Tangenti, undici arresti: Jacobazzi, Moruzzi, Iacovini e Bertoli in manette

Il secondo filone dell'inchiesta sulle tangenti nel verde pubblico, coordinata dal sostituto procuratore Paola Dal Monte, colpisce il comandante dei vigili, un dirigente comunale e il direttore generale di Iren

Il comandante dei Vigili Urbani Giovanni Maria Jacobazzi, l'ex presidente di Infomobility, ora responsabile del progetto Zero Emission City Carlo Iacovini, Mauro Moruzzi, dirigente del settore Ambiente del Comune di Parma, il direttore dell'Iren Mauro Bertoli, il presidente di Engioi Ernesto Balisciano sono stati arrestati questa mattina dalla Guardia di Finanza, insieme a cinque imprenditori e un investigatore privato. Il secondo atto dell'inchiesta 'Green Money' sulle tangenti nel verde pubblico, coordinata dal sostituto procuratore Paola Dal Monte, che l'anno scorso aveva  portato all'arresto di quattro persone tra cui il funzionario di Enìa Nunzio Tannoia, va a toccare la catena di comando di chi si occupava degli appalti per il verde pubblico e la manutenzione a Parma. Sono accusati di corruzione e di reati contro la pubblica amministrazione. Secondo l'accusa le fatture per la realizzazione dei lavori venivano gonfiate a dismisura o non avevano nessuna giustificazione. Il principale collettore dei soldi pubblici era la Sws, Student Work Service.

Il comandante dei vigili Jacobazzi è accusato di aver venduto, per compensi che si aggiravano intorno ai 4 mila euro ogni volta, informazioni riservate provenienti da banche dati di polizia ad un investigatore privato e di un tentativo di concussione ai danni di un suo sottoposto che aveva sanzionato il dehor di via Farini. Jacobazzi in questo caso aveva minacciato il vigile di trasferirlo. I soldi pubblici, che provenivano dal gonfiamento delle fatture per lavori mai eseguiti, erano utilizzati anche a fini privati per le ville di alcuni degli imputati.

"Abbiamo accertato delle distrazioni di fondi pubblici che ammontano a 470 mila euro - ha sottolineato il Procuratore Capo Gerardo Laguardia. Gran parte dei denati sottratti provenivano da Enìa: attraverso C Global, a cui erano affidati i servizi di manutenzione e del verde pubblico, era facile accordarsi con i privati che dovevano realizzare i lavori, allo scopo di gonfiare le fatture. Enìa era diventata una mucca da mungere non solo da parte di Tannoia che era coperto da Bertoli e da Moruzzi che gli ordinavano di effettuare dei pagamenti per operazioni che non avevano nessuna giustificazione. Per questa inchiesta sono state determinanti le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Il sistema della corruzione a Parma è molto diffuso". L'indagine non è ancora conclusa.

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