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LA TESTIMONIANZA

"Da sabato siamo chiusi in ospedale per rimanere al sicuro"

La testimonianza di Franco Masini, medico parmigiano che opera in Sudan per Emergency

Sono ''più di 330 i morti finora'' in Sudan ''e circa 3.200 i feriti'' negli scontri in corso da sabato tra l'esercito di Khartoum e il gruppo paramilitare delle Forze di supporto rapido (Rsf). Lo rende noto tramite Twitter il direttore generale dell'Organizzazione mondiale dalla Sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus. È testimone degli scontri che in queste ore stanno sconvolgendo il paese anche il medico parmigiano Franco Masini che da 10 anni è in Sudan dopo una lunga attività come direttore dell'Unità Coronarica di Parma.

Masini si trova a Khartoum, e alla Stampa ha raccontato gli attimi di terrore che è costretto a vivere assieme al resto della popolazione. Per ragioni di sicurezza sono stati sospesi gli interventi chirurgici: "Sentiamo il boato di esplosioni a pochi metri da noi - ha spigato a La Stampa il coordinatore medico del Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency - da sabato mattina stiamo chiusi in ospedale per rimanere al sicuro. Il Paese era già vessato da una crisi economica in costante peggioramento per l'aumento del tasso di cambio e dei prezzi, ma non ci aspettavamo l'esplosione di un conflitto. Non immaginavamo di trovarci in una tragedia simile. Con medici, infermieri, tecnici curiamo persone che arrivano da trenta paesi africani. Ora operiamo solo le emergenze per non dover ricorrere alla terapia intensiva e perché, anche se siamo ancora autonomi per le trasfusioni, cominciamo ad avere carenze di derivati del sangue, di piastrine. Siamo in una zona decentrata, vicina a un ponte sul Nilo conteso dalle due fazioni in lotta. Continuiamo a occuparci dei nostri malati - spiega Masini -. Abbiamo sempre curato tutti, senza far distinzioni politiche, religiose o di etnia. Le autorità governative ci riconoscono questo ruolo e non abbiamo dimostrazioni di ostilità da parte dei ribelli".

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