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La bicicletta di Andrea Giavarini dopo l'incidente

La bicicletta di Andrea Giavarini dopo l'incidente

Ciclista investito ed ucciso, i legali: "L'assicurazione ha negato il risarcimento, per loro è solo colpa sua"

Il 34enne Andrea Giavarini è stato investito mortalmente a San Secondo il 21 dicembre del 2016: "Per veder riconosciuta un po’ di giustizia ad Andrea, che al momento è il primo ciclista in Italia ad essere morto - dopo essere stato tamponato - esclusivamente per colpa sua, i suoi cari dovranno rivivere di nuovo tutto il dramma in un’altra aula di tribunale"

Il 21 dicembre del 2016 verso le ore 22 Andrea Giavarini, un 34enne di San Secondo Parmense è stato investito mortalmente da un'auto mentre si trovava a bordo della sua bicicletta. La Procura di Parma aveva aperto un procedimento penale per omicidio colposo a carico dell'automobilista, poi archiviato dal Pubblico Ministero Umberto Ausiello in accordo con il Gip Alessandro Conti: la bici non aveva il fanalino posteriore e quel tratto di strada, in aperta campagna, non era illuminato. I famigliari di Andrea non si sono opposti all'archivizione e speravano in una giustizia almeno sul piano civile. La compagnia di assicurazione dell'auto ha negato qualsiasi richiesta di risarcimento per danni: la richiesta era stata fatta da Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. Si legge in una nota:

In genere chi tampona ha torto o, quanto meno, una buona percentuale di colpa, tanto più se provoca un incidente mortale. Qui no. Le responsabilità le si vuole far ricadere tutte sulla vittima, per di più un ciclista, e sulla strada poco illuminata. E l’investitrice? Non c’entra nulla. Andrea Giavarini, appena 34 anni, di San Secondo Parmense, è come se lo avessero ucciso due volte, e con lui i suoi familiari, che da un anno e mezzo lottano per ottenere un briciolo di giustizia e che dallo scorso settembre, per questo, si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. 

Dopo l'incidente mortale la Procura aveva aperto un'inchiesta per la morte di Andrea Giavarini, poi archiviata. 

La Procura di Parma ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo a carico della automobilista, che tuttavia lo scorso mese di giugno è stato sorprendentemente archiviato: secondo il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, il dott. Umberto Ausiello, che ha richiesto l’archiviazione poi accordata dal Gip, dott. Alessandro Conti, non sarebbero sussistite responsabilità penali in capo all’indagata in quanto, in buona sostanza, la bici non aveva il fanalino posteriore e quel tratto di strada in aperta campagna era privo di illuminazione. Al di là delle tante perplessità che desta questo provvedimento, nei confronti del quale il legale che seguiva inizialmente i familiari della vittima non ha presentato opposizione, come invece sarebbe stato opportuno, i congiunti di Andrea Giavarini speravano quanto meno in una giustizia sul piano civile, in considerazione della totale autonomia dei due giudizi e delle diverse finalità ai quali sono improntati. 

Oltre a questo per i famigliari è arrivata anche la notizia che la compagnia di assicurazione non ha intenzione di accettare la richiesta di danni patrimoniali e non, presentata da Studio 3A 

Ma la compagnia di assicurazione della vettura ha denegato qualsiasi richiesta di risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti presentata da Studio 3A per conto dei propri assistiti, trincerandosi dietro il decreto di archiviazione del procedimento penale e disconoscendo anche un minimo concorso di colpa da parte della propria assicurata. Per far valere i loro diritti, i familiari della vittima sono stati quindi costretti a presentare una citazione in causa contro l’investitrice e contro la compagnai di assicurazione dinanzi al Tribunale ordinario di Roma, anche per ristabilire un po’ di verità sulla dinamica di un incidente che grida vendetta e le cui responsabilità maggiori sono evidentemente in capo all’automobilista. Nell’atto di citazione, tra le altre cose, si sottolinea come l’assenza del fanalino posteriore della bicicletta e la totale mancanza di un sistema di illuminazione stradale non possano costituire una “esimente”, non fosse altro perché un automobilista che aveva superato pochi istanti prima il 34enne, e di cui è stata raccolta la testimonianza, si era avveduto della sua presenza, l’aveva tranquillamente evitato né aveva segnalato alcuna andatura anomala da parte sua: il povero Andrea Giavarini procedeva regolarmente a bordo strada e non aveva compiuto alcuna manovra improvvisa, come potrebbe essere un attraversamento o un’immissione da una laterale. E d’altra parte la stessa automobilista ha avuto a dichiarare, semplicemente, di non averlo visto, confermando peraltro come procedesse tenendo strettamente la propria destra. Infine, anche laddove sia carente la pubblica illuminazione, i fari di un’auto, che nello specifico risultavano del tutto funzionanti, consentono comunque di vedere anche oggetti privi di segnalazione con ampio anticipo. Qui invece l’automobilista non ha tentato alcuna frenata né sterzata, a riprova di come andasse a una velocità troppo sostenuta o non commisurata alle condizioni relative alla strada e all’ora tarda, oppure non prestasse la dovuta attenzione a ciò che avveniva davanti a sé.

Tutte considerazioni di cui però la compagnia di assicurazione non ha minimamente tenuto conto: la compagnia non ha neppure ritenuto di aderire alla procedura di negoziazione assistita per cercare di raggiungere una soluzione extragiudiziale. Per veder riconosciuta un po’ di giustizia ad Andrea, che al momento è il primo ciclista in Italia ad essere morto - dopo essere stato tamponato - esclusivamente per colpa sua, i suoi cari dovranno rivivere di nuovo tutto il dramma in un’altra aula di tribunale. E chissà per quanti mesi ancora.

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