Distacchi delle utenze, chiesto il Tavolo di concertazione. Ma la Rete Diritti in Casa non c'è

Il percorso per la richiesta del Tavolo di concertazione è proseguito in assenza delle sigle che avevano dato vita alla protesta che portò le famiglie in difficoltà ad occupare gli uffici di Iren

Dopo la protesta della Rete Diritti in Casa e dell'Assemblea No Inceneritori all'interno degli uffici Iren contro i distacchi di luce e gas alle famiglie povere, finita con lo sgombero e 25 pesanti denunce a carico degli attivisti, la multiultility aveva aperto un canale di dialogo con i manifestanti che si era sostanziato in alcuni incontri preliminari, a cui avevano preso parte anche la parlamentare del Pd Patrizia Maestri e il senatore Giorgio Pagliari. Prove di dialogo che avevano prodotto sue moratorie sui distacchi. Il percorso per la richiesta di un Tavolo di concertazione è proseguito in assenza delle sigle che avevano dato vita alla protesta ma con altre sigle di associazioni, tra cui Insurgent City e la Commissione di Audit che stamattina, insieme ai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto alle Istituzioni un Tavolo di concertazione su crisi e tutele sociali. 

"Parma vive il suo ottavo trimestre consecutivo di recessione -si legge in una nota dei promotori- che ha lasciato sul terreno molte vittime. Il fallimento di aziende di piccole e medie dimensioni, strozzate dalla chiusura del credito, la selvaggia contrazione occupazionale del comparto dei servizi che nella regione aveva consentito di reggere la prima ondata della crisi, la perdita di 1.700 posti di lavoro nel 2013 con la prospettiva di oltre 2000 posti in meno nel 2.014, l’aumento del 46% di iscrizione alle liste di mobilità e del 300% circa di ricorso alla CIG delineano uno scenario di impoverimento generalizzato che rischia di investire un numero davvero rilevante di famiglie nella nostra città.

Questi dati si intrecciano peraltro con quelli relativi all’aumento delle situazioni di morosità da parte delle tante famiglie, che non riescono più a pagare gli affitti o le rate dei mutui delle loro abitazioni, né le tariffe dei servizi pubblici i cui costi gravano molto pesantemente sui ceti meno abbienti. IREN ha ricevuto oltre 15.000 domande di rateizzazione del pagamento delle bollette e patisce una quantità ingentissima di contratti insoluti, mentre il Comune di Parma fa fronte a oltre 1.500 famiglie che non sono in grado di pagare i servizi fondamentali.

Il quadro che si profila all’orizzonte non è più quello di una povertà marginale e residuale, ma di un problema sociale di vaste proporzioni, aggravato dalla sempre maggiori difficoltà di intervento della mano pubblica e del suo tradizionale ruolo tutorio e perequativo, anche per effetto della riduzione dei trasferimenti dello stato agli enti locali e di incertezza normativa. Tale impoverimento è la conseguenza dei danni prodotti da un sistema economico finanziario, che ripone le sue prospettive di ristrutturazione della crisi in processi di ininterrotta privatizzazione delle risorse e dei beni che dovrebbero essere comuni, nel processo di amplia­mento di ciò che è a mercato e garantisce profitti. Funzionale a tutto questo è lo smantellamento di ciò che resta dei sistemi di welfare, la riduzione di servizi e prestazioni, sinora garantiti dalle istituzioni pubbliche. 

A Parma un ingente e dissennato indebitamento dei cittadini in nome di grandi opere inutili, le devastazioni territoriali e urbane che mercificano l’ambiente e la salute pubblica, le speculazioni immobiliari hanno svuotato le casse municipali e prodotto una poderosa sottrazione di risorse dal patrimonio pubblico a beneficio del lucro di speculatori privati. In questo contesto, le grandi disuguaglianze di tipo economico e sociale che attraversano anche la nostra città obbligano a interrogarsi sui processi in atto per trovare risposte alle sperequazioni perpetrate a danno di sempre più vasti gruppi sociali, su cui vengono scaricati i costi della crisi, nella prospettiva di:- andare verso un forte sistema di governo pubblico, che programmi interventi sociali, anche nella prospettiva di evitare la tendenza alla privatizzazione dei beni comuni;- ridefinire ruolo e struttura di una reale politica di welfare, che potenzi le ridotte tutele sociali esistenti, ma instauri al contempo nuovi paradigmi di intervento, capaci di contrastare i processi sperequativi in atto, nella direzione di una maggiore equità. 

La denuncia pubblica dei tagli delle utenze ad opera di famiglie incolpevolmente morosee di esponenti di gruppi e movimenti attivi nella società civile, ha imposto all’attenzione il problema dell’accesso di tutti ai servizi indispensabili, dei loro costi e dell’incidenza sempre più gravosa sui redditi medio bassi, della necessità di garantire una loro erogazione minima di sopravvivenza. Al centro del dibattito deve essere posto l’irrinunciabile diritto per tutti a una vita dignitosa, e dunque, a partire dai diritti negati, aprire un confronto che parta dalla crisi, e affronti l’improcrastinabile questione delle tutele sociali, per raggiungere una più equa distribuzione delle ricchezze. Obiettivo prioritario è quello di garantire a tutti l’accesso ai servizi elementari e fondamentali, attraverso l’erogazione del minimo garantito di luce, acqua, gas e riscaldamento. Al centro tuttavia del confronto va posta la necessità di individuare nuove tipologie tariffarie più eque, legate ai redditi (tariffe sociali).

È pertanto necessario aprire un Tavolo di confronto sulle tutele sociali allo scopo di giungere a un sistema di rilevazione puntuale e tempestiva dei bisogni, a tutt’oggi in parte sommersi; conferire al governo del welfare una struttura aperta e inclusiva, promuovendo forme di ampia partecipazione, che investano destinazione e priorità degli interventi e politiche attive di riduzione della disuguaglianza; coinvolgere tutti i soggetti sociali del territorio nell’elaborazione di proposte, che siano espressione di un’intelligenza collettiva; privilegiare tra i soggetti sociali quelli che sono portatori di interessi e di bisogni sensibili (pensionati, immigrati, cassintegrati, disoccupati, sfrattati, precari...);allargare il confronto dall’ambito locale a quello regionale e nazionale, attraverso il coinvolgi­mento dei rappresentanti del Comune, della Provincia, della Regione e del Parlamento italiano".

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CGIL, CISL e UIL di Parma, Commissione Audit Debito Pubblico, CIAC, Rete Dormire Fuori, comunità Senegalese di Parma e Provincia, Perché No?, Coordinamento Acqua Pubblica Parma, Liberacittadinanza, Insurgent City.

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