato di migliaia di euro di finanziamenti regionali. In un magazzino i Carabinieri hanno trovato decine di lettere e regali che i genitori inviavano ai loro figli: gli indagati non li consegnavano ai bambini proprio per far credere ai bambini che erano stati abbandonati.

Angeli e Demoni: l'inchiesta 

Medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicoterapeuti, persino il sindaco di un comune della provincia di Reggio Emilia. In tutto diciotto persone – tra cui appunto il sindaco di Bibbiano e psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino – sono stati raggiunti da misure cautelari dai carabinieri di Reggio Emilia nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sulla rete dei servizi sociali della Val d’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. Dalle indagini è emerso che tra gli affidatari dei minori coinvolti c'erano anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Sono inoltre stati accertati due casi di stupro presso le famiglie affidatarie e in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento.

Sei persone sono state sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari, tra cui il sindaco di Bibbiano, la responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un'assistente sociale e due psicoterapeuti di una Onlus. Ulteriori otto misure cautelari di natura interdittiva sono costituite dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali e sono state eseguite a carico di altrettanti soggetti: dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori. Altre due misure coercitive del divieto di avvicinamento a un minore sono state eseguite a carico di una coppia affidataria accusata di maltrattamenti. Oltre 100 i carabinieri impegnati nell'esecuzione dell'ordinanza cautelare e di decine di perquisizioni domiciliari.

Lavaggi del cervello e falsi documenti per allontanare i bambini dalle famiglie

Secondo l’accusa, i minori venivano sottratti alle famiglie sulla base di documenti falsificati e “ore e ore di intensi lavaggi del cervello” intercettate durante “le sedute di psicoterapia effettuate sui minori, dopo che gli stessi erano stati allontanati dalla rispettive famiglie, attraverso le più ingannevoli e disparate attività”, con ad esempio i terapeuti travestiti da personaggi cattivi delle fiabe per convincere i bambini della cattiveria dei genitori nei loro confronti. L’inchiesta parla di relazioni mendaci, falsi ricordi di abusi sessuali indotti tramite impulsi elettrici, grazie a quella che veniva spacciata ai bambini come una “macchinetta dei ricordi”, disegni di bambini artefatti con l’aggiunta mirata di particolari con connotazioni sessuali. 

Questi erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini, in provincia di Reggio Emilia, anche di tenera età, al fine di allontanarli dai genitori, per poi mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento di una onlus piemontese. Un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro di cui beneficiavano alcuni degli indagati, mentre altri si avvantaggiavano a vario titolo dell'indotto derivante dalla gestione dei minori attraverso i finanziamenti regionali, grazie ai quali venivano, inoltre, organizzati anche numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio della onlus, in elusione del codice degli appalti e delle disposizioni dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Il sistema era consolidato, e ha portato all'apertura di un Centro specialistico regionale, per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti (che di fatto è risultata una costola della Onlus). Nel Centro specialistico veniva altresì garantita l'assistenza legale ai minori attraverso la sistematica scelta, da parte dei Servizi Sociali, di un avvocato, anch'egli indagato per "concorso in abuso d'ufficio", attraverso fraudolente gare d'appalto gestite dalla dirigente del Servizio, al fine di favorirlo.

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