Borgo Paggeria dopo la rapina. I commercianti: "Terra di nessuno"

Dopo la rapina al negozio di tessuti Buratti una commerciante: "Vivo tutti i pomeriggi nel timore di ritovarmi qualcuno dietro la porta, non lo vedrei perchè col buio le luci non sono sufficienti". Le testimonianze di altri commercianti descrivono due persone che potrebbero essere responsabili della rapina

Una violenza efferata quella che ha dovuto subire il titolare del negozio di tessuti Buratti di Borgo Paggeria. I fatti risalgono allo scorso 26 febbraio quando, poco prima delle 19,00 due uomini sono entrati nel negozio approfittando della presenza dell'anziano solo, per il momentaneo allontanamento di sua figlia. I due in pochi istanti sono riusciti a immobilizzare al suolo l'anziano provocandogli ferite al volto e, nel mentre, a sottrarre il registratore di cassa. Pochi minuti per aggredire l'uomo e rubare l'incasso per poi dileguarsi tra i borghi.

Una situazione allarmante mai accaduta prima, ha reso noto la figlia del titolare, significativa perchè pone l'accento sull'assenza di sicurezza percepita anche dagli altri negozianti della zona. Dai commenti anche di altri esercenti che lavorano in Borgo della Paggeria, è emerso come sia percepito quotidianamente il problema sicurezza nel quartiere e in particolare nei borghetti antistanti la Ghiaia. Poca illuminazione, assenza di impianti di sicurezza che costringono i singoli esercenti a installare a proprie spese circuiti di video sorveglianza interni al negozio e presenza di resti di cantiere dai lavori della piazza contribuiscono a ridurre la sicurezza, lamentano i commercianti. "Mai episodi simili - racconta il dipendente di un esercizio commerciale del borgo- qualche piccolo furto lo abbiamo subito negli anni, è inevitabile, ma mai nulla del genere sinora".


I COMMENTI DEGLI ESERCENTI DELLA ZONA - Come sottolinea la dipendente di un altra attività storica del quartiere, il negozio di borse Ravella, "Vivo tutti i pomeriggi nel timore di ritovarmi qualcuno dietro la porta, non lo vedrei perchè col buio le luci non sono sufficienti. E' da tempo che abbiamo inviato lettere per chiedere interventi sull'illuminazione. Se viene qui la sera si potrà rendere conto che non c'è nessuno, già dalle sei del pomeriggio non c'è anima viva in giro, le luci sono poche, ci sono molte luci che non funzionano, su sollecitazioni siamo riusciti a farci sostituire due faretti qui nel borgetto che porta alla Ghiaia, ma non basta.

"Abbiamo qui affianco una scala totalmente buia, dove chiunque può appostarsi. Questo è un punto di fuga ideale per un ladro, poca illuminazione dalla via che ci collega con la Ghiaia, la scala qui a fianco è buia e già dalle sei di sera non si vede niente, in più in sei anni non hanno ancora rimosso la cabina in legno che è resto dei lavori della Ghiaia. Ci blocca l'accesso alla via e soprattutto può essere un luogo in cui appartarsi. Chi vuole può dileguarsi molto facilmente o nei borghetti o verso la Ghiaia prendendo poi il Ponte. Tutte le sere quando chiudo ho sempre paura di trovarmi qualcuno alla porta, infatti già dalle 18,30 mi chiudo dentro, aspettiamo tutti l'arrivo della bella stagione per far si che ci sia luce sino a più tardi, ma non si può lavorare con questa preoccupazione".

"Ci siamo messi d'accordo con gli altri negozianti della via per chiudere tutti insieme alle 19, è un modo per cercare di sentirci un po' più sicuri tra noi. Questo negozio è in piedi da 45 anni, prima era dei miei suoceri e ora ci lavoro io da anni, gli incassi sono davvero minimi, la mattina un po' di movimento ma il pomeriggio è deserto. Non ci sono controlli, non ci sono le righe blu e questo tratto di via è diventato un parcheggio selvaggio, anche perchè non passano mai i vigili a fare i controlli. Non vediamo mai forze dell'Ordine. Ci sentiamo terra di nessuno". Parere discordante quello del dipendente di un bar a pochi passi dal negozio di tessuti, che sottolinea: "Questo non deve diventare un allarme sicurezza perchè è successo qui ma poteva succedere ovunque in città, non ci sono mai stati casi simili che io sappia, non è una zona meno sicura di altre, è un problema generalizzato". Al momento dell'episodio della rapina, il dipendente del bar racconta di non essersi accorto di nulla sino all'arrivo dell'ambulanza per prestare soccorso all'anziano aggredito.

TESTIMONIANZA DI UNA COMMERCIANTE SUI POSSIBILI RAPINATORI - Tra le testimonianze raccolte tra gli esercenti spunta un dettaglio potenzialmente molto importante per le indagini. La dipendente del negozio di borse Ravella racconta: "Circa un'ora prima della rapina nel mio negozio sono entrate due persone sospette che potrebbero essere gli aggressori di Buratti. Erano due ragazzi giovani, alti, sembravano albanesi dal modo di parlare. Mi sono insospettita subito perchè sono entrati e hanno in poco tempo guardato tutto il negozio, mi hanno chiesto il prezzo di una borsa e sono andati via subito". Dalle testimonianze raccolte è emerso che stesse due persone siano entrate anche nel negozio a fianco, una bottega di generi alimentari, con lo stesso modus operandi, chiedendo un prezzo per poi uscire. Pochi passi dopo c'è l'esercizio Buratti. E' possibile che si tratti dei due rapinatori, che perlustrando i negozi della via si siano accorti della presenza delle telecamere nei primi due esercizi del borgo, per poi trovare un anziano solo nel negozio di tessuti e aggredirlo.

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