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Bullismo, il preside Pier Paolo Eramo: 'Perche comprare un I Phone 6 per la prima comunione?'

Dopo la pubblicazione su Facebook di una chat che lanciava l'allarme pubblicamente, abbiamo intervistato il preside: "Non è possibile regalare un I Phone 6 per la prima comunione a un bambino che non ha gli strumenti per usarlo, senza poi seguirlo nell'approccio al mondo della rete. Spesso i ragazzi la sera si chiudono in camera a chattare o a navigare senza che i genitori si preoccupino di quello che accade"

Ieri, 1 dicembre, aveva pubblicato sulla pagina Facebook della sua scuola alcuni stralci di una chat avvenuta via WhatsApp tra alunni delle medie. Una chat che chiaramente lanciava l'allarme sul problema del bullismo, presente anche all'interno dell'Istituto comprensivo Sanvitale/Fra Salimbene. Oggi Parmatoday intervista il preside dell'Istituto, Pier Paolo Eramo, per comprendere la sua scelta.

Preside ha scelto questo metodo pubblico e come è arrivato alla scelta?

"Al di là di quello che facciamo nella scuola, ad esempio il dialogo con le famiglie, il supporto di uno psicologo, gli incontri con la polizia postale, credo che il bullismo sia un problema che non può essere risolto se non lo si affronta come comunità. Ho deciso di prendere un esempio di una delle tante cose che girano per dire basta. Basta ai ragazzi e per coinvolgere i genitori e gli adulti. In fondo io mi occupo di tutelare i minori e non voglio fare polemica, voglio che a casa si occupino dei figli. Non è possibile regalare un I Phone 6 per la prima comunione a un bambino che non ha gli strumenti per usarlo, senza poi seguirlo nell'approccio al mondo della rete. Spesso i ragazzi la sera si chiudono in camera a chattare o a navigare senza che i genitori si preoccupino di quello che accade. Sarebbe utile, invece, che ad esempio la sera si spegnesse il cellulare”.

C'è attenzione da parte delle famiglie nel dialogo con la scuola?

Di solito c'è più attenzione da parte delle famiglie delle vittime, spesso c'è sottovalutazione invece quando la scuola segnala un problema, anche magari riguardante la navigazione su siti porno, non necessariamente legata al bullismo. Basta che nella classe, ad esempio, ci sia uno che si comporta in un determinato modo che anche i compagni imparano o a segnalare o a emulare determinati comportamenti.

Gli studenti nel suo Istituto usano chat di gruppo anche per relazionarsi con gli insegnanti?

No, noi abbiamo internet e lo regolamentiamo, diamo la possibilità di utilizzare mezzi tecnologici, ma sempre sotto la supervisione degli insegnanti che guidano i ragazzi nell'utilizzo. Così come sarebbe bene che si facesse a casa.

Da che età possono verificarsi fenomeni del genere?

Abbiamo notato che già dalla 4ª o 5ª elementare i bambini iniziano ad utilizzare smartphone o tablet e che a volte questo può creare problemi. In 2ª media però abbiamo riscontrato un boom per quanto riguarda i fenomeni di bullismo on line. In quel momento si attraversa un età difficile e di cambiamento ed è necessario che le famiglie e gli insegnanti seguano i ragazzi nel loro percorso di educazione".

Intanto sulla pagina di Facebook dell'Istituto sembrano essere molti i sostenitori del preside Eramo. Tra genitori, ex alunni e cittadini di Parma, centinaia postano messaggi di approvazione per la sua scelta ed attestati di stima. Sulla pagina, inoltre, sta nascendo un dialogo aperto sul bullismo, anche quello on line, con un confronto aperto ma molto pacato e civile.
 

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